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A cura di Redazione

Come cambiano stipendi e benefit del settore creative in Italia? L’indagine di Crebs

Crebs ha pubblicato una guida degli stipendi nel settore creative e tech offrendo al pubblico una serie di dati utili sul mondo del lavoro. Si fornisce così un giusto metro di giudizio ai lavoratori e a chi sta cercando impiego in questo ambito

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Più luci che ombre, va detto. Lo studio che scolpisce nei numeri cifre stipendiali e trend del settore creative restituisce un quadro di settore che non è sconfortante. Anzi. La pandemia è l’ovvio spartiacque con effetti che sono, in larga parte, positivi: aumentano i salari, molte aziende internalizzano i creativi e lo smartworking ha smesso di essere una colonna d’Ercole per la mentalità imprenditoriale italiana. Arrivano anche delle tabelle di comoda consultazione quando affiora la più classica delle domande: “Quanto chiedo? Quanto valgo”.

Poi, chiaro, siamo i primi ad essere consci che tra il dire (i dati di un sondaggio) e fare (una trattativa da liberi professionisti) troviamo in mezzo un mare di variabili. Le correnti, però, per una volta paiono a favore.

Avere dei dati stipendiali di riferimento è importante anche per i freelance

IL TERMOMETRO SU AGENZIE E FREELANCE

Crebs, una delle prime creative & tech job board italiana, ogni anno pubblica una guida degli stipendi del settore con dati ottenuti da sondaggi rivolti a professionisti che hanno risposto in forma anonima. Le 4.000 persone (78,4% del nord Italia, 14,1% del centro e 7,5% del sud e delle isole) che hanno scelto di prendere parte alla ricerca operano prevalentemente nel mondo delle digital agency (23,5%), in aziende o sono freelance (21,5%). Sono stati interrogati anche gli occupati nelle agenzie pubblicitarie (20,7%), in quelle di branding e design (12,7%) e nelle start up innovative (5,2%). Questa iniziativa si è posta l’obiettivo di fornire un metro di paragone credibile, più informativo e trasparente cercando di quantificare quale possa essere un giusto compenso in base alle competenze di cui si dispone.

Quest’anno i risultati della ricerca, inoltre, possono diventare anche un riferimento per il cambiamento pre e post pandemia non solo per quel che concerne gli stipendi ma anche per valutare lo smartworking e “pesare” i benefit reputati importanti nel settore. 

QUANTO SI GUADAGNA NEL SETTORE CREATIVE?

Crebs ha così stilato una guida alla media dei salari elaborata sulle risposte ricevute al sondaggio. La forchetta tra lo stipendio minimo e quello massimo è ampia perché condizionata da molteplici varianti come il numero di dipendenti di un’azienda, le dimensioni del posto di lavoro e la posizione geografica.

Di seguito troverete il prospetto salariale per le principali job position che occupano il mercato creativo.

Marketing

Social Media & Content

Creative & Design

Digital & Performance Marketing

Technology e Big Data & Analytics

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IL NOSTRO STIPENDIO È AUMENTATO O DIMINUITO CON LA PANDEMIA E IL LOCKDOWN?

I risultati della ricerca alla domanda “Il tuo stipendio è aumentato o diminuito rispetto all’anno scorso?”; credits: crebs.it

Ovunque si sente ripetere quanto gli stipendi siano diminuiti. Può essere vero per alcuni settori ma per quello creativo i dati sembrano riportare un’altra prospettiva: un 58,1% degli italiani, infatti, è rimasto con il proprio salario invariato un 35,7% ha avuto un aumento e solo il 6,2% ha visto il proprio compenso diminuire rispetto all’anno passato.

Le persone che attualmente ricevono di più rispetto al 2021 (di cui un 6,8% ha ottenuto un aumento pari al 25%) possono aver beneficiato di tanti fattori come la crescita di importanza delle strategie di marketing nell’affrontare il problema del lockdown (pensiamo, banalmente, alla necessità di promuovere e-commerce, take away o delivery che spesso si presentavano come nuovi servizi, imposti, delle attività). 

