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BeReal, il social network della “vita vera”: la nuova sfida della generazione Z

Volevamo essere sempre connessi, ma siamo diventati solo più nervosi, insoddisfatti e distanti. Ora la generazione dei giovanissimi cerca approcci differenti al concetto di social network e qualcuno li ascolta.

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Le piattaforme social ci hanno abituato alla possibilità di condividere, fra le altre cose, immagini e video relativi alla nostra vita, più o meno intriganti e coinvolgenti. Il limite è solo, o quasi, in quel che vogliamo mostrare ai nostri follower.

Ma se avessimo a disposizione solo una finestra di tempo molto piccola in cui poter scattare e postare una foto sul nostro profilo social?

Questa è l’idea alla base di BeReal, l’ultima di una lunga serie di app per la condivisione di foto sui social media. A differenza di Instagram, BeReal consente agli utenti di pubblicare solo una volta al giorno, a un’ora precisa, scelta dalla stessa app. L’ora prescelta cambia ogni giorno, ma ogni utente BeReal riceve la notifica nello stesso momento, a seconda del proprio fuso orario (in questo momento, i fusi orari americani ed europei sono gli unici disponibili).

Una volta ricevuta la notifica che recita “It’s time to be real”, si hanno solo due minuti per caricare due immagini, una foto di se stessi e una dell’ambiente circostante, scattate in contemporanea attraverso la doppia fotocamera del telefono.È possibile commentare i post degli amici o reagire con “RealMojis” (selfie che imitano emoji), ma non ci sono likes e soprattutto, non esistono filtri.

Image credit: images everywhere

La pubblicazione giornaliera può avvenire anche molto dopo la ricezione della notifica, ma l’app punisce l’utente ritardatario, mettendo ben in evidenza quante ore dopo si è scelto di pubblicare la foto.BeReal scoraggia anche i cosiddetti lurker, i membri di una community che sbirciano nei profili altrui, senza mai partecipare in maniera attiva. All’interno del nuovo social non è possibile vedere lo scatto BeReal del giorno di nessun altro finché non si pubblica il proprio.

La nascita

La società parigina dietro BeReal è stata co-fondata nel 2020 da Kévin Perreau e Alexis Barreyat, che hanno raccolto finanziamenti per 30 milioni di dollari da alcune società statunitensi, tra cui Andreessen Horowitz, Accel Partners e DST Global.

Barreyat, che è stato precedentemente un video maker per GoPro, afferma di aver voluto creare BeReal come risposta alla realtà patinata e sopra le righe che raccontava tutti i giorni nei suoi video. Dopo aver lavorato a stretto contatto con decine di influencer allo scopo di spettacolarizzare la loro vita, ha sentito la necessità di dare alle persone un mezzo per raccontare la realtà nella sua banalità quotidiana.
L’offerta di autenticità di BeReal ha trovato subito risposta positiva fra i giovani utenti in Francia, dove è stata sviluppata, diventando una delle prime 10 app di social media lo scorso marzo, con grande sorpresa dello stesso Barreyat.

image credit: Twitter

Come scritto nel tweet il risultato di BeReal è stato raggiunto “senza spendere un solo dollaro in marketing e acquisizioni”.Tra Gennaio 2021 e Febbraio 2022, BeReal ha ottenuto quasi 4 milioni di download a livello globale su App Store e Google Play, secondo i dati di Sensor Tower, di cui quasi il 30% di questi è arrivato a Febbraio 2022.

Image credit. Bloomberg

BeReal va all’università

Dopo la fiammata francese, BeReal approda oltreoceano e da un paio di mesi spopola all’interno dei campus americani.L’app ha cominciato anche a cercare di attrarre utenti attivamente, puntando proprio alle università statunitensi: organizza e promuove feste all’interno dei campus e ha lanciato una call per ambasciatori del brand. “I nostri ambasciatori possono far parte della prossima start-up unicorno”, si legge nel loro Ambassadors program.

Image credit: Fastweb

La mossa ha senso. L’ambiente universitario americano, con le sue dinamiche di campus e confraternite, è un terreno fertile ineguagliabile per veder attecchire dinamiche di questo genere: un gruppo di giovani adulti a stretto contatto fra di loro, per la prima volta lontani da casa, in un contesto comune, condiviso e  riconoscibile da tutti. Non sarebbe il primo caso di successo, Snapchat è emerso in un dormitorio universitario a Stanford e forse l’esempio più famoso è proprio Facebook, nato come rubricario per gli studenti di Harvard.

Ma è solo la novità ad attrarre, o c’è qualcosa di più?L’idea di fondo dell’app è che dando agli utenti un tempo brevissimo per decidere se mettere in piazza o meno le loro vite, si otterrà un risultato di divertente spontaneità, o nel peggiore dei casi, indifferenza. Evitando in ogni caso quell’effetto di insoddisfazione e inadeguatezza negli utenti che gli attuali social network sembrano instillare.

image credits: Protocol

Nelle informazioni di benvenuto dell’app si legge “BeReal è vita Reale, e questa vita è senza filtri”; la generazione Z, prima delle altre, si è stufata delle impalcature e delle illusioni che ci raccontano le immagini dei social network.
A questi ragazzi piace condividere i momenti banali prima che quelli epici, e l’uso che fanno della piattaforma ne è la conferma. BeReal viene scaricata e utilizzata in gruppi ristretti, vivendola grossomodo come una chat di amici che una volta al giorno condividono un frammento di vita. Solo se conosco una persona posso trovare interessante vederla per l’ennesima volta sotto al piumone o alle prese con l’esame di diritto, in effetti…

Parliamo di Finsta

Finsta e il photo dump di Instagram avevano del resto già preannunciato questo fenomeno.

