Segreti ed evoluzione di Her Majesty Elisabetta II, regina della comunicazione istituzionale

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12 Settembre 2022
Tocca mettersi comodi
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E così, alla fine, ci ha lasciati anche lei. L’ultima delle immortali, la vera Highlander del nostro tempo, l’immutabile e imprescindibile Regina. La morte di Elisabetta II ha scosso tutto il mondo e ha generato un’incredibile quantità di commemorazioni e ricordi. Forse buoni ultimi, arriviamo anche noi di Gazzetta con un ritratto di quella che è stata una grande e indiscussa maestra di comunicazione e marketing istituzionale.

Anche per essere “fuori dal coro” di chi parla un po’ troppo a caldo, pensiamo che i migliori omaggi si facciano col favore del tempo che decanta le emozioni, dilata i pensieri e dà risalto ai migliori ricordi. Non c’è da parte nostra alcuna pretesa di tracciare il miglior ritratto di Elisabetta II, sarebbe un’impresa impossibile. Vogliamo invece evidenziare quanto la sovrana del Commonwealth sia stata una figura così straordinariamente pregnante anche per il mondo della comunicazione (politica, ma non solo), così tanto da lasciare un’eredità ingombrante e, riteniamo, impossibile da eguagliare ai suoi successori.

Della Regina Elisabetta si è sempre evidenziato, a giusta ragione, lo straordinario senso del dovere che l’ha portata a dedicare la sua persona e la sua intera vita al servizio del popolo britannico. Una promessa pronunciata quattro anni prima della sua ascesa al trono e mai disattesa, onorata con abnegazione estrema, sacrificando nel nome della ragione di Stato anche gli affetti più intimi. Nel fare questo, non sono mai mancate le critiche a quel suo modo di apparire molto rigida, estremamente seria, quel modo di parlare sibillino e mai esplicito, quelle frasi spesso troppo di circostanza. Tutto ciò è durato fino a quando alcuni cambiamenti della società e della sua vita privata non l’hanno portata a mutare completamente rotta, facendola diventare la nonna di tutti gli inglesi e un po’ di tutti noi. Vediamo come si è sviluppato questo sorprendente cambiamento.

DA PRINCIPESSA A MONARCA, IL PESO DELLA CORONA

La Regina Elisabetta il giorno dell’incoronazione, il 2 giugno 1953, sul balcone di Buckingham Palace (image credit royals.uk)
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Come sappiamo, Elisabetta diventa regina per caso. O meglio, per una fortuita serie di eventi che originano nell’abdicazione dello zio, Edoardo VIII, costretto a rinunciare al trono per amore della divorziata americana Wallis Simpson. Seguendo la linea di successione, il potere così passa al fratello Giorgio VI e da quel momento (siamo nel 1936) è la sua famiglia a detenere il futuro del Regno. L’era del nuovo Re dura però poco in quanto la salute del sovrano risulta essere molto precaria: muore improvvisamente nel 1952 e la corona passa alla sua primogenita Elizabeth Alexandra Mary, 25 anni e già mamma di Carlo e Anna.

Fino ad allora, poco si era visto e saputo della giovane Elisabetta: l’impegno nell’esercito durante la Seconda Guerra Mondiale (fu autista e meccanico per i mezzi militari), un discorso per incoraggiare i giovani all’ottimismo durante i tempi più cupi del conflitto, i primi impegni ufficiali una volta raggiunta la maggiore età. La prima occasione per brillare di luce propria è il giorno del suo matrimonio con l’affascinante ufficiale Filippo di Grecia, il 20 novembre 1947: nonostante la nazione fosse ancora scossa e provata dagli anni di conflitto, l’evento fu anche un’occasione di festa per l’intero paese e un simbolo di rinascita e ritorno alla normalità. Per intravedere i prodromi di Elisabetta la comunicatrice dobbiamo aspettare il coronation day del 1953: fu il primo evento reale trasmesso in diretta televisiva, per volere degli stessi Elisabetta e Filippo. È chiara l’intuizione circa l’enorme potenzialità del mezzo televisivo che allora andava affermandosi ma era ancora appannaggio di pochi.

Il royal wedding visto dall’Istituto Luce

A questo si aggiunge il primo discorso di Natale trasmesso in tv, nel 1957. Nell’incipit, è la stessa Elisabetta a spiegare la sua volontà di, finalmente, poter essere vista anzichè solo ascoltata (fino ad allora, infatti, il discorso era sempre stato radiofonico). Una tradizione iniziata allora e mai interrotta.

