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AdvHistory | Levi’s, Flat Eric e un successo nonsense

Tempo di lettura: 3 minuti

Negli anni 90-2000, Flat Eric è stato il pupazzo per eccellenza, oggetto cult degli automobilisti più alla moda. Fu il protagonista della campagna Levi’s, che ebbe un successo planetario. AdvHistory vi racconta una serie di spot che conoscerete, ma di cui forse non sapete tutto.

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Flat Eric è una di quelle figure di cui difficilmente si ricorda il nome ma sicuramente si ricorda il volto. Si tratta di quel pupazzo giallo dalla faccia tosta e il sorriso tenero, protagonista indiscusso di quegli spot Levi’s del 1999 con quella colonna sonora elettronica che ci è rimasta nel cervello per un’abbondante ventina di anni. Anche questa volta, l’idea di questi spot è semplice e non particolarmente creativa: Flat Eric e il suo non meglio precisato amico “Angel” scorrazzano in macchina per le strade della California a bordo di un’automobile messa male. Entrambi sono vestiti Levi’s, braccati dalla polizia e la fanno sempre franca perché, al momento giusto, gli officers trovano dei capi Levi’s piegati perfettamente. 

Il primo spot di Levi’s con Flat Eric

Flat Eric in realtà esisteva già da qualche anno prima degli spot: si chiamava “Stéphane” ed era la star dei video musicali di Mr Oizo, un dj produttore francese piuttosto famoso in Francia e in Inghilterra: una marionetta a guanto che l’artista aveva comprato in un mercatino. Due occhietti vispi che nel 1999, hanno colpito Sir John Hegarty – fondatore di BBH Global – che decide di utilizzare il pupazzo per la prossima campagna televisiva di Levi’s. L’idea però era quella di rinominarlo: in un’ottica globale, “Flat Eric” era un nome più internazionale e meno francese, vennero sistemati alcuni dettagli (naso, orecchie) per questioni di diritti di immagine e la nuova creatura venne fisicamente commissionata al team di Jim Henson, che già creò i Muppets.

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I video degli spot, invece, vennero diretti a Los Angeles dallo stesso Mr Oizo, alla prima esperienza in assoluto come regista a 24 anni. Anche per questa inesperienza, le aspettative erano piuttosto basse, così come il budget di produzione, che ammontava a circa 3000 Euro per tre giorni di regia. Ma la domanda che tutti si pongono – “chi è che muove Flat Eric negli spot?” – non è certo il segreto che molti millantano di custodire: ad animare in movimenti di Flat Eric è stato Drew Massey, già direttore artistico di Nickelodeon.

Flat Eric in un nuovo spot Levi’s

Il successo della campagna di Levi’s, arrivò contro ogni previsione: dopo un passaggio negli Stati Uniti, nel 1999 i video arrivarono in Europa ed esplosero. Senza il bisogno di internet e della viralità social di oggi, nacquero siti di fan di Flat Eric, tutti i programmi televisivi ne parlavano, tutti ne imitavano gli spot e il pupazzetto da mettere tra i passeggeri della propria auto divenne un oggetto di culto. Questo spinse anche Mr Oizo a depositare la colonna sonora dello spot, che inizialmente non era neanche prevista: uscì il singolo Flat Beat che, per bocca dello stesso autore “doveva essere solo un po’ di House grezza per 20 secondi di spot, messa assieme il giorno prima di cominciare le riprese” e che invece vendette milioni di copie.

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Ovviamente Flat Eric fu il protagonista del video (per altro molto costoso) che, nell’incredulità di Mr Oizo, rese il suo pupazzetto un’icona: “non capisco il successo di un loop così stupido”. Flat Eric è un personaggio senza tempo: un ciclone inarrestabile che nel corso degli anni fece comparsa in lungometraggi, cortometraggi, pubblicità, video musicali e addirittura serie televisive.

Il video di “Flat Beat” di “Mr Oizo”

Ma perché tutto questo successo? Come prima cosa, Flat Eric incarna quell’immagine – sorridente, tenera, ma anche “irrequieta” e un po’ furbetta – che non puoi odiare: la stessa di quell’amico random che tutti abbiamo e a cui vogliamo un gran bene, che potrebbe vestire Levi’s e che nei sabati sera è capace di tutto. Flat Eric è il nonsense prima del nonsense virale dei social, il tenero che strappa una risata, monetizzato in un pupazzo che potenzialmente mette d’accordo tutti: uomini, donne, tamarri, bambini grandi abbastanza da indicare ciò che vedono alla tv. Attorno ad esso, c’è sempre una musica che lo precede, come tutti i grandi ospiti dei programmi televisivi: quando sai che parte Flat Beat sai che, a un certo punto vedrai Flat Eric. E quando vedi flat Eric, in qualche modo, ti viene voglia di vedere cosa la Levi’s ha da offrire. La pubblicità, esattamente, è tutto questo.

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Marco Pighizzini

p.marco@lagazzettadelpubblicitario.it

Mi piace la pubblicità perché è un'indagine continua sul genere umano. Sono nato in Friuli, cresciuto a Milano e ho scelto di vivere con una baguette sotto al braccio, con grande umiltà e sempre con massima ironia.

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