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Whatsapp
A cura di Alan Conti

“Whatsapp è sicuro”, ora gli spot Meta puntano sulla privacy

Whatsapp è il prodotto al centro del nuovo spot Meta che, liberatasi del nome Facebook, punta prepotentemente sulla promessa di rispetto della privacy. Obiettivo: affondare gli sms sul mercato americano.

Whatsapp non è ovunque quello che è in Italia: la prima applicazione che molti aprono per controllare cosa le persone ci hanno scritto. E, paradossalmente, non lo è nella sua culla: gli Stati Uniti. Qui, infatti, si usano preferibilmente gli sms. Questi sono i due presupposti fondamentali per capire il nuovo spot che Meta ha deciso di realizzare per il mercato americano.

Conquistare gli Stati Uniti è il prossimo obiettivo di Whatsapp

Ecco, dunque, che il ritornello della crittografia “end to end” viene riempito di significati utili alla propria protezione pescando a piene mani nel timore quasi ancestrale che occhi indiscreti possano curiosare tra ciò che scriviamo in privato con il (nostro) mondo.

IL POSTINO GUARDONE

La metafora utilizzata nello spot è quella del postino guardone. Probabilmente tra le prime posizioni nell’ideale classifica di “ciò che ti lascia sbigottito ed arrabbiato a meno che non si tratti di una candid camera”. Nello storyboard, quindi, il portalettere consegna pacchi e missive già aperte e controllate. Sbirciati. Ovvio che ai destinatari questo non faccia particolarmente piacere portando a contestazioni che potrebbero essere quelle di ognuno di noi (ovvio, è pubblicità e quindi empatia). “Perché lo hai fatto?” chiedono tutti. Inconsciamente lo facciamo anche noi da spettatori ipotizzando una raffica di ipotetici mittenti ciascuno intimo a modo suo: la famiglia, la moglie o l’azienda elettrica con la sua bolletta.

Il nuovo spot per il mercato statunitense elaborato da Meta per Whatsapp

Chiusura con ancoraggio visivo legato al brand e al messaggio relativo alla crittografia nel carattere che abbiamo imparato a conoscere nei feed dell’applicazione. Ancoraggio uditivo, invece, affidato al classico suono del messaggio ricevuto. Il claim è “always message privately”. Sottotesto invisibile “a differenza degli sms”.

Lo schema della crittografia end to end di Whatsapp

LA REGIA DELLO SPOT DI WHATSAPP

La regia di questo spot è stata affidata a Laureen Greenfied che ha già firmato “La regina di Versailles” e “Generation Wealth”. La campagna è stata presentata in anteprima durante una partita del campionato di football Afc per poi essere distribuito anche su social e canali tv. Un aspetto messo al centro del lavoro (oltre alla sceneggiatura) sono i 5,5 miliardi di messaggi non crittografati che vengono scambiati ogni giorno: una volontà di puntare sulla matematica per generare l’effetto wow.

E’ da molto tempo che Whatsapp ha puntato direttamente sulla crittografia

IL DIFFICILE AMORE TRA META E PRIVACY

Mentre il rapporto tra Facebook e privacy era abbastanza compromesso dalle ondate di scandali ecco che quello tra Meta e privacy è ancora costruibile con fiori e cuoricini (chi è che chiedeva a cosa servisse il nuovo nome della holding?). Logico che anche i prodotti specifici come Whatsapp tentino di costruirsi una verginità solida agli occhi del pubblico. Fino all’anno scorso uno spot così non sarebbe stato possibile: troppo alto rischio di incappare in in un autogol comunicativo evidente proponendo la privacy come valore di Facebook.

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WHATSAPP COME STRUMENTO DI MARKETING

Attenzione, paragrafo a forte rischio scoperta dell’acqua calda ma Whatsapp è innegabilmente anche uno strumento di marketing oltre che un prodotto da promuovere. Il miliardo di utenti nel globo lo rendono particolarmente appetibile (assieme agli sviluppi di Meta nella direzione business) ma può essere utile andare a scoprire qualche caso di successo.

Un vero e proprio corso di Whatsapp marketing

IL FRIGO DI MAIONESE HELLMANN

Il brand della maionese Hellmann, per esempio, ha invitato alcuni consumatori a condividere il contenuto del proprio frigorifero con dei cuochi professionisti via Whatsapp. Solo dall’immagine gli chef hanno creato dei menù per la cena delle famiglie a casa con tanto di ricette e veloci lezioni di cucina. Superfluo aggiungere che la maionese Hellmann compariva sempre tra gli ingredienti del pasto. Così facendo, però, il brand ha aiutato 13.000 persone con un feedback strepitoso.

Il meccanismo delle ricette da Whatsapp ideato dalla maionese Hellmann

WHATSAPP COME GIOCO PER LA CIOCCOLATA KLIK

La cioccolata Klik, dal canto suo, si è inventato un gioco con i consumatori pubblicando il proprio numero di Whatsapp sui canali social. Una volta inserito il numero in rubrica i clienti hanno ricevuto una proposta ad unirsi ad un gioco con l’invito a scattarsi delle foto in diverse posizioni con il prodotto. Hanno partecipato in 2.000 e il 90% di loro ha portato a termine tutto il gioco facendolo anche diventare virale sulle altre piattaforme aumentando il brand engagement del 51%.

Una campagna di Klik per il mercato asiatico

L’ANTEPRIMA DEL FASHION DESIGNER

Curioso il semplicissimo esperimento del fashion designer Abzal Issa Bekov. E’ stato lui stesso sui social a chiedere il numero Whatsapp dei follower per mostrare in anteprima nella applicazione di messaggistica la sua collezione. E’ stato travolto dalle richieste e lui stesso ha ammesso che stava semplicemente effettuando un test di marketing. Riuscito.

La call to action di Abzal Issa Bekov

 WHATSAPP E IL TANGO DEGLI INFLUENCER

Particolarmente furba la scelta di Adidas che ha strutturato una serie di gruppi Whatsapp dalle 100 alle 250 persone chiamati Tango Community dove, a rotazione, presenta in anteprima i propri prodotti per poi approdare solo in un secondo momento sui canali ufficiali Facebook e Twitter. Di fatto l’azienda tedesca ha creato dei luoghi esclusivi ma ha anche addestrato piccoli eserciti di influencers pronti a riversarsi a fionda sui propri profili per presentare prima di tutti i prodotti che, a loro volta, hanno avuto prima degli altri. Una matriosca di esclusività.

Ci leggiamo presto!

Alan Conti

alan@lagazzettadelpubblicitario.it

Dicono che io faccia il giornalista ma in realtà inseguo solo da sempre la mia curiosità. Sollazzo e affanno perpetui. Ogni racconto ha il suo vestito: cerco di tagliarlo e cucirlo rendendogli semplicemente onore. Ironia e capacità di non prendersi troppo sul serio sono due bussole che tendo a non lasciare fuori dalla mia bisaccia.

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