IL DOCUMENTARIO SCOMPARSO

Nel 1969 un’altra decisione rivoluzionaria: forse per dare un’immagine della famiglia reale più easy e vicina al popolo (gli anni ’70, del resto, sono alle porte) Elisabetta decide di farsi seguire fin nei suoi appartamenti privati per un intero anno da una troupe della BBC. Quello che ne risulta è un documentario (oggi lo chiameremmo docu-reality, un po’ come The Osbournes o So NoTORIous) intitolato semplicemente Royal Family che in 105 minuti racconta la vita di Elisabetta, Filippo e i figli Carlo, Anna, Andrea ed Edoardo anche e soprattutto nei loro momenti intimi. Via allora alle immagini che li mostrano durante le grigliate di famiglia, le vacanze, le occasioni di relax a palazzo e fuori. Il documentario, effettivamente trasmesso dalla tv di Stato inglese, fu un grande successo di pubblico. Solo dopo la messa in onda, però, la famiglia reale realizzò di aver commesso un errore.

Non solo uno stile aulico e “antico”, decisamente ingessato e poco adatto alla dinamicità del mezzo. Non solo alcune frasi infelici e gaffes pronunciate dai coniugi reali davanti alle telecamere (e puntualmente incluse nel montaggio finale) che potevano mettere la Corona in imbarazzo: in quel momento il Regno Unito stava attraversando un momento di crisi economica che stava mettendo in ginocchio il ceto medio e la numerosa classe operaia. Stava nascendo la contestazione e la ribellione veicolata dal movimento punk nato proprio nell’operosa Inghilterra industriale e forse, venne considerato, non era poi il caso di far vedere una famiglia che viveva tranquilla nello sfarzo e nell’agio, mentre il popolo faticava a portare il pane a tavola.

Elisabetta e Filippo in una scena di “Royal Family” (image credit elle.it)

Considerate le feroci critiche e il sentiment negativo generale che il prodotto finale generò, Elisabetta ordinò la sparizione del materiale e la damnatio memoriae. Da allora se ne videro solo dei brevi spezzoni, alcuni dei quali riproposti durante le celebrazioni del Giubileo di Diamante. Del contenuto nella sua interezza non si seppe più nulla fino al gennaio 2021 quando comparve in versione integrale su YouTube caricato da un misterioso utente (e poi subito rimosso per copyright claim).

ELISABETTA E I MEDIA

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Mentre i membri della Royal Family diventavano, via via, gli ospiti preferiti dei tabloid e delle pagine scandalistiche, la stampa inglese (e mondiale in generale) ha sempre trattato Elisabetta con rispetto e deferenza. Del resto, il suo stile di vita austero, mai sopra le righe, perfettamente inquadrato nel rigido protocollo, non poteva che incutere autorità. Elisabetta era la donna più potente e influente del mondo e come tale si comportava. Sempre perfetta, sempre impeccabile, mai una sbavatura. A partire dalla sua immagine: il taglio di capelli sempre uguale, il trucco curato ma appena accennato, lo stile inconfondibile. Impossibile pensare a lei senza associarla ai suoi dress coat colorati, le sue scarpe scure a mezzo tacco, la borsetta al braccio (sempre lo stesso modello, fedele compagna di un regno durato 70 anni), il filo di perle luminoso e discreto, le spille preziose e, soprattutto, gli immancabili e stravaganti copricapi. Certamente per essere vista, come il protocollo recita, ma anche e soprattutto per lanciare dei messaggi a sudditi, giornalisti, avversari e alleati.

image credit paperblog.com

La “Pantone queen”, come è stata soprannominata, preferiva il non verbale: la sua comunicazione passava attraverso la scelta dei gioielli, gli accessori, le foto alle sue spalle durante i discorsi ufficiali. Da quello, più che dalle sue parole, era possibile carpire il suo umore e il suo pensiero. Il ruolo del monarca inglese, del resto, è da sempre caratterizzato dalla massima neutralità. Non può e non deve esporsi, nè fare alcun commento politico. Nel corso del suo regno Elisabetta ha accolto a colloquio ben 15 Premier (l’ultima, Liz Truss, appena due giorni prima di morire). Per nessuno mostrò apertamente simpatia o antipatia. Si dice che apprezzasse particolarmente Winston Churchill che la guidò come un amorevole padre all’inizio della sua reggenza e di contro si mormora che la Iron Lady Margaret Thatcher le fosse particolarmente invisa.

