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Russia
A cura di Redazione

La lista dei brand internazionali che hanno chiuso il loro mercato alla Russia

Dopo l’invasione dell’Ucraina, numerosi brand internazionali hanno deciso di allontanarsi dal mercato russo in segno di disappunto. Abbiamo raccolto la lista dei principali, in quest’articolo.

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Con l’invasione dell’Ucraina, il presidente russo Vladimir Putin ha condannato il paese all’isolamento su diversi fronti

Dato il rischio politico legato alla collaborazione con Mosca, l’indignazione verso tutto quello che sta accadendo in questi giorni e le varie sanzioni poste da parte degli Stati Uniti e dall’UE, molte aziende internazionali si stanno rifiutando di operare sul mercato russo. Esistono anche casi in cui, come sempre quando l’Occidente sanziona l’economia di una nazione, arrivano puntuali le contro-sanzioni, limitando l’operato delle imprese russe nei paesi dell’UE negli USA.

Ecco la lista aggiornata di tutti i principali marchi che hanno tagliato i ponti con il Cremlino.

APPLE

Apple ha deciso di bloccare le vendite dei propri prodotti, tra cui ovviamente l’iPhone, in Russia. L’azienda ha anche affermato di stare apportando modifiche alla sua app “Mappe” con lo scopo di proteggere i civili in Ucraina e ha introdotto delle misure per evitare che la Russia possa usare i propri prodotti a suo vantaggio. Seguendo questa linea, la Mela sta anche rimuovendo le applicazioni Russia Today News e Sputnik News, due dei più famosi media statali russi, dagli App Store al di fuori della Russia. 

ADIDAS

Adidas ha annunciato la sospensione della sua partnership con la Federazione Calcistica Russa, un accordo a lungo termine firmato nel 2008. 

Il marchio si unisce alla decisione precedentemente intrapresa da UEFA e FIFA, che hanno eliminato i club e la nazionale russa dalle proprie competizioni. Nel 2020, le entrate derivanti dal mercato russo ammontavano al 2,9%, ossia 584 milioni di euro, sul totale ricavato dal brand.

NIKE

Nike, un altro grande brand sportivo, ha disabilitato in Russia la possibilità di acquistare i propri prodotti online, in quanto non può garantire la consegna ai clienti del paese. Al contrario però il pubblico può ancora avere accesso ai tanti store presenti nel paese.

DELTA AIR LINES

Delta Air Lines ha sospeso un accordo di co-marketing stipulato con Aeroflot, la compagnia di bandiera russa. Questa sospensione comporta l’impossibilità per Delta di vendere i biglietti di Aeroflot per voli da New York e Los Angeles. La compagnia di Atlanta, inoltre, insieme ad altre più compagnie di trasporti aerei internazionali negli USA non potranno volare in Russia.

BOEING

Boeing ha sospeso la manutenzione e il supporto tecnico per le compagnie aeree russe, rispettando le restrizioni europee e statunitensi. Tra queste limitazioni rientrano ad esempio il leasing, l’esportazione di nuovi aerei e la fornitura di parti.

SNAPCHAT

Snapchat ha deciso di bloccare tutte le inserzioni provenienti da entità russe e bielorusse in Russia, Bielorussia e Ucraina. La società, inoltre, ha affermato di non accettare entrate da entità controllate dallo Stato russo. L’applicazione, però, sarà ancora accessibile nei tre paesi essendo un utile mezzo di comunicazione.

Il brand offre anche aiuti umanitari: 15 milioni di dollari per organizzazioni a sostegno dell’Ucraina e assistenza di emergenza per il trasferimento dei propri dipendenti ucraini.

REDDIT

Anche Reddit si è opposta alla Russia mettendo “in quarantena” le due community r/Russia e r/RussiaPolitics per evitare manipolazione di informazioni. Provando ad accedervi compare un messaggio contenente la dicitura “This Community contains a high volume of information not supported by credible sources” (“Questa comunità contiene un alto numero di informazioni non supportate da fonti affidabili”).

credits: Reddit

SHELL, ENI ED EQUINOR

La multinazionale britannica Shell ha comunicato la fine della partnership con Gazprom, gigante del gas sotto il controllo dello Stato russo. La società ha anche detto di voler mettere fine al suo coinvolgimento nel progetto Nord Stream 2.

Esattamente come Shell, anche Eni si sottrae dalla partnership con Gazprom nel gasdotto Blue Stream. Un portavoce della società ha tenuto a precisare anche che l’attuale presenza di Eni in Russia è marginale. 

Allo stesso modo la società energetica norvegese Equinor ha annunciato che inizierà a ritirare le sue joint venture in Russia del valore di circa 1,2 miliardi di dollari.

