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Elon Musk ed il lanciafiamme di Boring Company

Quella volta in cui Elon Musk ha venduto 20.000 lanciafiamme per finanziarsi

Tempo di lettura: 4 minuti

L’eccentrico miliardario sudafricano non smette mai di stupirci: la sua Boring Company scava tunnel ultra tecnologici, ma che c’entra un lanciafiamme?

Immaginate di dover affrontare un’apocalisse zombie, come se vi trovaste in un videogioco: quale arma vorreste trovare nella cantina di casa? Un fucile? No, i colpi finirebbero troppo in fretta. Una spada? Potrebbe rompersi. Un lanciafiamme, così risponderebbe Elon Musk, probabilmente con il ghigno beffardo di chi è consapevole di aver appena trollato il mondo intero.

Ma che cosa c’entra un lanciafiamme con Elon Musk? Abbiate pazienza, a breve capirete.

Elon Musk e la sua azienda “noiosa”

Un modello di Tesla Model X all’ingresso del tunnel di prova scavato nei pressi della sede di The Boring Company – Foto: Business Insider

The Boring Company nasce a Hawthorne, California, nel 2016, inizialmente come costola del colosso SpaceX, salvo poi scindersi nel 2018 per volere dello stesso Elon Musk.

Il compito iniziale di The Boring Company durante la sua “permanenza” sotto le grandi ali di SpaceX era quello di studiare e progettare infrastrutture adatte a ospitare un Hyperloop, la rete ferroviaria sotterranea a levitazione magnetica ideata da Elon Musk. Gli ingegneri, quasi tutti già collaboratori di Tesla o SpaceX, iniziarono ben presto a interrogarsi sull’effettiva utilità di tunnel sotterranei ultra-tecnologici nella gestione del traffico nei grandi centri metropolitani e da qui l’idea di scindere l’azienda dal gruppo principale.

Il primo tunnel di prova venne scavato già nel 2017 all’interno della sede di SpaceX, con l’intento di creare un’infrastruttura sotterranea ad alta tecnologia in grado di trasportare merci e persone in poco tempo da una parte all’altra dell’azienda, un vero e proprio parco tecnologico condiviso tra le principali aziende dello stesso Elon Musk.

Una volta testata l’effettiva fattibilità del progetto su piccola scala, l’azienda iniziò a proporre ad alcune fra le più grandi città americane, tra cui la vicina metropoli di Los Angeles, infrastrutture sotterranee per alleggerire il traffico sulle principali arterie stradali in superficie, riscuotendo non pochi successi tra le amministrazioni locali statunitensi, da sempre alla ricerca di soluzioni innovative e sicure per implementare le reti stradali metropolitane.

Elon Musk alla presentazione del tunnel di The Boring Compani – Foto: LA Times

Ogni sogno che si rispetti, però, necessita di fondi per divenire realtà, soprattutto se il costo di realizzazione di appena un chilometro di tunnel si aggira intorno ai 15 milioni di dollari. Come fare? Con parecchio carisma, naturalmente, e facendo leva sul nome equivoco dell’azienda stessa. Già, perché to bore in inglese significa sì annoiare, ma anche, ovviamente, perforare e gli utenti del web l’hanno capito solo dopo.

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Il non lanciafiamme di Elon Musk

Gennaio 2018, Hawthorne. The Boring Company, dopo la scissione dall’azienda madre, ha causato non poco malcontento tra gli shareholders di SpaceX. Lo scavo del tunnel di prova è un successo, ma solo dal punto di vista mediatico, dato che l’azienda si trova ad affrontare una pesante crisi di liquidità. Come risolvere il problema? Inventandosi un’apocalisse zombie… O così sembrerebbe.

L’identità e l’operato di The Boring Company, prima di una delle più geniali operazioni di marketing degli ultimi anni, risultavano pertinenza di soli esperti in ambito scientifico e ingegneristico. Elon Musk sa bene che nessun progetto avrebbe vita lunga senza il favore del grande pubblico del web, pur dovendo mantenere contatti con tecnici del settore e potenziali appaltatori: da qui la necessità di un’operazione di marketing sovversiva, in grado di scatenare un vero e proprio polverone mediatico.

Un semplice tweet, 12 mila retweet, 37 mila like, oltre mille commenti: “Il lanciafiamme di The Boring Company animerà ogni festa”. No, non era affatto uno scherzo: cliccando sul link condiviso era possibile preordinare uno dei soli 20 mila lanciafiamme disponibili, alla modica cifra di 500 dollari l’uno, abbinati all’utile estintore dal prezzo “ridicolmente fuori mercato”, proprio come era descritto sul sito ufficiale della compagnia. Tutti i prodotti andarono sold out nel giro di qualche giorno, generando un ritorno per la compagnia di oltre 10 milioni di dollari. Incredibile anche solo a pensarci.

Il caos mediatico, com’era prevedibile, attirò però anche l’attenzione delle autorità preposte alla sicurezza territoriale degli Stati Uniti, che tentarono in tutti i modi di bloccare le spedizioni verso i destinatari finali. Non si trattava, però, di un vero e proprio lanciafiamme, illegale per ovvi motivi, bensì di una fiamma ossidrica modificata per assomigliare ad un dispositivo di protezione post-apocalittico. La soluzione? Semplice: modificare la dicitura sulla confezione in “non contiene un lanciafiamme”. Non se ne accorgerà mai nessuno! (*inserire risata malefica* – ndr.)

L’operazione fu un vero e proprio successo, sia dal punto di vista mediatico che, ovviamente, da quello commerciale, il tutto condito da una buona dose di carisma e meme a cura del geniale Elon Musk, che addirittura si trovò a smentire voci secondo le quali avrebbe organizzato una minuscola apocalisse zombie per generare artificialmente domanda di lanciafiamme. Memes for years.

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Lo sappiamo bene noi di Gazzetta che quando si tratta di Elon Musk ci si può aspettare di tutto, ma proprio tutto, come vi abbiamo già raccontato analizzando il caso del finestrino rotto durante la presentazione di Cybertruck. Tra le aspettative di vivere su Marte entro il 2054 ed un probabile contratto con il CERN di Ginevra per la realizzazione del nuovo Future Circular Collider, un anello sotterraneo di oltre 100 chilometri di diametro, staremo in trepidante attesa che questo genio del marketing muova la prossima pedina sulla sua immensa scacchiera solo per potervela raccontare.

Ci leggiamo presto!

Federico Peverelli

federico@lagazzettadelpubblicitario.it

Ciao! Sono Federico. Sono rapito da qualsiasi cosa possa essere commentata, ma il mondo della pubblicità mi ha sempre affascinato più di qualsiasi altra cosa. Ah! Sono perennemente in ritardo, ma sulle notizie prometto che sarò sempre puntuale.

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