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A cura di Marco Pighizzini

AdvHistory: “La pirateria è un reato”

Nell’affollato girone delle pubblicità maldestre, un esponente di spicco è il noto spot anti-pirateria multimediale dei primi anni 2000, pieno di curiosità, leggende e parodie e allo stesso tempo povero di dati e informazioni precise. AdvHistory torna, proprio perché sappiamo che “non ruberesti mai un’auto”.

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“La Pirateria è un reato”: nell’Olimpo al contrario delle pubblicità moralizzatrici, un posto d’onore appartiene a quello spot anti-pirateria multimediale dei primi anni 2000 – per altro, privo di un naming di campagna preciso – che ci ha ricordato che “Non ruberesti mai un’auto” e che “Scaricare è illegale”. Immaginate di essere tranquilli al cinema in attesa del film o in casa, pronti a inserire nel lettore un DVD appena comprato e a godervi una serata di intrattenimento cinematografico: la prima cosa a cui avreste potuto assistere all’epoca erano 49 secondi di ansia in cui si mettevano sullo stesso piano uno scippo, un furto di un auto e lo scaricamento gratuito di un film da piattaforme illegali. Senza entrare nel merito di un messaggio giusto – la pirateria in effetti è la causa di danni enormi per l’industria audiovisiva e in generale culturale – questo spot è stato forse il prodotto più scadente, deriso e preso di mira degli ultimi trenta anni di storia della pubblicità: anche per questo, forse, è difficile trovare informazioni precise sugli autori e sulle agenzie che hanno dato luce a questo splendido brutto anatroccolo dell’adv mondiale.

Lo spot anti-pirateria

Quello che si sa è che nel 2006 in Olanda, la società autori ed editori locale (la Buma/Stemra, per intenderci, l’equivalente della SIAE) commissionò questo filmato per essere trasmesso ad un festival del cinema, che venne poi tradotto e distribuito in Italia e in altri paesi. Quello che forse meno persone sanno, è che proprio questo spot anti-pirateria è stato diffuso con un soundtrack poi risultato piratato: sorvolando sulla somiglianza con diversi pezzi dei Prodigy, l’autore della colonna sonora (Melchior Reitveld) concesse i diritti d’utilizzo della sua musica solo per quella unica occasione in Olanda. Lo spot invece circolò tradotto in tutto il mondo, senza che Reitveld ne fosse al corrente e ottenesse il suo giusto compenso: il risultato fu uno scandalo nazionale in Olanda, la sparizione dello spot, le dimissioni dell’allora capo della Buma/Stemra e soprattutto, una causa legale che certificò che proprio l’ente nazionale per la tutela degli autori aveva piratato la musica di un artista.

La versione spagnola dello spot anti pirateria

Contro la pirateria, non fu il primo spot e anzi, negli anni seguirono diverse altre campagne molto simili (e molto discutibili). Il mondo era quello dei primi anni 2000: la rivoluzione digitale stava entrando a gamba tesa nelle vite delle persone e questo cominciava a preoccupare da tempo le industrie culturali mondiali. Software come eMule, LimeWire e la facilità disarmante di masterizzare un DVD in casa si erano imposti come un’alternativa all’acquisto di cd o biglietti del cinema. In particolare per gli adolescenti dell’epoca, notoriamente squattrinati e ben felici di ottenere la stessa musica e gli stessi film a costo zero grazie alle nuove tecnologie.

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Per riassumere i problemi di questa campagna, si può partire dall’iniziativa stessa: uno spot contro la pirateria che afferma semplicemente che “la pirateria non si fa” ha la stessa efficacia di quando, indicandolo chiaramente, un genitore intima a un bambino di non mangiare proprio quel barattolo di marmellata. In secondo luogo, il video ha il più banale dei problemi di targeting: finisce per puntare il dito proprio contro chi in quel momento non ha rubato proprio nulla, cioè persone al cinema con il loro biglietto o chi aveva appena comprato un DVD per guardarselo in santa pace. Terzo, manca una firma: chi è che mi sta facendo notare che “non ruberesti mai un’auto“? Molto probabilmente la SIAE (nel caso dell’Italia), ma il committente non è chiaro.

Proprio per queste ragioni e questi toni accesi, lo spot divenne più o meno una barzelletta e al cinema veniva accompagnato da boati e risate di ogni tipo. Ora, spesso e volentieri, è il meme per eccellenza da utilizzare quando qualcuno viene eccessivamente colpevolizzato di qualcosa. Inutile dire che tutto ciò non ha minimamente aiutato la lotta alla pirateria multimediale ma anzi, ha forse aumentato il compiacimento di chi ha visto comparire questo video proprio all’inizio di un DVD pirata. Su questo la pubblicità, può fare ben poco.


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Marco Pighizzini

p.marco@lagazzettadelpubblicitario.it

Mi piace la pubblicità perché è un'indagine continua sul genere umano. Sono nato in Friuli, cresciuto a Milano e ho scelto di vivere con una baguette sotto al braccio, con grande umiltà e sempre con massima ironia.

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