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image credit: the guardian
A cura di Ida Giannattasio

Microsoft compra Activision-Blizzard: un affare ben oltre Call of Duty

Oltre ad aver scombussolato il mondo del gaming, l’acquisizione di Activision Blizzard da parte di Microsoft è in realtà un’operazione senza precedenti, sia in termini di marketing, sia di capitali mossi.

Vediamo insieme perché.

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La notizia

Redmond, California. 18 Gennaio 2022.

“Oggi Microsoft Corp. ha annunciato l’intenzione di acquisire Activision Blizzard Inc., leader nello sviluppo di giochi e nella pubblicazione di contenuti di intrattenimento interattivo.” 

L’annuncio, pubblicato sul blog ufficiale di Microsoft, cade come un fulmine a ciel sereno nelle vite dei gamer di tutto il mondo e non solo.

Con un esborso di 68,7 miliardi di dollari, quella di Activision Blizzard, si aggiudica il titolo di acquisizione più costosa nella storia dei videogiochi e, come preannunciato nel comunicato ufficiale, quando la transazione si concluderà, (probabilmente nel 2023 salvo interventi dell’antitrust), Microsoft diventerà la terza società di giochi al mondo per fatturato, dietro Tencent e Sony.

Il piano di acquisizione infatti,  include franchise iconici degli studi Activision, Blizzard e King come “Warcraft”, “Diablo”, “Overwatch”, “Call of Duty” e “Candy Crush”, oltre agli eventi eSport della Major League Gaming: l’azienda ha uffici in tutto il mondo con quasi 10.000 dipendenti.

Image credits: errortools.com

Alla conquista del mercato

Non c’è da dimenticare che già nel 2020, l’azienda di Redmond, aveva acquistato la ZeniMax Media, la casa di sviluppo e distribuzione di videogiochi che ha nel cappello aziendale la Bethesda Softworks, produttrice di serie come Fallout e Wolfenstein.

Ora, per chi non è prettamente un gamer o un appassionato del settore, può sembrare una cosa banale, ma questo genere di acquisizioni è molto importante per una azienda come Microsoft, in particolare perché nella lunga lotta tra Xbox (di casa Microsoft appunto) e PlayStation (di Sony), il punto debole della multinazionale californiana è sempre stata la scarsa gamma di videogame in esclusiva. 

Il gioco delle acquisizioni di Microsoft era iniziato in realtà già nel 2014,  quando comprò la casa di produzione di “Minecraft” per 2,5 miliardi di dollari, mettendo le mani sulla più famosa  serie “Halo”, che ha sempre concorso in esclusiva con l’acerrima rivale PlayStation, puntando sulle anteprime per Xbox.

La storia dietro l’acquisizione

Nonostante le mire egemoniche di Microsoft non siano poi così tanto velate, nel caso di Activision Blizzard, l’operazione di acquisizione sembra in realtà essere stata voluta da entrambe le parti.

L’azienda, infatti,  ha visto l’intervento Microsoft come una sorta di exit strategy da una crisi scoppiata a seguito di alcuni scandali che l’hanno travolta.

Lo scorso anno, il gigante dei videogames, aveva rivelato di essere oggetto di indagine da parte della Securities and Exchange Commission per denunce di discriminazione sul posto di lavoro a causa del trattamento riservato alle donne nonché addirittura episodi di abusi da parte dei dipendenti maschi, sia internamente che fuori dal posto di lavoro. 

Lo stesso CEO della società, Bobby Kotick, era stato accusato di aver occultato e addirittura favoreggiato tali molestie, trascinando l’intera Activision Blizzard in una crisi di immagine senza precedenti.

L’aria di cambiamento promessa da Microsoft si basa proprio sul miglioramento della cultura aziendale, sostituendo i team dirigenziali e includendo nuove figure manageriali come  il  “leader della cultura”, un nuovo capo per le risorse umane e un responsabile della diversità, dell’equità e dell’inclusione.

Nonostante questo,  al momento la posizione di CEO resta comunque affidata a Kotick anche perché la sua buonuscita si aggirerebbe attorno ai 400 milioni di dollari!

Il CEO Bobby Kotick. Image credit: ft.com

Oltre Call of Duty

Le mire espansionistiche dell’azienda fondata da Bill Gates, però , vanno ben oltre l’egemonia sul regno dei videogiochi da console.

I principali nomi del settore, tra cui insider e analisti, vista la portata dell’operazione, hanno iniziato ad analizzare diversi aspetti che possono portare alla luce importanti risvolti futuri.