In questo regno infinito, ricordiamo un solo grande momento critico. Nel 1997 scompare tragicamente (e c’è chi ancora dice, misteriosamente) la principessa Diana, divorziata moglie del futuro re Carlo III e madre dell’erede e neo Principe di Galles William. La prima reazione di Elisabetta e della casa reale tutta è quella di assoluta chiusura. Giustificando il gesto come volontà di protezione verso i figli di Diana e Carlo, allora ancora minorenni, Elisabetta sparisce dai radar e si produce in un ostinato mutismo. Mentre il popolo piange in maniera molto plateale una principessa amatissima e da sempre estremamente vicina alla gente comune, critica aspramente la scelta della sovrana di non mostrarsi e non partecipare. La popolarità della monarchia è ai minimi storici. A salvarla è il premier Tony Blair che prende in mano la situazione e consiglia a Elisabetta una partecipazione pubblica. La Regina accoglie il suggerimento e compare in tv con un messaggio accorato e ricco di parole di riconoscenza verso Diana. Un gesto forse scontato, sicuramente tardivo, ma che è sufficiente ai sudditi per riabilitare questa anziana sovrana apparsa, per la prima volta, incerta, spaesata e non così infallibile.

Elisabetta sembra aver imparato la lezione: lentamente ma inesorabilmente acquisisce la consapevolezza che un cambiamento è inevitabile e necessario. Con il 2000 alle porte, anche la Monarchia deve cambiare, deve dimostrarsi più vicina possibile ai sudditi, al popolo. La Regina più inavvicinabile e ieratica deve diventare pop.

IL NUOVO MILLENNIO DI ELISABETTA: I SOCIAL, I GIUBILEI E QUELLA VOLTA CHE FU UNA BOND GIRL

Detto, fatto. Chissà, forse deve essere stata una fatica per lei, da sempre poco abituata al calore e alla confidenza, ma tant’è. Elisabetta inaugura gli anni 2000 con un corso comunicativo del tutto nuovo e inedito: si concede larghi sorrisi in pubblico, in alcune occasioni anche delle lacrime di commozione. Permette al pubblico di apprezzare il suo proverbiale humour di cui si diceva fosse dotata pronunciando battute sagaci durante le occasioni ufficiali. Spezza (o perlomeno, incrina) il protocollo e soprattutto diventa bisnonna. Circondata dai piccoli di casa Windsor si ammorbidisce e, complice anche un alleggerimento dei suoi doveri a causa dell’età, appare più serena e meno austera.

Un esempio sono le Olimpiadi di Londra del 2012, le trentesime dell’era moderna. L’occasione è imperdibile, il Regno Unito tutto deve brillare come non mai. La cerimonia di apertura, con lo stadio di Wembley come palcoscenico e la direzione di Danny Boyle deve essere ricordata per sempre. Lo storyboard prevede un magnifico racconto della grandezza del popolo riunito sotto la Union Jack, in tutti gli ambiti: storico, sportivo, artistico. L’obiettivo è celebrare tutte le eccellenze inglesi. Viene il momento di un’icona british, quel James Bond nato dalla penna del vero agente segreto Ian Fleming e consegnato all’immortalità eterna dal fascinoso scozzese Sean Connery nei film tratti dai romanzi.

James Bond è l’agente al servizio di Sua Maestà e in quel momento, il suo volto è quello di Daniel Craig. La produzione chiede a Buckingham Palace il permesso di girare alcune scene con Craig a palazzo, da utilizzare durante un segmento della cerimonia di apertura dei Giochi. La Regina accorda il permesso ma a una condizione: vuole partecipare. Quello che ne deriva è uno straordinario momento di televisione, ma anche un iconico momento storico: non era mai accaduto che un sovrano si prestasse, con tanta autoironia e allo stesso tempo compassata serietà, a una fiction televisiva. Challenge accepted, target acquired: Sua Maestà è nella storia dei media di ogni tempo, interpretando la più prestigiosa delle Bond girls.

Le Olompiadi sono un punto di arrivo di un percorso iniziato con l’apertura del canale ufficiale YouTube della Monarchia inglese, primo approdo della Royal Family su internet e sui social. Per la prima volta, è il Palazzo ad avere il controllo delle notizie che lo riguardano e da quel canale, aperto nel 2010, passano tutte le comunicazioni e le dirette delle occasioni istituzionali, dei matrimoni, del funerali e dei discorsi ufficiali. Da lì a breve compaiono gli account (tutti rigorosamente verificati) su Facebook, Instagram e gli altri social ed è una pioggia di like e condivisioni. Addirittura, pareva che Elisabetta possedesse un account personale sotto pseudonimo: notizia suggestiva, ma mai appurata.

