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A cura di Matteo Zucchi

Zlatan Ibrahimovic: dalle orme di Van Basten al Festival di Sanremo

Tempo di lettura: 6 minuti

Dominante, superbo e mai banale

Tre aggettivi, non a caso il numero perfetto, ci guideranno in questo nostro personale viaggio nel mondo di uno straordinario fuoriclasse. 
Zlatan Ibrahimović ha scritto diverse pagine nei libri di storia del calcio e lo ha fatto a modo suo. Record frantumati a suon di goal, oltre 600, e campionati vinti in tutta Europa. 
Perché sì, non stiamo parlando di una bandiera, ma di un “vagabondo” nel mondo del pallone, un “nomade” che non si è mai fermato. 

Tra qualche riga scoprirete il perché dell’utilizzo non casuale di vagabondo e nomade. 
Svezia, Olanda, Italia, Spagna, Francia, Inghilterra e Stati Uniti sono i paesi che hanno avuto l’onore di godersi le sue prodezze e i suoi eccessi. 

La nostra redazione va oggi a ripercorrere i principali momenti che hanno reso Zlatan Ibrahimović una vera e propria icona, dentro e fuori dal campo fino ad arrivare al Festival di Sanremo.  

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Gli Inizi e il paragone con Van Basten 

Van Basten e Ibrahimović

Il primo grande club che ha visto Zlatan protagonista è l’Ajax, squadra di Amsterdam dalla grande tradizione europea, da sempre fucina di talenti. 

Fin da subito il giovanissimo fuoriclasse svedese è stato paragonato a Marco Van Basten, leggenda dell’Ajax prima e del Milan poi. 

Un accostamento, questo, che poteva pesare come un macigno sulle spalle di qualsiasi calciatore. 

Non sul dominante Zlatan, che a distanza di 20 anni ha affiancato il Cigno di Utrecht tra le icone di Ajax e Milan. 

Dominare e intimidire gli avversari grazie a una prestanza fisica e a un carisma fuori dal comune sono state le basi dei suoi successi.

Se non ci credete, chiedetelo ai difensori che lo hanno affrontato.

Ibrahimović nell’immaginario collettivo

Ibrahimović esulta con la maglia del Milan

Dominante dentro e fuori dal campo, a tratti superbo. 

Autoproclamatosi pochi mesi fa “Dio” di Milano dopo il derby vinto dal suo Milan nello scorso ottobre, Zlatan Ibrahimović ha fatto della superbia una delle sue principali caratteristiche. 

Inevitabilmente questa estrema sicurezza ha contribuito a conferire un’ulteriore impronta alla sua immagine nelle menti delle persone. 

O lo ami, o lo odi, non esistono vie di mezzo. 

 “Credi in Gesù Cristo?”. “Si”. “Allora credi in me, e rilassati”. 

Una normale conversazione tra Carlo Ancelotti, ai tempi allenatore del Paris Saint Germain, e Ibracadabra

Da manicomio per noi umani, non per Zlatan. 

Ibrahimovic e WFP: una buona causa 

Addentriamoci ora nelle principali campagne pubblicitarie che hanno visto Ibrahimović come protagonista assoluto. 

Siamo nel Febbraio del 2015 e si disputa l’incontro di Ligue 1 tra PSG e Caen. Ibrahimović segna, si leva la maglietta ed esulta come suo solito, “l’esultanza di Dio” direbbe lui. Stavolta però c’è qualcosa di diverso rispetto ai suoi soliti tatuaggi. 
Sul suo corpo sono infatti presenti i nomi di decine di persone. L’obiettivo è supportare una campagna per il Programma Alimentare Mondiale delle Nazioni Unite (WFP). 

La campagna si sviluppa a partire da 50 nomi che simbolicamente rappresentano i circa 80 milioni di persone che il WFP attualmente assiste nel mondo in Siria, Iraq, Sudan, Repubblica Centrafricana, Liberia,  Bolivia, Cambogia e Congo.

Per sottolineare il problema della fame nel mondo e il lavoro del WFP per combatterla, Ibrahimović ha tatuato temporaneamente sul suo corpo i nomi di alcuni beneficiari dell’assistenza del WFP.

Una campagna pubblicitaria per una buona causa, rappresentata da un mai banale Zlatan Ibrahimović. 

La Campagna 805 Million Names
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Ibrahimovic e il legame con la Svezia: VOLVO

Ibra, nonostante la sua natura da nomade e vagabondo, è molto legato al suo paese d’origine, la Svezia

Chi meglio di lui quindi come volto della campagna pubblicitaria della nuova Volvo V90
Siamo nel maggio 2016, alla vigilia degli Europei di calcio che vedono la Svezia contrapposta alla nostra Nazionale durante la fase a gironi. 

Nella campagna pubblicitaria si vede Ibrahimović ripercorrere la sua storia da calciatore partendo dagli esordi, dall’adolescenza trascorsa in uno dei quartieri più “difficili” della Svezia, a Malmö, per arrivare alle vette della fama internazionale. 

Si tratta della seconda collaborazione del fuoriclasse svedese con Volvo, in una pubblicità che celebra le menti indipendenti, capaci di pensare fuori dagli schemi. Caratteristiche che legano indissolubilmente Volvo e il capitano della Svezia. 