BRITISH PETROLEUM

British Petroleum, il gigante petrolifero britannico, ha deciso di uscire dalla sua partecipazione azionaria nella russa Rosneft. Questa scelta potrebbe portare alla società una svalutazione di 25 miliardi di dollari (il titolo in borsa ha già perso il 7%).

L’amministratore delegato di BP Bernard Looney ha affermato:

“L’attacco della Russia in Ucraina è un atto di aggressione che sta avendo tragiche conseguenze nell’area. La decisione che abbiamo preso come consiglio di amministrazione non è solo la cosa giusta da fare, ma è anche nell’interesse di lungo termine di BP”

FEDEX, UPS E DHL

Le tre società logistiche hanno deciso di sospendere le loro attività non solo in Russia ma anche in Ucraina. 

FedEx ha annunciato sul proprio sito: 

“Stiamo monitorando da vicino la situazione e abbiamo piani di emergenza in atto, compresa la sospensione temporanea dei servizi in entrata e in uscita verso l’Ucraina e il servizio in entrata verso la Russia fino a nuovo avviso” 

Oltre a questa scelta, la società di spedizioni statunitense ha anche annunciato la sospensione della garanzia di rimborso per tutta l’Europa fino a nuovo avviso. 

UPS invece ha annunciato il blocco temporaneo dei servizi in Ucraina per ritiri e consegne, oltre alle spedizioni internazionali in Russia.

La tedesca DHL ha affermato a sua volta la decisione di sospendere alcuni suoi servizi nel territorio ucraino e russo a causa del conflitto tra i due paesi.

BANCA HSBC

La più grande banca europea HSBC ha scelto di chiudere le sue filiali in Russia e interrompere le sue relazioni con una serie di banche russe, rispettando in questo modo le sanzioni occidentali.

MASTERCARD E VISA

Visa e Mastercard hanno bloccato diverse istituzioni finanziarie russe dalla loro rete, seguendo il filone delle sanzioni governative. Il risultato è stato immediato: a Mosca è praticamente impossibile effettuare un pagamento con carta di credito, non solo online ma anche nei locali della città. Purtroppo, questi ordini sanzionatori internazionali, stanno colpendo anche i cittadini comuni.

GOOGLE E MICROSOFT

Google, come altre grandi aziende tecnologiche, ha bloccato le applicazioni mobile collegate all’editore russo finanziato dallo Stato Today News, che da adesso in avanti non apparirà più in sezioni come Google News, evitando che possa così diffondere informazioni false. RT News e altri canali russi, inoltre, non potranno più ricevere denaro per gli annunci su siti web, applicazioni e video YouTube. 

Sempre sulla stessa linea, Microsoft sta rimuovendo le applicazioni di Russia Today News dal suo Windows App Store. Inoltre,  ha vietato gli annunci sui media sponsorizzati dallo Stato russo, tra cui anche Sputnik News, e sta prendendo provvedimenti per ridurre l’esposizione degli utenti alla propaganda russa.

META

Sulla linea di altre società come Google, il gruppo Meta ha impedito la diffusione dei contenuti prodotti da media statali russi, come Russia Today e Sputnik News, nel timore della diffusione di informazioni false. La multinazionale di Zuckerberg ha vietato a questi media di pubblicare annunci o monetizzare sulle sue piattaforme. Il gruppo ha istituito, inoltre, un centro operativo speciale composto da esperti di tutta l’azienda, compresi madrelingua russi e ucraini, per monitorare e rimuovere i contenuti che violano gli standard e le linee guida della comunità.

Sempre per impedire la diffusione di fake news, la compagnia sta avvisando gli utenti quando cercano di condividere immagini relative alla guerra con foto obsolete o fuorvianti che potrebbero essere prese per vere. Meta, in aggiunta, sta raggruppando i contenuti relativi allo scontro in un unico luogo per renderli più accessibili a chiunque, aggiungendo anche etichette di avvertimento a quei contenuti valutati falsi dal sistema.

TWITTER, YOUTUBE E TIKTOK

Esattamente come Meta, anche Twitter ha bloccato per le stesse ragioni i due media russi Russia Today e Sputnik News. La società ha anche avviato una campagna di donazioni a organizzazioni verificate che supportano i rifugiati ucraini in cerca di riparo e sicurezza.

Anche YouTube e TikTok sono intervenuti per limitare i canali mediatici russi di proprietà statale per fermare la diffusione della propaganda.

SPOTIFY

Il servizio musicale Spotify ha chiuso a tempo indeterminato i suoi uffici a Mosca. In linea con gli altri brand, la società ha anche posto delle limitazioni ai media dello Stato russo e ha eliminato tutti i contenuti della propaganda russa postati sulla piattaforma dall’inizio della guerra ad oggi.