All’interno dell’acquisizione di Activision, salta all’occhio infatti la presenza di King, la software house dietro Candy Crush, che si occupa, all’interno della compagnia, di tutti i giochi su mobile.

Il fatto che Microsoft sia rimasta fuori dal settore mobile, dopo il non riuscito piano di Windows Mobile e dei Windows Phone, fa pensare che il colosso dell’informatica voglia prendersi ufficialmente la sua fetta di mercato, in un mondo in cui i dispositivi mobili hanno da tempo superato i PC e in cui i flussi di dati internet avvengono per la maggior parte da rete mobile.

Senza dimenticare inoltre che proprio sugli smartphone passa la fetta più grande del mercato pubblicitario oltre che quella del gaming, puntando così a far concorrenza addirittura a Google e Apple.

Più pronti per il metaverso

Nel frattempo il CEO di Microsoft, Satya Nadella, ha aggiunto un altro tassello al puzzle di elementi che mostrano che i vantaggi dell’acquisizione di Activation Blizzard non sono meramente legati al voler portare Crash Bandicoot sull’Xbox .

“Il gioco avrà un ruolo chiave nello sviluppo del metaverso”. afferma Nadella. “Non dovrebbe esserci, e non ci sarà, un unico metaverso centralizzato”.

L’intento infatti è quello di creare un ecosistema di contenuti, commercio e applicazioni multipiattaforma, accessibile su ogni dispositivo.

Se da una parte quindi, l’ accordo porterà a vendere più Xbox Series X, dall’altra fornirà i “mattoni” per costruire un metaverso in cui si avrà accesso non solo esclusivamente tramite la tecnologia VR/AR ma attraverso qualsiasi dispositivo.

image credit: axios.com

Il sistema di abbonamenti che piace anche a Netflix

Sulla vicenda, entra a gamba tesa anche Netflix, in quanto l’acquisizione potrebbe anche essere un affare per i programmi TV. 

Sebbene al momento tali questioni non siano al centro di nessuna delle due società, ci sono alcuni potenziali programmi TV i cui destini rimangono sospesi dopo l’annuncio dell’acquisto di Microsoft, tra cui gli adattamenti di due videogiochi di punta, Diablo e Overwatch, i cui dettagli sono ancora pochi.

“Penso che in una certa misura sia un avallo della tesi fondamentale che abbiamo sull’abbonamento come ottimo modello per connettere i consumatori di tutto il mondo con giochi ed esperienze di gioco”, ha commentato Greg Peters, COO and Chief Product Officer di Netflix.

Microsoft, ovviamente, ha Game Pass, che ora ha 25 milioni di abbonati ed è pronto a crescere. Nel frattempo, Peters ha detto che i fan potranno aspettarsi di vedere Netflix concedere qualche licenza in più in questo spazio: “Siamo aperti alle licenze, all’accesso a IP di giochi di grandi dimensioni che le persone riconosceranno e penso che alcuni di questi accadranno nel corso dell’anno a venire”.

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Addio PlayStation?

Veniamo infine alla community.

La critica dei gamer è rivolta principalmente al fatto che Microsoft rischia di trattenere alcuni franchise sul suo ecosistema a discapito di PlayStation. 

Una delle riviste piu’ autorevoli del settore, la IGN, ha espresso la sua opinione per mezzo del redattore della testata Destin Legarie, secondo il quale, non esistono buoni e cattivi e che, se si pensa al passato, anche “Sony ha reso Final Fantasy, e Street Fighter esclusive PlayStation”. 

Nel frattempo però, tra amarezze e dubbi dei più affezionati, si è comunque scatenata una “guerra” di meme esilaranti (soprattutto per chi se ne intende), e vogliamo salutarvi così, con uno tra quelli più divertenti in giro per il web.

Image credits: knowyourmeme.com

Ci leggiamo presto!

Sempre più grandi, grazie a Te.

Cara lettrice e caro lettore, se fai parte delle venticinquemila persone che ogni mese sceglie di leggere La Gazzetta Del Pubblicitario per informarsi, arricchirsi o divertirsi, questa lettera è per te…

Ida Giannattasio

ida@lagazzettadelpubblicitario.it

La comunicazione e il marketing sono sempre stati il mio pane quotidiano. Ex visual merchandiser e manager nel settore fashion e retail, ho deciso di trasferirmi in Portogallo per imparare a surfare. Vivo a Lisbona da tre anni e non ho ancora imparato a cavalcare le onde, ma sono diventata esperta di digital marketing. Scrivo da analista ma anche da consumatore. Mi piacciono le cose bizzarre, controcorrente e originali.

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