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A cura di Redazione

I brand si stanno dimenticando di quasi 1 miliardo di persone: il caso dei disabili sul web

Tempo di lettura: 4 minuti

Uno studio condotto negli USA e UK ha evidenziato come persone le affette da disabilità fatichino ad accedere a contenuti online in modo semplice. Questo comporta la possibile perdita di un pubblico che ha una capacità di spesa di 8 trilioni di dollari. Ecco i motivi.

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  • 285 milioni di persone sono ipovedenti, 39 milioni sono ciechi e l’82% di tutti i non vedenti ha 50 anni o più. 
  • 466 milioni di persone hanno una perdita uditiva invalidante; entro il 2050, quel numero salirà a oltre 900 milioni. 
  • Tra l’1-3% della popolazione ha una disabilità intellettiva, fino a 200 milioni di persone; la disabilità intellettiva è significativamente più comune nei paesi a basso reddito, circa 16 su 1.000 persone
  • Circa 18,5 milioni di persone hanno un disturbo del linguaggio o della voce 

Questi sono i principali numeri emersi da “Digital Accessibility: The Necessity Of Inclusion”, uno studio pubblicato pochi mesi da Current Global, Magna e IGP Media Lab. Lo scopo (ampiamente raggiunto) della ricerca condotta negli USA e UK è stato quello di sensibilizzare i brand verso una maggiore attenzione nella costruzione delle piattaforme o dei contenuti online da un lato e dall’altro quello di allarmare gli stessi brand su un segmento da quasi 1 miliardo di persone con una capacità di spesa di 8 trilioni di dollari che con ogni probabilità attualmente viene messo in ombra o del tutto ignorato.

UN PROBLEMA PIÙ COMUNE DEL PREVISTO

Questa grossa fetta che nel mondo riveste il 15% della popolazione ogni giorno consuma contenuti online, e lo fa con molte difficoltà che dalla ricerca sono emerse sotto forma di testi troppo piccoli e faticosi da leggere, annunci che interferiscono con i post, troppe opzioni in un menù di un sito e difficoltà di navigazione (solo per citarne alcune).
Dallo studio condotto su queste persone affette da disabilità di vario genere e grado emerge inoltre che anche gli strumenti di assistenza di cui si dotano alcuni siti o browser (pensate alla funzione di lettura automatica di Google per i non vedenti) sono imperfetti e generano una user experience negativo. Non da ultimo, il 56% degli intervistati non riesce ad accedere ad alcuni strumenti di assistenza per via dell’elevato costo di acquisto. 

“Digital Accessibility: The Necessity Of Inclusion”
“Digital Accessibility: The Necessity Of Inclusion”

POSSIBILI EFFETTI NEGATIVI

Lo studio, che per la verità arriva in un momento in cui molti brand importanti stanno sempre più dirottando i budget marketing verso la promozione  dell’inclusività dei propri prodotti o servizi, mette comunque a nudo lacune evidenti che potrebbero portare alla perdita di un’importante fetta di consumatori per i brand.

C’è in gioco ovviamente la fidelizzazione verso il marchio, che in un utente affetto da disabilità potrebbe vacillare a fronte di evidenti difficoltà di utilizzo degli strumenti online.

“Digital Accessibility: The Necessity Of Inclusion”
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IL CASO ACCESIBE COME MEGAFONO PER I DISABILI

È di pochi giorni fa una toccante campagna pubblicitaria di AccessiBe, azienda che implementa tecnologie web per rendere più accessibili i siti online a persone affette da disabilità, che sensibilizza sul tema dell’accessibilità di molti servizi online a persone con difficoltà. Ordinare cibo a domicilio, acquistare un paio di scarpe su un e-commerce o prenotare una vacanza sono azioni di un’estrema facilità per la maggior parte di noi, ma per questo 15% di popolazione disabile potrebbe non essere così scontato.
Nello spot girato da Borax Creative Filmmaking presenziano profili di spicco come la sceneggiatrice Emily Kranking, che ha una paralisi cerebrale, il chief vision officer di AccessiBe Michael Higson, che è cieco e Kyle Maynard , il primo quadruplo amputato a scalare il Monte Kilimangiaro senza protesi.
Il messaggio “We are unstoppable”, che è anche il nome della campagna, fa leva sulla voglia e la determinazione di queste persone di poter vivere una vita normale e al passo con i tempi senza sentirsi tagliati fuori dal progresso.

We Are Unstoppable

L’azienda ha comunicato che sta anche lavorando su un progetto senza scopo di lucro con l’obiettivo di creare il primo motore di ricerca per disabili che includa tutti i siti web costruiti per poter essere navigati facilmente da persone con disabilità.

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UNA NUOVA MISSIONE

Lo studio Digital Accessibility e la campagna di AccessiBe dovranno aprire gli occhi dei brand verso una nuova missione: se gli sforzi di investimenti a livello marketing fino ad ora sono stati fatti per raggiungere “il maggior numero di clienti possibili”, adesso è arrivato il momento di concentrarsi su una “nicchia” che per errore è stata ritenuta tale.
Ci sono quasi un miliardo di utenti che scalpitano per entrare senza avere una porta d’ingresso. Perché non costruirla?

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