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Red Bull Calcio
A cura di Matteo Zucchi

La ricetta segreta di Red Bull? Il calcio. Ecco perchè

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Tempo di lettura: 8 minuti

“Red Bull ti mette le aaali..”. Tutti avranno sentito almeno una volta nella vita questa frase, e chi nega mente.

Stiamo parlando di Red Bull, la casa produttrice delle celebri bibite energetiche entrate da anni nella quotidianità di tutti noi. 

Identificare però il brand austriaco solo con l’energy drink può risultare offensivo nei confronti del suo co-fondatore, Dietrich Mateschitz, uomo di visione che in prima persona ha ideato una politica societaria di investimenti per dominare non solo gli scaffali dei supermarket ma anche il mondo dello sport. 

RedBull investe più di mezzo miliardo all’anno in questo settore, tra le due scuderie di Formula 1, la sponsorizzazione di quasi cinquecento atleti in un centinaio di sport diversi, dallo snowboard al motocross, la squadra di hockey di Monaco e le sei squadre di calcio

Proprio dal rettangolo di gioco più seguito al mondo comincia la nostra analisi del mondo dei tori rossi, delle loro strategie che, tra amore e odio, stanno sicuramente dando i loro frutti in termini di risultati.

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Red Bull: le sei componenti di una macchina quasi perfetta

Erling Haaland esulta dopo un goal realizzato in Champions League

Il percorso nel mondo del calcio inizia nel 2005, in Austria, con l’acquisto da parte di Red Bull dell’Austria Salisburgo. La strategia intrapresa fin dal principio è la stessa che l’azienda ha sperimentato con successo in Formula 1: la parola chiave è rebranding. Vengono infatti cambiati i colori sociali del club (dal viola, colore ufficiale dal 1933, si passa al bianco-rosso), il logo (che diventano i due celebri tori simbolo dell’azienda), lo stadio (dal piccolo Lehener Stadion si passa alla futuristica Red Bull Arena) e il nome che diventa Red Bull Salzburg. 11 campionati, 7 coppe d’Austria, una Youth League, una semifinale di Europa League e un posto ormai fisso ai gironi di Champions testimoniano come questo sia stato un grandissimo successo della multinazionale austriaca. 

Thierry Henry, uomo immagine dei New York Red Bulls

Il secondo step risale al 2006, anno in cui il progetto calcistico di Red Bull approda negli Stati Uniti, dove l’azienda acquista gli storici New Jersey MetroStars e, sulla falsa riga di quanto fatto all’Austria Salisburgo, li trasforma in New York Red Bulls. La squadra viene rivoluzionata, a partire dallo stadio: viene abbandonato il vecchio impianto dei Giants per la nuova Red Bull Arena. Piccola curiosità: viene abbassato il prezzo dei biglietti, rendendo le partite della squadra gli eventi sportivi di rilevanza nazionale più economici da seguire a New York, spingendo sempre più tifosi allo stadio, quasi sempre sold out. Vengono effettuati acquisti di forte impatto mediatico, per consentire al brand austriaco di farsi conoscere in mercati diversi: Thierry Henry per l’Europa, Rafa Marquez per il Messico, Angel per la Colombia e Tim Cahill per l’Australia (per citarne alcuni). 

I risultati in questo caso non sono eccelsi, ma questa si configura essenzialmente come un’operazione commerciale, di marketing. Vincere non è, qui, l’obiettivo primario. 

Nel 2007 cambia il modus operandi. Infatti viene fondato ex novo un club in Brasile, a San Paolo. Si tratta del RB Brasil. L’intento in questo caso è meramente inserirsi nel mercato di valorizzazione dei giovani brasiliani, da trasferire poi nei due club principali. La squadra non raggiunge mai la serie maggiore e in questo caso possiamo parlare di un mezzo fallimento della casa austriaca. 

Le due Academy in Brasile e in Ghana

Fallimentare vera e propria è l’esperienza in Ghana. Nel 2008 infatti nasce RB Ghana, con sede a Sogakope. La mission è la formazione di giovani talenti e istruttori. Nel 2014 viene però dichiarato fallimento. È proprio il caso di dire che non tutte le ciambelle nascono con il buco. 

I calciatori del RB Leipzig esultano dopo un goal

Il 2009 è l’anno cruciale della storia di RedBull in questo settore. Dopo aver iniziato a investire nel calcio in Austria, la multinazionale si rende conto di avere bisogno di una squadra in un campionato europeo più grande di quello austriaco, in modo da arrivare a competere con i più forti del continente. È così che nel 2009 acquista una piccola squadra della periferia di Lipsia iscritta alla quinta serie tedesca, l’SSV Markranstadt.