FORD E HARLEY-DAVIDSON

Ford ha sospeso le sue attività in Russia fino a data da destinarsi. In modo simile il produttore di motociclette Harley-Davidsonha sospeso le spedizioni delle sue moto in Russia.

VOLVO, GENERAL MOTORS, VOLKSWAGEN E RENAULT

La casa automobilistica svedese Volvo sta sospendendo le spedizioni di veicoli verso il mercato russo. Questa decisione è stata dettata da potenziali rischi associati al commercio di materiale con la Russia, comprese le sanzioni imposte dall’UE e dagli Stati Uniti. 

Anche General Motors ha scelto di fare lo stesso per una serie di fattori esterni, compresi problemi della catena di approvvigionamento e altre questioni al di fuori del controllo della società. 

A ruota si è aggiunto anche il gruppo tedesco Volkswagen che inoltre, a seguito di ritardi nella produzione di parti in Ucraina, ha interrotto la produzione per alcuni giorni in alcune fabbriche sul territorio russo. 

La casa automobilistica francese Renault per il momento ha scelto di sospendere alcune attività nei suoi stabilimenti di assemblaggio e ha chiuso un impianto produttivo per problemi logistici. Il mercato russo, per il costruttore francese, ha un ruolo chiave: da questo ottiene l’8% dei ricavi. Non è stata infatti annunciata ancora nessuna chiusura

EA SPORTS

Electronic Arts ha ufficializzato sui social la decisione di eliminare la Russia dal videogioco FIFA22, FIFA Mobile, FIFA Online e NHL22. La società ha aggiunto anche di star valutando cambiamenti relativi ad altre aree dei suoi videogame FIFA.

NETFLIX

La piattaforma di streaming online Netflix posticipa la distribuzione di Anna K, una rivisitazione in chiave moderna di Anna Karenina sotto forma di serie tv, creata in collaborazione con la casa di produzione russa 123 Productions. 

Il servizio streaming, inoltre, ha deciso di non trasmettere i 20 canali russi d’informazione e intrattenimento appartenenti allo Stato e alla Chiesa ortodossa russa. Nel 2020 una legge di Mosca, ancora recente e non in pieno vigore, obbliga tutte le piattaforme streaming con oltre 100 mila abbonati a dare visibilità ai canali di Stato russo.

DISNEY, WARNER BROS E SONY PICTURES

Le grandi case di produzione e di distribuzione cinematografica hanno deciso di mettere in pausa le uscite nelle sale dei loro prossimi film in Russia, a partire da “Turning Red” per Disney, “The Batman” per Warner Bros e “Morbius” per Sony Pictures.

Tutte le compagnie monitoreranno la situazione e prenderanno decisioni commerciali in base all’evoluzione della situazione, inoltre Disney ha anche affermato di star lavorando con i propri partner ONG per fornire aiuti urgenti e altra assistenza umanitaria.

WPP

WPP, uno dei più grandi gruppi pubblicitari al mondo, ha deciso di interrompere le sue attività nel territorio russo, nonostante la presenza di quasi 1400 dipendenti.

L’amministratore delegato Mark Read ha affermato:

“Proseguire le nostre attività in Russia sarebbe incoerente con i nostri valori come azienda. Siamo a lavoro con le nostre persone, clienti e partner per considerare tutte le opzioni, inclusi il trasferimento di proprietà e la cessione. Forniremo un supporto finanziario aggiuntivo e migliorato a chiunque perda il lavoro a causa di questa decisione”

In Ucraina, invece, l’organizzazione conta 200 dipendenti, ai quali sta fornendo assistenza finanziaria e altre forme di aiuto. Inoltre WPP sta collaborando anche con l’associazione UNHCR per dare supporto a tutte quelle persone in Ucraina costrette a fuggire a causa della guerra.

ACCENTURE

Anche l’agenzia di consulenza, marketing e comunicazione Accenture ha preso la stessa decisione di WPP: sospenderà tutte le sue attività in Russia.

Sul territorio governato da Putin la società ha dato lavoro a 2.300 impiegati, ma a differenza dell’agenzia di Read non è attiva in Ucraina.

CANNES LIONS

La società Ascential dietro l’organizzazione dei Cannes Lions, il più famoso festival pubblicitario che si tiene a Giugno nell’omonima città, ha rilasciato un comunicato stampa riguardo la guerra tra Russia e Ucraina. L’organizzazione ha deciso di chiudere la partecipazione a tutte le agenzie russe. Nessuna di loro potrà, quindi, iscriversi per concorrere alle premiazioni.

L’associazione si è inoltre attivata per aiutare l’Ucraina: ha rinunciato alle quote di iscrizione delle agenzie ucraine che decideranno di concorrere, ha fatto delle donazioni significative a enti di beneficenza che operano sul luogo e ha messo a disposizione la propria piattaforma a creativi ucraini per la pubblicazione di contenuti. Questi talenti del Paese potranno infatti creare un profilo nel quale caricare i propri lavori e ricevere commissioni.

