Perché i Muse sono rockstar anche dell’unconventional marketing

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4 Giugno 2022
Tocca mettersi comodi
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Per chi li ha conosciuti nei primi anni del nuovo millennio, erano “la band dei palloncini enormi ai concerti”, per chi li ha scoperti più di recente sono “quelli dei droni allo stadio”. Comunque li vogliate chiamare, grazie alla potenza della loro musica, all’energia che riescono a trasmettere con le performance live e – perché no? anche grazie ad iniziative di marketing decisamente inusuali, sono capaci di fidelizzare i loro fan di più lunga data e di attrarne sempre di nuovi, regalando da ormai più di vent’anni scariche di adrenalina a chi li ascolta. Parliamo dei MUSE, una tra le rock band più famose al mondo. Alzate il volume e tenetevi forte: in occasione dell’imminente lancio del nono album della band, Will of The People, stiamo per scoprire come il marketing è tra i segreti del loro successo!

Con otto album in studio, oltre quaranta singoli, numerosi premi tra cui otto NME Award, cinque MTV Europe Music Awards, due Grammy Awards (nonché cinque premi come “Uomo più sexy” al frontman), la band inglese MUSE ha costruito in oltre vent’anni di carriera un vero e proprio impero del rock, riuscendo a coniugare il sound heavy della chitarra elettrica distorta a sonorità tipiche della musica classica, dando vita ad uno stile unico ed inconfondibile nel panorama musicale mondiale. 

La band nasce a Teignmouth, in Inghilterra, nel 1992 da tre ragazzi appena quattordicenni: Matthew Bellamy, chitarra, piano e voce, Chris Wolstenholme, basso, e Dominic Howard, batteria. Il primo successo della rock band risale al 1994 ad una competizione tra gruppi scolastici: i Rocket Baby Dolls, come si faceva chiamare all’epoca il trio, vince il talent non tanto per le canzoni proposte (tra cui anche una cover di “Tourette’s” dei Nirvana), ma soprattutto per il trucco indossato dai tre giovani e per l’idea del frontman Matthew Bellamy di distruggere tutta l’attrezzatura sul palco una volta terminata l’esibizione, lasciando la giuria a bocca aperta.

Image credits: Tenor

La vittoria della competizione diventa il trampolino di lancio per la band, la quale cambia nome in MUSE. La scelta del nuovo nome della band è la prima vera azione di marketing della band: MUSE è un nome breve, facile da ricordare e il logo è bello da vedere nei cartelloni pubblicitari, niente di più, niente di meno. Se non è marketing questo!

La scalata dei MUSE diventa inarrestabile: i primi due album, Showbiz e Origin Of Symmetry stupiscono per lo stile eclettico e il timbro potente, ma è con il loro terzo album, Absolution, pubblicato nel 2003, che la band raggiunge fama a livello mondiale spazzando via le critiche mosse da alcune case discografiche che si erano dette insoddisfatte dei due lavori precedenti. Dall’album vengono estratti ben cinque singoli tra cui ricorderete certamente Time Is Running Out e Hysteria.

Negli anni successivi, i MUSE producono altri cinque album andando a modificare nel tempo il proprio stile per non rischiare di fossilizzarsi su una nicchia troppo ristretta di seguaci e tenendo sempre viva l’attenzione sulla band: il trio riesce infatti a stimolare l’engagement sia dei fan storici sia di tutte le persone che ascoltano per la prima volta le loro composizioni tramite delle azioni mirate di brand awareness.

Sapevate ad esempio che per promuovere l’uscita del primo singolo Won’t Stand Down estratto dal prossimo album Will of the People, la cui data di uscita è prevista per il 26 agosto 2022, la band ha creato un filtro instagram? Chiunque ha la possibilità di ascoltare un estratto del brano e di vestire i panni di un misterioso personaggio mascherato che compare nella clip della canzone.

La band non è nuova a questo tipo di iniziative: anche negli anni precedenti, Matthew Bellamy e soci si sono divertiti a tenere vivo interesse attorno alla propria band con una serie di strategie non convenzionali.

Vediamo di seguito alcune delle operazioni più riuscite della band!

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“acqua cold tomato” o “qua@aol.com”?

Durante il loro tour negli States. del 2005, i MUSE vengono coinvolti, a loro insaputa, in una caccia al tesoro realizzata dai fan: qualcuno, notando nelle setlist una nuova canzone indicata come “NEW SONG – DES”, ipotizza che “DES” sia l’acronimo del titolo del nuovo pezzo e la community dei musers si attiva per tentare di capire quale potrebbe essere la song name.

Nonostante si tratti solo di un fraintendimento – la nuova canzone non ha ancora un nome e “Des” è una nota lasciata per ricordare ad un tecnico di nome Des di utilizzare dei settaggi acustici particolari – la band coglie al volo il polverone sollevato dai fan e inizia ad inserire nelle tracklist di tutti i concerti alcuni anagrammi, alimentando il mistero e assieme ad esso anche l’interesse della community: la soluzione di uno di questi enigmi (aqua cold tomato) porta all’individuazione di un indirizzo email (qua@aol.com) che, se contattato, restituisce delle coordinate e un codice.