La scelta di Lipsia non è casuale. Qui troviamo un bacino di utenza elevatissimo e uno stadio già pronto, costruito per i Mondiali del 2006 che tutti ben ricordiamo, e inoltre l’opportunità di dare al vecchio blocco dell’Est una squadra competitiva ad alti livelli. Anche in questo caso il rebranding è totale. L’unica differenza rispetto a quanto accaduto in Austria sta nel nome.

Non Red Bull Leipzig, bensì RasenBallsport Leipzig (per ragioni legali che vedremo tra qualche riga). L’obiettivo iniziale è portare il club nella massima serie tedesca entro dieci anni. Missione compiuta già nel 2016. 11 anni dopo, ad inizio 2021, i risultati conseguiti sono ancora migliori. Nessun trofeo ad ora, ma una semifinale di Champions League raggiunta lo scorso anno che ancora fa sognare tutti i supporters biancorossi. 

Il Liefering è la seconda squadra del Red Bull Salzburg e ha il compito di far crescere i giovani talenti

Il 2012 è l’anno della fondazione del Liefering, club militante nella seconda serie austriaca, derivante dall’acquisizione e successivo rebranding da parte di Red Bull del piccolo Union Sportklub Anif, club dell’omonima cittadina nel salisburghese. Si tratta a tutti gli effetti della seconda squadra del Red Bull Salzburg, dove vengono svezzati talenti grezzi e successivamente trasferiti nel club principale. 

Per concludere, nel 2019, il Bragantino, squadra di seconda divisione brasiliana, sigla un accordo con Red Bull per la gestione di tutte le sue attività legate al calcio, con l’obiettivo di permettere alla squadra di competere nel massimo campionato brasiliano. Operazioni di rebranding e ricostruzione anche qui, che portano la squadra alla promozione per la prima volta nella sua storia. 

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Le linee di sviluppo del modello Red Bull 

Sono essenzialmente tre: 

1.     Scouting: osservazione globale, con una struttura organizzata, dei giovani talenti. 

2.     Istruzione, formazione e sviluppo di staff tecnici estremamente professionali, moderni e modernizzati sia nei metodi che nelle visioni. 

3.     Costruzione di strutture estremamente avanguardistiche

Poter disporre di sei squadre “in provetta” sparse nel mondo e di strutture futuristiche conferisce a Red Bull una visione totale dei principali talenti e la possibilità di farli crescere per poi inviarli nelle due squadre di punta.

Si configura il binomio perfetto: in Austria il laboratorio e a 600 km di distanza, in Germania, la scuderia

Il Red Bull Salzburg recluta e coltiva i talenti, potendo contare su un’efficiente seconda squadra, il Liefering. 

I calciatori arrivano da ogni parte del mondo, si sviluppano nel Liefering, arrivano nel Salzburg, dopodichè o vengono venduti per monetizzare, consentendo a Red Bull di effettuare player trading, o vengono inviati a migliorare la rosa della squadra principale, il RB Leipzig.

Serbatoio in Austria, macchina da corsa in Germania, per restare in tema di motori, ambiente tanto caro a Red Bull. 

Gioielli strutturali del progetto sono i centri di allenamento, le costruzioni messe al servizio delle Academy di Salzburg e Leipzig. 

Yussuf Poulsen mostra il centro sportivo del RB Leipzig

Macchinari futuristici come il soccer boat, emiciclo interattivo con il calciatore che si pone al centro e una serie di tecnici che possono sviluppare tanti programmi di allenamento, dall’alto, via tablet. Questo strumento ricrea qualsiasi tipo di situazione possibile in una partita mediante la realtà virtuale per far crescere capacità tecniche e cognitive del soggetto in questione. 

Il nuovo che avanza e non sembra volersi fermare. 

Un tour del centro sportivo dell’Academy del Red Bull Salzburg
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Difficoltà e controversie 

Il mondo del calcio appartiene ai romantici, alle tradizioni, alla poesia. Il tifoso vive per la sua squadra e la difende sempre e comunque, con tutto se stesso. 

Cambiamenti drastici, totali, immediati come quelli che hanno caratterizzato la storia di Red Bull si sposano davvero poco con quel mondo fatto di passione. 

Di conseguenza, gli ostacoli all’ascesa della casa austriaca non sono stati pochi. 

Prime in ordine cronologico le proteste dei tifosi dell’Austria Salzburg al momento dell’acquisto del club, terminate con la fondazione da parte di alcuni dissidenti dell’SV Austria Salzburg, che ha ricominciato il proprio percorso dalla settima serie del campionato nazionale. 

Decisamente più focose, nel 2009, le rappresaglie dei tifosi del Markranstadt che cercano di far fallire la trattativa di acquisto del loro amato club cospargendo il campo da gioco di diserbante. Un episodio certamente unico nel suo genere. 