Da vera icona pop, Elisabetta è inarrestabile: la sua popolarità non conosce confini e, probabilmente divertita dalla sua esperienza come Bond girl, si mostra in tv sempre più spesso, raccontando e raccontandosi. In occasione dell’anniversario della sua incoronazione, si concede di comparire in un documentario della BBC in cui è lei stessa a raccontare quel giorno così cruciale: aneddoti inediti dalla viva voce della protagonista, una cosa che solo qualche anno prima sarebbe stata impensabile. Eccola mentre descrive, con ironia e inaspettata leggerezza, il pezzo più prezioso dei Crown Jewels, la Corona Imperiale.

Nel 2016 c’è spazio anche per uno spot, l’unico. L’occasione sono gli Invictus Games (delle Paralimpiadi speciali, riservate alle Forze Armate), evento che da qualche anno è patrocinato e organizzato dall’amato nipote Harry. In questo promo, sono insieme a “sfidare” la compagine statunitense guidata dai combattivi Barack e Michelle Obama.

L’ultimo atto di una vita sotto i riflettori è il Giubileo dei 70 anni di regno, a giugno 2022. Affaticata, provata dall’età e dalla recente morte dell’amato Filippo, Elisabetta cerca di essere più presente che può agli eventi organizzati in suo onore. Riesce però ad esserci fisicamente solo il primo e l’ultimo giorno, delegando i familiari (Carlo in testa) a rappresentarla nelle varie occasioni. Ma vuole fare un altro regalo al mondo: il concerto sul Royal Mall in suo onore si apre con un contributo filmato in cui la Regina prende un te con un’altra icona british, l’orsetto Paddington. L’intermezzo deflagra come una bomba sui social, diventa immediatamente virale: è un’altra pietra miliare di un simbolo di un’epoca che si avvia lentamente al declino, ma che dimostra con una volontà incrollabile l’intenzione di lasciare un segno permanente nei ricordi di tutti. È chiara oltretutto la volontà di rivolgersi al pubblico più giovane, ai bambini; quasi come un voler riporre, ancora una volta, la speranza nel futuro e nelle giovani generazioni, sudditi del domani.

E siamo ai giorni nostri. 96 anni, malferma sulle gambe, curva sul bastone, ma ancora in piedi e sorridente, Elisabetta compare per l’ultima volta in pubblico due giorni prima di morire, come abbiamo detto, quando accoglie a Balmoral la nuova premier Liz Truss e le conferisce ufficialmente l’incarico del nuovo Governo. L’ultima immagine è malinconica ma rassicurante. Lo sguardo è presente, le parole lucide, il sorriso appare sincero. È l’ultima Regina, che si consegna così all’immortalità e alla Storia, quasi consapevole di quello che di lì a poco inesorabilmente accadrà.

L’ultima foto della Regina Elisabetta, scattata il 6 settembre 2022 a Balmoral (image credit news.sky.com)

Com’è ovvio, comprensibile e giusto, la notizia della sua morte ha sconvolto il mondo e l’eco è, al momento in cui scriviamo, ancora lontana dallo spegnersi. Il protocollo sta andando avanti, la Storia sta già scrivendo nuove pagine con nuovi protagonisti. Del resto, è così che deve andare. Tra le tante parole che sono state spese, e le tante che verranno, scegliamo il dolce saluto di Paddington, che è anche il nostro.

Happy and glorious, ever after.

…ci leggiamo presto!

Sempre più grandi, grazie a Te.

Cara lettrice e caro lettore, se fai parte delle quarantamila persone che ogni mese sceglie di leggere La Gazzetta Del Pubblicitario per informarsi, arricchirsi o divertirsi, questa lettera è per te…

credits immagine di copertina: account social ufficiali UK Monarchy

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Se fossi un verso di una canzone sarei “Tanta nostalgia degli anni ‘90, quando il mondo era l’arca e noi eravamo Noè”. Scrivo da quando avevo nove anni e il giorno in cui sono diventata giornalista pubblicista è stato uno dei più belli della mia vita. Come lavoro non mi occupo di pubblicità in senso stretto, ma mi sarebbe molto piaciuto. Teledipendente, gattara, creativa. Testa tra le nuvole e piedi per terra. Non pugliese, salentina!

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