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Adv History | Never Say No to Panda: la rivoluzionaria idea di un creativo egiziano

Tempo di lettura: 3 minuti

Pur non essendo mai stata trasmessa in Europa, Never Say No to Panda è una delle prime campagne diventate famose grazie a internet. Questa volta, Adv History allarga gli orizzonti e vola in Egitto, per raccontarvi del Panda più perfido della pubblicità.

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Never Say No to Panda è la campagna che, per la prima volta, fa uscire la nostra rubrica Adv History dai confini europei. Siamo nel 2010, Facebook esiste da due anni (in Italia), non ha ancora raggiunto un’adesione massiccia e, almeno da noi, la potenza dei contenuti virali si stava scoprendo, sotto forma di quei “video divertenti” che il tuo amico geek ti “inoltrava” provando a farti fare una risata. Negli schermi egiziani fa “irruzione” il marchio di formaggini Panda Cheese di Arab Dairy (che in Italia non è in commercio): una serie di video di un panda carino e coccoloso che, ad esempio, rovescia il carrello della spesa di un padre che si rifiuta di comprare il formaggino al proprio figlio. La musica è quella di “True Love Ways” di Buddy Holly : quella classica canzoncina elegante, calma ma esasperante che non può che introdurre un cambio di situazione spiazzante.

È lecito chiedersi come sia stato possibile che una campagna egiziana – di un marchio sconosciuto ai nostri radar – abbia avuto gloria anche in Europa: voilà, la potenza di internet, scatenata forse da quell’interesse verso l’internazionalità portato dai social e la sana ancestrale voglia di farsi una risata davanti ad uno schermo. Niente di diverso da quegli spezzoni di serie tv che sono diventati famosi molti anni dopo la loro effettiva messa in onda televisiva.
La potenza di Never Say No To Panda sta anche nel fatto che del prodotto non viene rivelato nulla (che tipo di latte è? Quali sostanze contiene?), in barba a tutti quei dati su lattosio, calcio e altre sostanze che si conoscono appena. Nonostante questo, la voglia di assaggiare un formaggino Panda Cheese, ti viene.

Dunque, non è difficile capire perché l’idea di Never Say No to Panda abbia funzionato così tanto. Non serve essere esperti di pubblicità per capire che lo “spiazzamento” e il ribaltamento degli stereotipi funzionano (quasi) sempre: soprattutto, se il musetti di un panda (che nell’immaginario collettivo è un animale buono) resta calmo e sorridente anche mentre stacca una flebo a un malato. Soprattutto, questo panda gigante che terrorizza la gente ha venduto uno humor controcorrente, in un periodo in cui essere irriverenti e politicamente scorretti non era ancora così tanto di moda.

Forse inconsapevolmente (o forse no), l’agenzia Elephant de Il Cairo ha centrato in pieno le caratteristiche di un video virale, in un momento in cui Facebook aveva quattro anni di età e in Egitto ancora non si sapeva cosa fosse. Forse anche per questo, Never Say no to Panda ha ottenuto diversi premi nel 2010, tra cui il Dubai Lynx International Advertising Festival, il Leone d’Argento al Festival internazionale di Cannes.

Le curiosità sullo spot sono infinite e vengono direttamente dalla bocca di  Ali Ali, la mente della campagna: “Riguardo la musica, due anni dopo ricevemmo una lettera di alcuni discendenti di Buddy Holly: pensammo fosse una causa milionaria e invece era un bel messaggio di ringraziamento per aver riportato in vita una delle sue canzoni”. Più curioso, l’aneddoto sull’effettivo protagonista dentro al panda, che richiama la proverbiale arte di arrangiarsi quando si fa pubblicità: “Il tizio dentro al Panda in realtà è il direttore di Facebook per il Medio Oriente. Si chiama Ahmed e l’ho scelto a) perché è un mio amico e b) perché è basso. É una brava persona quindi non è stato facile fargli spaccare le cose”.

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Perché dunque, Never Say No To Panda ci interessa? Perché quello di un panda che terrorizza la gente è stato uno dei primi spot pubblicitari divenuti virali e perché a distanza di anni ci ricordiamo di più della marca di un formaggino egiziano (che di quelle dei nostri supermercati). Soprattutto, vedendo l’acquisto “forzato” sotto minaccia del Panda, può essere vista una presa in giro interessante della pubblicità: acquistiamo davvero liberamente? 

Ci leggiamo presto!

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Marco Pighizzini

p.marco@lagazzettadelpubblicitario.it

Mi piace la pubblicità perché è un'indagine continua sul genere umano. Sono nato in Friuli, cresciuto a Milano e ho scelto di vivere con una baguette sotto al braccio, con grande umiltà e sempre con massima ironia.

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