Rimanendo in tema di RB Leipzig, si sono resi necessari anche un paio di raggiri legali

Nel campionato tedesco vale infatti la regola dell’azionariato popolare: ogni squadra deve avere una proprietà di maggioranza (il 50+1) fatta di soci iscritti e non può essere intestata a un unico soggetto. Per aggirare questa norma, il gruppo Red Bull crea una società a responsabilità limitata per un gruppo ristretto di soci, con una quota di entrata dieci volte superiore a quella degli altri club tedeschi. 

In secondo luogo, la Federcalcio tedesca non permette che nel nome di un club sia presente la sponsorizzazione di un prodotto. Ora capite bene perché il club non si chiami Red Bull Leipzig ma RasenBallsport Leipzig. Un neologismo, di fatto, ha consentito di aggirare questo ulteriore ostacolo, così come l’assenza dei celebri tori nello stemma, sostituiti da una versione stilizzata degli stessi. 

Le tifoserie avversarie rinfacciano i metodi usati da Red Bull ogni volta che incontrano il Leipzig, ma poco importa. La marcia dei Tori prosegue senza intoppi. 

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Il successo social delle squadre di Red Bull

Le vittorie sul campo, come spesso accade, si traducono in grande crescita sui social network. Inevitabile, viene da pensare, per squadre che contengono nel proprio nome quello di un colosso social come Red Bull

Oltre 70 sono i milioni di utenti che seguono la casa madre, frutto di una comunicazione innovativa e aggressiva, anche attraverso strumenti rivoluzionari come Red Bull TV

911 mila follower per il Leipzig, su instagram @dierotenbullen , un numero elevatissimo per un club nato nel 2009. 

Ogni contenuto condiviso online tramite i canali ufficiali delle squadre dona immediata risonanza anche al brand Red Bull che si presenta come sponsor principale sulle maglie da gioco, come uno sponsor tradizionale. 

Un ritorno di immagine notevole, ben oltre i singoli risultati. 

Sarà possibile vedere Red Bull anche in Italia?

Come sarebbe il RB Torino

Il progetto Red Bull sembra in continua espansione e molti si chiedono se sia possibile un avvento del brand austriaco anche nel calcio italiano

Alcune voci ipotizzano un’ interesse della multinazionale austriaca nei confronti del Torino, club attualmente di proprietà di Urbano Cairo

In questo caso, a nostro modo di vedere, le modifiche da fare sarebbero inferiori ai precedenti dato che nello stemma granata un toro è già presente, si tratterebbe solo di aggiungerne un altro. 

Umorismo a parte, non ci sono le basi per un avvento di Red Bull nel nostro paese essenzialmente per tre ragioni

1-    La centralità del Lipsia nel progetto: avendo già una squadra come il RB Leipzig in uno dei principali campionati europei, la Bundesliga, un investimento in un altro campionato di vertice come la Serie A non è al momento necessario. L’intenzione del gigante delle bevande energetiche, infatti, è quella di dare sempre più peso e valore al club tedesco in campo europeo e la proprietà di un club in Italia sottrarrebbe investimenti proprio ai tori di Germania. 

2-    La necessità di grandi strutture: architrave dei successi del mondo Red Bull sono le strutture all’avanguardia, che comporterebbero grandi investimenti, ma la burocrazia italiana e le difficoltà relative all’ottenimento di permessi per la costruzione degli impianti costituirebbero un problema notevole.

3-    L’inconciliabilità tra la visione di Red Bull e i tifosi italiani: i tifosi azzurri sono passionali e tradizionalisti, molto di più dei corrispettivi tedeschi e austriaci. Capite bene il dissenso che verrebbe a crearsi in caso di rebranding totale di una squadra del massimo campionato nazionale. 

Le tradizioni sono certamente importanti, ma il calcio attuale aveva senza dubbio bisogno di una ventata di aria fresca e non c’è dubbio alcuno che il brand austriaco, nel bene e nel male, si sia manifestato come un vero e proprio tornado di innovazioni

Red Bull ha decisamente messo le aaali, anche nel calcio

Nelle prossime settimane torneremo a parlare di Red Bull, questa volta analizzando le principali strategie di marketing che hanno reso l’energy drink austriaco uno tra i più conosciuti e diffusi nel mondo.

Ci leggiamo presto!

Matteo Zucchi

matteo@lagazzettadelpubblicitario.it

Ciao a tutti! Mi chiamo Matteo, ho 26 anni, sono un grande appassionato di sport e non solo. Amo scrivere e veicolare emozioni, sulla carta stampata e sul web. Polemico a volte, spesso, forse troppo, ma sempre in modo costruttivo. Spero ci leggeremo presto da queste parti!

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