PUBLICIS GROUPE

Publicis Groupe voleva a sua volta cessare i propri affari sul territorio russo ma senza recare danni ai suoi 1200 dipendenti nel Paese. In questo modo la multinazionale ha sviluppato un sistema per preservare il futuro di questi lavoratori cedendo tutte le sue operazioni russe al Presidente fondatore di Publicis in Russia Sergey Koptev.

La società sta concentrando la propria attenzione anche sul personale presente in Ucraina con una serie di interventi: supporto psicologico e di salute mentale, sistemi di sicurezza, aiuti per l’ottenimento dei visti e il continuo pagamento dello stipendio.

D&AD

L’organizzazione D&AD ha cambiato i propri propositi e ha bloccato, a sua volta, le candidature da parte di agenzie russe

La scorsa settimana aveva affermato che avrebbe continuato ad accettare iscrizioni dalla Russia, ma che le tasse di partecipazione le avrebbe donate all’Ucraina. Ora, dopo l’intensificazione degli attacchi da parte dello Stato russo, la società ha riconsiderato la propria posizione.

L’azienda ha deciso, inoltre, di fare donazioni a favore dei creativi ucraini e di rimborsare le tasse di iscrizioni alle realtà russe

COCA-COLA

Coca-Cola ha annunciato la sospensione delle sue attività in Russia e di star continuando a monitorare la situazione nella speranza di cambiamenti.

L’anno scorso il brand ha avuto un 1% e un 2% di ricavo netto, rispettivamente da Ucraina e Russia. 

PEPSI

Il colosso delle bevande Pepsi, che opera da più di 60 anni sul territorio russo, sta seguendo la propria concorrente nel sospendere la vendita dei propri prodotti. Così facendo, non solo non sarà disponibile Pepsi-Cola, ma anche 7Up e Mirinda, ossia gli altri marchi della multinazionale. Verrà fatta un’eccezione solo per i prodotti essenziali, come quelli usati per i bambini.

La società, inoltre, ha anche deciso di sospendere gli investimenti di capitale e tutte le attività pubblicitarie e promozionali. 

L’anno scorso Pepsi ha ottenuto un 4% di entrate dalla Russia, pari a 3,4 miliardi di dollari.

STARBUCKS

Starbucks ha deciso di fermare momentaneamente le attività commerciali in Russia, compresa la spedizione dei propri prodotti. 

La multinazionale conta 130 negozi sul territorio, interamente di proprietà e gestiti da un partner autorizzato, al quale verrà offerto supporto per il proprio sostentamento.

P&G

Procter & Gamble ha scelto di sospendere il marketing e gli investimenti in Russia e Ucraina. La multinazionale, inoltre, ridurrà anche le gamme di prodotto disponibili alla popolazione delle due nazioni, limitando la distribuzione solo agli articoli per la salute, l’igiene e la cura personale. 

L’azienda sta fornendo aiuti allo Stato ucraino attraverso donazioni, supporto logistico, assistenza all’evacuazione e pacchetti che includono prodotti di prima necessità del brand, come ad esempio pannolini e articoli per l’igiene femminile destinati alle famiglie dei rifugiati.

I due Paesi rappresentano per la compagnia un 1% dei profitti, circa 140 milioni di dollari.

UNILEVER

La multinazionale Unilever ha annunciato di voler sospendere tutte le sue operazioni di marketing, import e export in Russia e Ucraina

Il brand, però, continuerà a distribuire i suoi prodotti di prima necessità (alimentari e igiene personale) in Russia, senza trarne profitto.

A favore dell’Ucraina l’azienda ha donato un supporto finanziario di 6 milioni di dollari, si è offerta di dare sostegno ai dipendenti e alle loro famiglie e come P&G, donerà dei pacchetti con prodotti essenziali per chi ne ha bisogno.

MCDONALD’S

McDonald’s ha deciso di intervenire a sua volta con una sospensione dei suoi affari in Russia chiudendo gli 847 ristoranti sul territorio. Nonostante questo, sta continuando a pagare i suoi 62.000 dipendenti nel Paese, mettendo al primo posto il benessere dei propri lavoratori che ora si trovano temporaneamente senza lavoro. Le stesse procedure sono state attuate anche in Ucraina.

In appoggio al territorio ucraino, però, i dirigenti del brand nel Paese hanno donato 5 milioni di dollari a un fondo di assistenza per i dipendenti e sosterranno la Croce Rossa Internazionale nelle loro attività di soccorso.

L’azienda ha informato, inoltre, di star monitorando la situazione per controllare se è necessario intervenire con ulteriori limitazioni.

I profitti generali per il brand in entrambi i Paesi ammontano al 9% delle entrate totali.

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