Con la nuova identità firmata St.John’s, OBE trasforma il proprio rebranding in una dichiarazione di metodo: nel mercato dei contenuti di marca, anche l’identità visiva deve diventare un linguaggio vivo
Ci sono rebranding che aggiornano un’immagine. E poi ci sono rebranding che raccontano una trasformazione più profonda. Quello di OBE – Osservatorio Branded Entertainment appartiene alla seconda categoria: non un semplice restyling grafico, ma un sistema identitario pensato per muoversi, adattarsi, cambiare configurazione e restare riconoscibile. In altre parole, un’identità che si comporta come il settore che rappresenta.

Il concept scelto per la nuova brand identity è già una sintesi efficace: “the entertaining logo”. Un logo che non si limita a firmare, ma interpreta; non chiude un contenuto, ma lo accompagna; non resta fermo, ma genera combinazioni. La nuova identità, sviluppata da St.John’s, agenzia creativa indipendente e associata OBE, è stata presentata l’11 maggio 2026 come un sistema visivo dinamico, capace di adattarsi a diversi touchpoint e contesti narrativi.
La scelta appare coerente con la natura stessa di OBE. L’associazione si definisce punto di riferimento in Italia per lo studio, la promozione e la valorizzazione del branded entertainment come leva strategica della comunicazione integrata di marca; riunisce gli attori della filiera, dalle aziende agli editori, dalle agenzie ai centri media, fino a istituzioni e università.
In questo contesto, il rebranding non è un accessorio estetico, ma una presa di posizione: se i brand oggi devono imparare ad abitare l’intrattenimento, anche chi osserva e interpreta quel mercato deve parlare la lingua della fluidità.
Il nuovo logo di OBE nasce proprio da questa esigenza. Cinema, podcast, sport, musica e territorio sono ambiti sempre più interconnessi, nei quali i confini tra formato, contenuto e piattaforma diventano permeabili. Il branded entertainment non è più solo una disciplina laterale rispetto alla pubblicità tradizionale, ma un terreno in cui le marche costruiscono relazione, attenzione e valore culturale. OBE stessa descrive il branded entertainment come un prodotto editoriale ideato, realizzato e finanziato da un brand, orientato a intrattenere un pubblico in coerenza con i valori della marca e con le caratteristiche della piattaforma.
È in questa cornice che l’“entertaining logo” diventa più di un esercizio di design. È una metafora operativa. OBE non sceglie un segno statico per presidiare un mercato mobile, ma un’identità modulare, capace di evolvere nel tempo senza perdere coerenza. È un principio che richiama da vicino la maturazione del branded entertainment: non più solo presenza del brand dentro un contenuto, ma costruzione di ecosistemi narrativi, esperienze e linguaggi capaci di generare coinvolgimento.
Lo confermano anche i dati più recenti diffusi dall’associazione: nel 2025 il mercato italiano del branded entertainment ha registrato una crescita del 7%, raggiungendo investimenti pari a 783 milioni di euro. Nello stesso anno OBE ha analizzato 500 casi italiani e internazionali e ha ampliato il proprio raggio d’azione tra ricerca, formazione, eventi e monitoraggio del settore.
Il rebranding arriva quindi in un momento non casuale: mentre il mercato si struttura, anche l’osservatorio rafforza la propria funzione di piattaforma culturale e professionale.
“Il Branded Entertainment sta attraversando una fase di maturazione, in cui contenuti, formati e linguaggi si contaminano sempre di più. In questo scenario, anche OBE evolve: la nuova identità non è solo un cambiamento visivo, ma uno strumento per rappresentare in modo più chiaro e coerente il nostro ruolo all’interno del mercato”, commenta Emanuele Nenna, Presidente di OBE.
“Questo lavoro di branding è lo specchio di come lavoriamo in St.John’s: un modello di lavoro fluido e veloce, con una grande dose di intrattenimento anche nella creazione del progetto”, sottolinea invece Gigi Pasquinelli, Partner e Creative Director di St.John’s. “È stato un progetto bello sia nell’output sia nella metodologia, oltre a rappresentare un tassello importante nello sviluppo della nostra expertise in branding e design, che sta diventando sempre più un asset della nostra crescita.”
Il punto più interessante del rebranding è forse proprio questo: OBE non comunica il cambiamento, lo mette in scena. Il logo diventa contenuto, il sistema visivo diventa comportamento, l’identità diventa una piccola piattaforma narrativa. In un’epoca in cui la marca non può più limitarsi a comparire, ma deve saper partecipare, anche un osservatorio deve aggiornare il proprio modo di essere visibile.
Per un’associazione che studia come i brand entrano nell’intrattenimento, un’identità ferma sarebbe stata quasi una contraddizione. OBE sceglie invece di muoversi. E, da maggio 2026, quel movimento è diventato parte del suo segno.
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