Le coordinate portano a un ponte situato in Texas, mentre il codice altro non è che la combinazione per aprire il lucchetto di una bicicletta firmata dalla band, “abbandonata” dai MUSE sul ponte perché impossibilitati a riportarla in Inghilterra una volta terminato il tour negli States.

Un fan ha guidato per dieci ore per recuperare la bicicletta. Non solo, ma lungo il tragitto, per l’emozione di portare a termine la missione, ha preso una multa per eccesso di velocità!

Quando si dice dedizione…

image credits: hp-ph.com

I soldi non piovono dal cielo… i Musos sì!

Denaro lanciato con cannoni ad aria verso il pubblico. Impossibile? No, si tratta di un’altra singolare operazione dei MUSE, i quali, durante varie tappe un loro tour del 2013, “sparano” migliaia di banconote false denominate Musos in direzione della folla ai loro concerti.

Viene poi lanciato un misterioso sito web denominato Bank of Muse, in cui i fan della rock band sono invitati a depositare i Musos raccolti, accedendo tramite il proprio profilo Facebook. Una volta depositata una quantità sufficiente di cartamoneta da parte degli utenti, il gruppo rilascia dei contenuti esclusivi relativi al tour e vengono inoltre estratti venti fortunati vincitori di poster firmati dalla band. Nel 2013 non li avremmo ancora chiamati fan token, ma andiamo molto vicini a una strategia di fidelizzazione oggi molto utilizzata!

Anche in questo il tam tam creato ha portato a un estremo successo della campagna promozionale curata da Lee Martin.

La caccia al tesoro più grande del mondo – Project Eurasia

Per promuovere il loro quinto album The Resistance, nel 2009 i MUSE mettono in piedi niente di meno che una caccia al tesoro su scala mondiale durata una settimana, nome in codice Project Eurasia.

La band trascina i propri fan in un gioco di spionaggio che alterna mondo reale a mondo virtuale. A chi decide di prendere parte alla caccia al tesoro viene richiesto di risolvere degli anagrammi rilasciati dalla band: una volta risolti, viene dato accesso a delle coordinate presso cui recarsi per recuperare delle chiavette USB consegnate da degli “agenti segreti”. Man mano che i fan risolvono le varie fasi del gioco, vengono rilasciati dei frammenti di una nuova canzone denominata Ununited States of Eurasia

image credits: muse.mu

Il gioco si fa ancora più concitato e la community non sta più nella pelle quando viene lanciata l’ultima fase, una vera e propria corsa contro il tempo per ritrovare l’ultima chiave USB e inserire il codice nel sito web. Il fallimento della missione comporterebbe  una misteriosa “attivazione della Resistenza” a livello globale.

Fortunatamente i fan riescono a portare a termine la missione prima dello scadere del tempo, dando così la possibilità a tutti i musers di ascoltare il pezzo per intero, ora denominato United States of Eurasia, comprensivo anche di un outro, il Notturno op. 9 n. 2 di Fréderic Chopin suonato al pianoforte dal frontman della band.

La campagna di marketing, realizzata dall’entertainment company Six to Start, realizza cifre da capogiro: il sito web dedicato alla caccia al tesoro ottiene nel giro di una settimana oltre 2,7 milioni di visualizzazioni con visitatori da oltre 160 paesi, portando il topic “Ununited States of Eurasia” in trend su Twitter per ben tre volte in sette giorni e generando oltre 50mila download della canzone ufficiale.

e se ancora non vi abbiamo convinti…

Tutto qui? No!

Ve ne intendete di alfabeto morse?

Mettetevi in cuffia, ascoltate il pezzo Starlight dell’album Black Holes And Revelations e prendete nota della parola che viene scandita dal ritmo della batteria… Ancora una volta i MUSE hanno saputo stupire i propri fan con questo piccolo e simpatico “easter egg”!


Curiosi? Trovate la soluzione nel video qui sotto al minuto 2:19!

Ci leggiamo presto!

Sempre più grandi, grazie a Te.

Cara lettrice e caro lettore, se fai parte delle quarantamila persone che ogni mese sceglie di leggere La Gazzetta Del Pubblicitario per informarsi, arricchirsi o divertirsi, questa lettera è per te…

cover image credits: hp-ph.com

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Veneziano di terraferma, classe 1987, nato con la penna in mano e la testa tra le nuvole. Credo nel potere delle parole, amo i dettagli che stonano, trovo nuovi sensi nelle cose guardandole sottosopra. Aeroplanino, barchetta o tappeto volante, ogni foglio può trasformarsi nel mezzo per un viaggio diverso: con le mie parole vi guiderò verso nuove avventure!

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