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ADV History | MediaWorld, la nazionale e i televisori in regalo

Tempo di lettura: 3 minuti

Con Euro2020 finalmente in partenza, quale miglior occasione per parlare di calcio? Adv History torna indietro ai leggendari Mondiali 2006, quando la campagna “Tifa Italia e vinci” costò cara a MediaWorld, o almeno così sembra. 

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È tempo di Euro2020 e, ogni volta che gli Azzurri entrano in campo, torna in mente il Mondiale 2006: non solo per il trionfo dell’Italia, ma – almeno a noi pubblicitari – anche per quella campagna di MediaWorld che fece tanto discutere in quell’estate di gioie. Parliamo di “Tifa Italia e Vinci”, ovvero la celebre campagna a supporto di quell’offerta folle che, in caso di vittoria finale dell’Italia, ti avrebbe “regalato” il televisore che avevi appena comprato. Mesi prima, durante e dopo quella magica finale contro la Francia, il messaggio era tanto diretto quanto non particolarmente fantasioso: al grido di “tifare Italia conviene di più”, i media nazionali furono invasi da spot che mostravano tifosi stranieri (con lo scontrino in mano) esultare per i gol subiti dall’Italia.


Il successo di “Tifa Italia e Vinciva da sé, prima di tutto perché un televisore gratis è il sogno proibito di un italiano medio che si appresta a vivere un’estate piena di partite di calcio. Oltre a questo, la sfrontatezza dell’offerta di MediaWorld è stata ben più efficace di qualunque mezzo di comunicazione: questo, forse, giustifica un lavoro grafico (e autorale) non esattamente da Oscar. A garantire le adesioni massicce all’iniziativa e il successo in termini di branding, furono l’onnipresenza sui mezzi di comunicazione e l’attivazione di una delle prime grandi campagne pubblicitarie online, in anni in cui i banner online ben piazzati erano più efficaci delle sponsorizzate sui social (disponibili solo in alcuni Paesi e ancora in fase sperimentale).

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Tifa Italia e Vinci” di MediaWorld resta un successo su ogni fronte: anche se gli Azzurri vinsero per davvero il Mondiale, nessun membro del team marketing di MediaWorld (o del team di Cayenne, che ha realizzato gli spot), ebbe problemi a dormire la notte, anzi. Perché finanziariamente, sulla mastodontica scala di una grande distribuzione, la campagna ha portato dei guadagni: un po’ perché non tutti quelli che hanno acquistato il televisore hanno comprato solo il televisore (nessun altro prodotto sarebbe stato rimborsato), un po’ perché i “rimborsi” sono stati erogati in buoni sconto e un po’ perché è molto difficile che ogni singolo acquirente abbia mantenuto perfettamente le prove d’acquisto necessarie per ottenere il rimborso. Dunque, niente di rotto e nessuna crisi aziendale.

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Dal punto di vista creativo, la campagna “Tifa Italia e vinci” ha giocato molto sul grande classico della pubblicità: il disagio del “fuoriposto”, di quelli che strappano sempre una risata. È comico – e quindi piacevole – vedere tifosi stranieri con lo scontrino in mano, mentre vengono sbattuti fuori dal loro gruppo di amici per aver gioito al gol che l’Italia ha segnato contro di loro. Inoltre, è intrigante la sfida velata a una nazionale che, dopo anni di tentativi, effettivamente vince un Mondiale nonostante un pronostico sfavorevole. Da questi presupposti arriva un rumore mediatico enorme, sotto forma di articoli di giornale preoccupati  sulla possibile crisi di MediaWorld in seguito alla vittoria dell’Italia e sotto forma di quelli che potrebbero essere considerati i primi meme italiani di Internet, che presero di mira la presunta disperazione del “direttore marketing” di MediaWorld.

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A conferma del fatto che “Tifa Italia e Vinci” funzionò per davvero, l’offerta venne riproposta (seppur con nomi e condizioni diversi), anche durante i Mondiali di Sudafrica 2010 e Brasile 2014 e gli Europei 2012, spesso tirando in ballo tra i testimonial alcuni grandi protagonisti Azzurri come Materazzi e Chiellini. Insomma, “Tifa Italia e Vinci” è interessante perché è tutto il contrario di tutto: l’Italia vinse (quando non doveva vincere), MediaWorld ne uscì alla grande (quando per tutti i giornali ne sarebbe uscita spennata) e la campagna ha fatto la storia (quando in realtà è l’offerta ad averla spinta). È proprio per questa anima folle che la pubblicità ci piace così tanto.

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Marco Pighizzini

p.marco@lagazzettadelpubblicitario.it

Mi piace la pubblicità perché è un'indagine continua sul genere umano. Sono nato in Friuli, cresciuto a Milano e ho scelto di vivere con una baguette sotto al braccio, con grande umiltà e sempre con massima ironia.

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