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Stewart Butterfield
A cura di Francesco Nasato

Stewart Butterfield, il filosofo del digital che ha inventato Slack e Flickr

Slack e Flickr a una prima rapida lettura potrebbero sembrare due di quelle espressioni utilizzate da un elite tecnologica in possesso di un linguaggio da adepti. E invece no. Soprattutto la prima è una piattaforma largamente utilizzata, tanto da essere mezzo di comunicazione e messaggistica utilizzato anche dalla redazione della Gazzetta per scambiarsi informazioni, proposte, indicazioni e suggerimenti. Flickr invece, in sintesi, è un raccoglitore di immagini e foto. Non così vicine come realtà digital, eppure la mente che c’è dietro a entrambi questi strumenti del nostro oggi e probabilmente domani è unica: Stewart Butterfield

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“Entra nella community di Flickr, la casa di decine di miliardi di foto e 2 milioni di gruppi”. Sono numeri che fanno una certa impressione se si pensa alla portata globale di Flickr, nonostante in Italia possa non essere tra le piattaforme ritenute più popolate e popolari tra i digital addicted. Pure Slack si difende molto bene comunque, definendosi sul proprio sito ufficiale “un’app di messaggistica per le aziende che collega le persone alle informazioni di cui hanno bisogno. Riunendo le persone e permettendo loro di lavorare come un unico team consolidato, Slack trasforma il modo di comunicare delle organizzazioni”

Stewart Butterfield e un’infanzia particolare

Pensare che i primi anni di vita di Stewart Butterfield avessero ben altri problemi rispetto a quelli di cambiare la comunicazione tra team aziendali può fare un certo effetto. Sbalordimento che permane ancora più forte quando indagando sui suoi primi anni di vita si scopre, grazie al lavoro di ricostruzione della BBC, che il piccolo Stewart passa i primi cinque anni della sua vita vivendo in una remota zona del Canada in una capanna di tronchi senza avere acqua corrente o elettricità per tre anni.

Scelta provocata più che cercata. Il padre di Stewart Butterfield, infatti, fugge dagli Stati Uniti per evitare di prestare servizio nella guerra del Vietnam, ma se non altro non costringe figlio e resto della famiglia a un’esistenza nella natura più aspra e selvaggia. Quando Butterfield ha sette anni la famiglia si sposta a Victoria, capitale della provincia della Columbia Britannica sempre in Canada, e per la prima volta il piccolo ha per le mani un pc, su cui impara a programmare da autodidatta praticamente da subito.

Stewart Butterfield alla festa di compleanno dei suoi 5 anni, wired.com

L’interesse per l’informatica sembra svanire con il passare degli anni, tanto che Stewart si laurea in filosofia, ottiene un master nella stessa materia ed è ad un passo dal diventare professore. Quando però a fine anni ‘90 internet comincia a dare i primi segnali del proprio potenziale Stewart Butterfield decide che è il momento di riprendere in mano la passione dell’infanzia, cercando magari di farla fruttare. Qualche anno come web designer, il tentativo con un gioco online andato male e infine la prima intuizione giusta: Flickr.

Flick e l’intuizione da cellulare

Tempo tre mesi e nel 2004 Flickr è uno dei primi siti a consentire alle persone di caricare, condividere, taggare e commentare le foto. Insomma, l’antenato di Instagram. L’ispirazione per Stewart?: “I primi telefoni con fotocamera e sempre più famiglie stavano ottenendo la connettività Internet” ricorda l’imprenditore. Appena un anno dopo il lancio Yahoo acquista Flickr per 25 milioni di dollari, una scelta che oggi è un rimpianto per Stewart Butterfield che ritiene che se fosse stato più paziente avrebbe potuto ottenere di più da quella cessione.

Una schermata di Flickr, blog.flickr.net

Oggi Flickr è di proprietà di SmugMug dal 2018 e il nuovo gruppo proprietario ha cercato di rinnovare e vivacizzare nuovamente una piattaforma che sembrava avesse imboccato un lento percorso di declino. Le nuove iniziative invece sembrano aver riportato nuovo interesse verso Flickr che nel 2019 contava 75 milioni di iscritti e un traffico di oltre 10 milioni di utenti unici al mese.

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Da un errore, ecco Slack

Nella mente di Stewart però l’idea Flickr è invecchiata e sbiadita come una vecchia Polaroid, con il quasi filosofo in cattedra che dal suo personale cilindro tira fuori un altro gioiellino imprenditoriale che si rivela un altro successo. Eccoci quindi a Slack e di nuovo bisogna passare da un gioco online che si rivela un fiasco. “Mentre stavamo lavorando al gioco, abbiamo sviluppato un sistema per la comunicazione interna che ci è piaciuto molto”, afferma Butterfield. “Non ci abbiamo pensato, era molto in secondo piano. Ma dopo qualche anno abbiamo pensato che forse sarebbe piaciuto anche ad altre persone”

Schermata di lavoro di Slack, support.crowdin.com

E piace sì alle altre persone caro Stewart Butterfield, tanto da essere la startup con il tasso di crescita più alto di sempre. Quotazione in borsa nel 2019 e nel 2020 Salesforce allarga i cordoni della propria borsa per 27,7 miliardi pur di accaparrarsi la piattaforma che può mostrare all’esterno che ha più di 169 mila clienti paganti che utilizzano Slack, 65 tra le società della classifica Fortune 100 come clienti e una presenza in oltre 150 Paesi che hanno utenti attivi ogni giorno su Slack.

Sia Flickr che Slack non sono probabilmente i leader nel loro settore oggi, ma sicuramente sono stati tra i precursori più importanti che hanno asfaltato nuove strade digitali oggi intensamente popolate e attraversate in lungo e in largo. Filosofia del digitale si potrebbe dire vero Stewart…?

Ci leggiamo presto!

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Francesco Nasato

francesco@lagazzettadelpubblicitario.it

Giornalista professionista, tra ufficio stampa e articoli qua e là. Scrivo per Forbes.it, ho scritto su Corriere della Sera-Lombardia, sportmediaset.it e La Provincia di Como. Premio giornalistico Angelo Agostini 2018. Ingenuamente, o forse no, penso che lo sport sia la scusa più bella per provare a capire il mondo!

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