LA PANDEMIA HA AVUTO QUALCHE EFFETTO SUL NOSTRO LAVORO?

I risultati della ricerca alla domanda ‘Quante volte lavori da casa?’; credits: crebs.it

Una delle domande poste durante la ricerca aveva come focus lo smartworking: metodo ormai ampiamente diffuso anche nel nostro Paese. L’applicazione è stata massiccia: in totale, infatti, il 92,8% dei professionisti consultati lavora almeno una volta alla settimana da casa: per il 21,8%, invece, questa abitudine è la norma tutti i giorni.

È sempre più chiaro che questa impostazione sarà mantenuta anche in futuro visti i risultati ottenuti dalle aziende e il positivo impatto sulla sostenibilità. Esiste, tuttavia, ancora una minima percentuale (8,2%) di attività che non ha ancora la possibilità di applicare questo metodo. Facile supporre che le aziende “in ritardo” su questo fronte saranno costrette ad investire sulla formazione, adottare nuovi tools e attuare cambiamenti strutturali e metodologici.

I risultati della ricerca alla domanda “Quali sono i benefit che reputi più importanti?”; credits: crebs.it

I partecipanti allo studio hanno apprezzato enormemente il lavoro da remoto tanto da inserirlo tra i benefit del settore assieme alla possibilità di disporre di orari flessibili, formazione sul posto di lavoro e percepire bonus economici. 

Il 69,2% dei professionisti, come scritto, vorrebbe avere orari ancora più flessibili con un lavoro valutato in base al risultato e agli obiettivi e non in funzione delle ore trascorse in ufficio o in smartworking. Il 63,3% delle persone, invece, è a favore della formazione per crescere professionalmente tramite corsi online e/o l’acquisto di libri insieme alla mentorship. Merita una menzione anche il 30,8% dei lavoratori che vorrebbe disporre di più ferie: una necessità che può essere anche collegata al bisogno di flessibilità. Qui in Italia ancora è qualcosa di simile al tabù ma all’estero si parla molto di unlimited vacation policy: sostanzialmente l’offerta di ferie illimitate. 

IL MONDO DEL LAVORO: INFORMAZIONI GENERALI SUL FUTURO E LE RAGIONI DIETRO UN CAMBIO DI CARRIERA

I risultati della ricerca alla domanda “Dove ti vedi lavorare in futuro?”; credits: crebs.it

Gli intervistati alla domanda sul futuro si sono divisi nettamente tra agenzia (51,6%) e azienda (41,7%). Anche in Italia, come nel resto del mondo, si sta sviluppando sempre di più la internalizzazione di figure di marketing all’interno delle imprese ma anche (e qui sta la novità) di quelle creative o tecnologiche. Questo permette, negli auspici, di creare un rapporto a lungo termine, vivere la cultura aziendale e sviluppare uno spirito di ownership riguardo il prodotto o il servizio del brand per cui si lavora.

I risultati della ricerca alla domanda “Per quale motivo cambieresti lavoro?”; credits: crebs.it

La bussola a guidare un eventuale cambio di lavoro sembra essere in larga parte l’aumento dello stipendio, il progresso della propria carriera e il riconoscimento professionale. Possono avere un grande peso, tuttavia, anche la cultura aziendale, la mancanza di stimoli e il bilanciamento tra vita e lavoro

Alcuni di questi valori, stipendio alto e cultura aziendale in primis, vengono presi in considerazione anche nell’ambito della ricerca del lavoro e quando ci si propone per un colloquio.

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La Gazzetta del Pubblicitario è una realtà nata nel 2019 dalla voglia di raccontare storie creative legate a brand di successo, o piccole realtà che con un’idea si sono fatte strada tra il grande pubblico: un telescopio puntato verso il mondo pubblicitario, che proverà ad analizzare le parti più interessanti del processo creativo che portano ad una campagna di successo.

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