Spot Volvo V90
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Ibrahimovic e VISA: l’uomo brand 

Zlatan è da sempre sinonimo di vendite. 

Lo sanno bene i numerosi club in cui ha militato: ogni volta che approda in una nuova squadra, le vendite delle sue maglie registrano un picco considerevole. 

Nel 2018, alla vigilia dei Mondiali di Russia, Ibrahimović è fuori dalla Nazionale Svedese.

Per sua scelta, ci teniamo a sottolinearlo. 

Nonostante ciò, a Ibra non piace restare a guardare e non perde l’occasione di esserci grazie a Visa

Così diventa il volto della campagna globale per FIFA World Cup Russia 2018 di Visa.

Dopotutto sarebbe stato difficile trovare un testimonial migliore di lui: una leggenda del calcio svedese e mondiale, ambasciatore delle Nazioni Unite, imprenditore che parla cinque lingue e incarna la natura global del marchio Visa.

Un successo annunciato e garantito, parola di Zlatan.

Visa e Ibrahimović

Essenza di Zlatan

Zlatan Parfums

Perché limitarsi al proprio status all’interno del rettangolo di gioco quando c’è un intero mondo all’esterno da conquistare? 

Ibra has no limits

Nell’agosto 2018, infatti, lancia la sua prima fragranza in esclusiva con la boutique parigina Colette

Zlatan Ibrahimović Pour Homme è il nome scelto per il profumo.

In questa nuova mission imprenditoriale il campione in forza al PSG ha potuto beneficiare della collaborazione di Olivier Pescheux, già autore dell’hit-perfume One Million per Paco Rabanne e di diverse fragranze per Dior, Jil Sander e Moschino

Ad accompagnare il profumo, per non farsi mancare niente, una linea di prodotti per il corpo: gel doccia, spray e un deodorante in due versioni. 

Dominante anche nel mondo imprenditoriale.

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Ibrahimovic e Regione Lombardia insieme contro il COVID-19

Veniamo ora alla, purtroppo, stretta attualità. 

Zlatan Ibrahimović, dopo aver contratto e sconfitto il COVID-19, è infatti sceso in campo in uno spot di Regione Lombardia

Il campione del Milan, fresco di rientro e di trionfo nella stracittadina milanese, ha partecipato attivamente alla sensibilizzazione del pubblico sul rispetto del distanziamento sociale e sull’uso della mascherina, due comportamenti fondamentali per rallentare la diffusione del contagio. 

Lo spot si rivela assolutamente in linea con il personaggio di Ibra, che domina, come in campo, la città di Milano dalla vetta del Palazzo della Regione. 

Il messaggio è forte, netto e mai banale, come Ibra. 

Tu non sei Zlatan, non sfidare il virus”.

Parole forti di un superbo campione. 

Ibrahimovic e Regione Lombardia contro il COVID-19

Ibra a Sanremo: una scommessa vincente 

Ciò che distingue i campioni dagli altri è la capacità di vedere oltre, che sia una linea di passaggio lasciata scoperta dai difensori avversari, oppure una possibilità concreta di successo, al di fuori della propria comfort zone

Zlatan Ibrahimović non conosce il significato del verbo adagiarsi ed è questo uno dei tanti segreti che lo hanno portato in vetta. 

Accettare nuove sfide, squadre, avversari gli hanno attribuito la fama di “nomade”, di “vagabondo” ma lo hanno reso uno dei calciatori più vincenti degli ultimi anni. 

La possibilità di partecipare al fianco di Amadeus e Fiorello alla 71esima edizione del Festival di Sanremo non è altro che una nuova sfida, fuori dagli schemi per un calciatore ancora in attività, in un Milan che proprio in questi giorni sta attraversando una fase cruciale della stagione. 

A Ibra non interessano le polemiche sul suo conto, Zlatan pensa al futuro e non esclude il mondo dello spettacolo tra i suoi futuri (ma non troppo) palcoscenici. 

La prima serata del Festival lo ha visto totalmente se stesso, dominante, superbo e mai banale, nel dettare, in maniera goliardica, le regole del Festival. 

Non di un Festival qualunque, del suo Festival. 

Non a caso, quasi a chiudere il cerchio di una carriera che lo ha visto conquistare paese dopo paese, stadio dopo stadio, ieri sera è stato protagonista di un esilarante siparietto con gli “Abbadeus” (Ibra, Mihajlović, Amadeus e Fiorello ndr.) sulle note di “Io vagabondo”, proprio dei “Nomadi”.

Gli “Abbadeus”

Una scelta coraggiosa ma vincente di un Amadeus alle prese con un Festival di Sanremo decisamente anomalo e complicato.

Per vincere nel calcio come nello spettacolo servono gli uomini migliori. 

Chi meglio di Ibra? 

Ci leggiamo presto!

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Matteo Zucchi

matteo@lagazzettadelpubblicitario.it

Ciao a tutti! Mi chiamo Matteo, ho 26 anni, sono un grande appassionato di sport e non solo. Amo scrivere e veicolare emozioni, sulla carta stampata e sul web. Polemico a volte, spesso, forse troppo, ma sempre in modo costruttivo. Spero ci leggeremo presto da queste parti!

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