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Nasce Be Closer: un gruppo che punta a essere grande… senza diventare grigio

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1 Luglio 2026
Tocca mettersi comodi

Dall’unione di Next Different e Uniting nasce Be Closer, un nuovo gruppo indipendente che ha l’obiettivo di integrare creatività, media, dati, tecnologia ed experience per competere con i grandi player della comunicazione

Dall’unione di Next Different e Uniting nasce Be Closer, nuova communication company italiana indipendente che si propone come campione nazionale del settore. Il gruppo, forte di oltre 122 milioni di euro di ricavi realizzati nel 2025, quasi 400 persone e un portfolio di oltre 300 clienti, si presenta al mercato con l’obiettivo dichiarato di raddoppiare le dimensioni del business nei prossimi tre anni, attraverso crescita organica e nuove operazioni di M&A.

Il progetto ha preso forma a partire dalla fine del 2024, quando il Gruppo SAE di Alberto Leonardis ha promosso l’aggregazione tra Next14, realtà specializzata nel media planning data driven, e Different, agenzia di comunicazione integrata. A fine 2025 il percorso si è ulteriormente consolidato con un investimento da 20 milioni di euro da parte del fondo di private equity QuattroR e con l’ingresso nel perimetro del gruppo di Uniting, ecosistema attivo tra live experience, influencer marketing e disruptive creativity.

Il lancio del nuovo brand Be Closer segna quindi il passaggio da un’aggregazione societaria a un modello industriale più definito, costruito attorno a un principio chiave: avvicinare la comunicazione ai bisogni reali delle marche, dei CMO e del business. Non solo una questione di scala, dunque, ma anche di metodo: il gruppo punta a integrare dati, insight, creatività, media e tecnologia in un sistema operativo unitario, pensato per rendere le attività di comunicazione più coerenti, misurabili ed efficaci nel tempo.

Come sottolinea Marco Ferrari, Group CEO di Be Closer, il percorso che ha portato al lancio del nuovo brand «è stato molto più intenso di un rebranding» e ha significato «ripensare, in questi primi mesi di unione, struttura e processi della company dalle fondamenta». Un lavoro che, secondo Ferrari, ha coinvolto founder, manager e l’intera community interna, con l’obiettivo di condividere una nuova direzione, evolvere l’offerta e fissare le ambizioni industriali del gruppo.

La nascita di Be Closer arriva in un momento di forte evoluzione per il mercato italiano della comunicazione. Secondo quanto riportato dal gruppo, considerando anche experiential marketing, eventi, influencer marketing, branded content e sponsorship, il comparto vale circa 17 miliardi di euro nel 2025, ma resta estremamente frammentato, con oltre 43.000 imprese attive. In questo scenario, dominato da un lato dalle grandi holding internazionali e dall’altro da un tessuto molto ampio di operatori specializzati, Be Closer vuole posizionarsi come alternativa italiana indipendente capace di competere per scala, solidità e capacità di integrazione.

È proprio in questa direzione che si inserisce la lettura di Davide Arduini, Chief Market Officer di Be Closer, secondo cui l’evoluzione del gruppo «completa un percorso di integrazione iniziato anni fa» e risponde a un mercato che «ha bisogno di fare più sistema, anche attraverso processi di aggregazione e trasformazione». Per Arduini, Be Closer nasce per diventare «un saldo punto di riferimento e un valido supporto per le aziende italiane e multinazionali che investono nel nostro Paese», distinguendosi per prossimità ai bisogni dei clienti, integrazione nella delivery dei servizi e misurabilità dei risultati.

Il modello operativo di Be Closer si fonda su un equilibrio tra integrazione e specializzazione. Da una parte c’è un sistema centrale che presidia governance, strategia, dati, tecnologia e processi; dall’altra continuano a operare le boutique del gruppo, ciascuna con le proprie competenze verticali e il proprio posizionamento sul mercato. Il collegamento tra questi due livelli è affidato ai Client Lead, interlocutori di riferimento per i clienti, e ai Solution Team interdisciplinari, pensati per costruire risposte integrate alle diverse esigenze di comunicazione.