“Finsta” sta per fake Instagram e non è altro che un account personale privato, in aggiunta a quello pubblico, di cui solo pochi amici selezionati hanno accesso ai contenuti.
Il fenomeno Finsta è esploso sul finire del 2018, dopo l’inarrestabile mutazione di Instagram da semplice social di foto a passerella di moda, tabloid e grande magazzino. Celebrities e personaggi in vista, con profili dedicati alla loro immagine pubblica hanno cominciato ad aprire profili paralleli, dove condividere immagini meno patinate della loro vita, goffe, intime, buffe, in teoria dedicate a un pubblico più ristretto di amici e familiari.

Image credits: Merodea

Un Finsta assomiglia allo sviluppo di un vecchio rullino fotografico, una serie di immagini casuali, a volte accidentalmente divertenti, spesso sfocate. Certo, il rullino della vita della modella Bella Hadid non sarà mai paragonabile a quello di uno studente di fisica qualsiasi, con il risultato che il Finsta della Hadid, con sole 8 immagini scattate durante il suo viaggio in Giappone, ha ben 30 mila follower, per non parlare di quello della sorella, Gigi Hadid, con  437 mila follower, numeri simili ad altri Finsta famosi, che di intimo e privato hanno ben poco.

Il photo dumping si basa sullo stesso principio e il termine “dump”, letteralmente “discarica”, esprime bene la modalità di utilizzo che ha preso piede dall’estate del 2021. Sfruttando la funzione carosello di Instagram gli utenti hanno cominciato a caricare blocchi di foto non particolarmente curate che raccontano un’esperienza, un viaggio, un evento.

La tendenza in parte è figlia della pandemia: sì, siamo andati in vacanza, e vogliamo dirlo a tutti. In parte racconta del desiderio di spontaneità che sta cavalcando BeReal.

Image Credits: Insidehook

Tutti insieme!

Il principio di BeReal, una volta al giorno tutti insieme, ricorda molto un altro fenomeno del momento, quello di Wordle e dei vari spin off derivati. 

La semplicità del gioco è vincente, ma ci sono altri due fattori che rendono questi passatempi così coinvolgenti: la sensazione di fare qualcosa tutti insieme, allo stesso modo, dovunque siamo e il valore dell’esperienza singola, non ripetibile e quindi senza possibilità di creare dipendenza.

Sfidiamo gli amici, condividiamo il risultato sui social e interagiamo con chi ha affrontato la stessa sfida giornaliera. Non sarà come fare due chiacchiere davanti a un caffè, ma in qualche modo abbiamo giocato insieme e il piacere dell’interazione è soddisfatto.

Connessione senza assuefazione, questa è la base su cui si fondano, proprio quello che nelle altre piattaforme social sembra funzionare al contrario.

Image credits: Nssmag

Diversi universitari americani hanno confermato questo effetto piacevole. Lindley, studentessa della Lehigh University intervistata da Bloomberg afferma che non si aspettava di diventare un utente così regolare quando ha scaricato l’app due mesi fa, ma le piace che BeReal sia genuino e non le prenda troppo tempo. Soprattutto, le piace l’aspetto di routine nel condividere una volta al giorno: “C’è soddisfazione nel farlo solo una volta”, afferma Lindley.
BeReal fa sentire i ragazzi della Gen-Z un po’ più vicini, dovrebbe essere il traguardo di ogni social network, ma ormai sappiamo bene come l’effetto di Instagram, Facebook e gli altri stia andando nella direzione opposta, facendoci sentire tutti un po’ più soli.

L’EDICOLA
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Real, really?

Ma non mancano ovviamente appunti e disappunti: reale, in che senso?

È vero che scrollare il telefono nel letto, dal divano o durante il lavoro è una parte “reale” dell’esistenza umana che non viene catturata con precisione da altri social media. Ma a BeReal manca tutta una gamma di attività potenzialmente più interessanti che sono difficili da catturare, come correre, nuotare, arrampicare, andare al cinema o al teatro, rilassarsi in una spa, discutere animatamente. Per non parlare di matrimoni, nascite, lauree, occasioni in cui presumibilmente non si ha alcuna voglia di verificare le notifiche del telefono.

Insomma, il paradosso è ricorrente: se non prendiamo il telefono in mano, quel momento resterà solo nei nostri ricordi, ma se decidiamo di immortalarlo e condividerlo lo stiamo veramente vivendo appieno?

Instagram e gli altri social potrebbero non raccontare ogni aspetto della realtà, ma la scelta di cosa mostrare è in mano gli utenti e per quanto ritoccate e filtrate possano essere, quelle immagini rappresentano esperienze ugualmente vere e forse più stimolanti di pantofole e doppi menti.

La verità a cui la Generazione Z sta arrivando rapidamente, è che realtà e social network non possono coesistere senza stabilire qualche compromesso su cosa è reale e cosa no. 


Ci leggiamo presto!

Sempre più grandi, grazie a Te.

Cara lettrice e caro lettore, se fai parte delle venticinquemila persone che ogni mese sceglie di leggere La Gazzetta Del Pubblicitario per informarsi, arricchirsi o divertirsi, questa lettera è per te…


Image credits cover: BeReal

Silvia Tagliaferri

silvia.tagliaferri@lagazzettadelpubblicitario.it

Misuro i miei anni in Topolino (sono nata intorno al numero 1621, fate voi...), per l'altezza basta metterne sei o sette impilati in verticale. Folgorata dall'amore per l'adv con la pubblicità delle Morositas anni 90, da allora cerco di Prenderla Morbida e conciliare più passioni in un'unica vita. Stilista di giorno, copywriter di notte, editor a ore pasti.

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