Per le aziende, questo modello promette un unico punto di contatto, minore complessità gestionale, dati e tecnologia a supporto di ogni azione e una misurazione più puntuale dell’impatto sul business. L’offerta commerciale si articola su tre pilastri principali: Creativity & Experiences, che comprende advertising, branded content, social e creator, PR, live experience e grandi eventi; Media & Touchpoints, dedicato a strategia e pianificazione media omnicanale, planning & buying, retail media, influencer marketing, ricerche di mercato e consumer insight; Retail & E-Commerce, che include in-store communication, retail activation, loyalty & proximity marketing, e-commerce e marketplace.

A presidiare queste aree saranno le diverse sigle del gruppo: Different e Kiwi per creatività e contenuti, All per le live experience, Flu per l’influencer marketing, Next Media per media e touchpoint, Next Retail per il retail marketing ed EMG per ricerche e insight. A potenziare trasversalmente tutte le aree sarà invece Be.X, l’infrastruttura tecnologica al cuore del modello Be Closer.

Come spiega Alessandro Talenti, General Manager di Be Closer, il gruppo vuole inaugurare «una nuova fase di crescita», dando vita a «un ecosistema inedito, capace di accompagnare le marche lungo l’intero funnel di comunicazione, integrando strategia, creatività, media, dati e tecnologia». Secondo Talenti, la sfida è costruire «un ponte tra le competenze specialistiche e verticali delle boutique e una visione strategica e unitaria dei business dei clienti», così da essere più vicini ai loro bisogni e offrire soluzioni ai problemi reali.

Uno degli asset centrali del nuovo posizionamento è Be.X, piattaforma nata dall’integrazione, avvenuta negli ultimi dieci mesi, delle tecnologie sviluppate internamente dalle società oggi confluite nel gruppo. Il sistema conta su un team dedicato di oltre 25 persone tra developer, data scientist e product manager e viene descritto come un sistema operativo agentico basato su dati proprietari, in larga parte localizzati in Italia.

Be.X combina modelli di intelligenza artificiale e oltre un miliardo di datapoint, aggregati in un data lake federato, per offrire soluzioni end-to-end a supporto delle attività di marketing e comunicazione. La piattaforma copre ambiti che vanno dalla social intelligence al creator marketing, dall’analisi della mobilità al tracking retail, fino ai modelli econometrici avanzati arricchiti da dati sintetici e panel proprietari. Tra i numeri citati dal gruppo figurano 450 milioni di creator censiti, oltre 25 milioni di post analizzati, più di 20 milioni di mobile device tracciati, oltre 1.000 Synthetic Personas create, più di 500 eventi e installazioni retail monitorati e oltre 50 milioni di device data gestiti tramite CDP.

La costruzione di Be Closer non riguarda però solo l’integrazione di business unit, processi e tecnologie. Il gruppo pone infatti un forte accento sulla company culture come leva strategica di crescita. Le quasi 400 persone della company, con un’età media di 36 anni e una prevalenza femminile pari al 67%, saranno coinvolte in un percorso di sviluppo e formazione continua. A supporto di questo processo è stato coinvolto anche il team Leadin’Lab del Politecnico di Milano, con l’obiettivo di lavorare su appartenenza, valorizzazione delle diversità, benessere organizzativo e crescita del talento individuale.

In parallelo, Be Closer ha avviato la trasformazione in Società Benefit, integrando i principi ESG nella governance, nei processi decisionali, nella cultura interna e nel posizionamento competitivo. Il gruppo ha già approvato un piano strategico triennale orientato a un modello di governance etica e trasparente, con l’obiettivo di radicare i criteri di sostenibilità sociale e ambientale nei processi operativi e nell’offerta al mercato. Una scelta che colloca la responsabilità d’impresa tra i pilastri identitari del nuovo gruppo, insieme a integrazione, prossimità e misurabilità.

Be Closer parte da una base clienti ampia e diversificata, composta da oltre 300 aziende, tra cui alcuni dei principali investitori in comunicazione in Italia. Nel portfolio figurano, tra gli altri, Amazon, Barilla, Bayer, BlackRock, BMW, Coca-Cola, Danone, Generali, Heineken, Iliad, Il Sole 24 Ore, L’Oréal, Luxottica, Banca Mediolanum, Plenitude, Rai, Unicredit e Venchi. Un patrimonio che il gruppo intende valorizzare attraverso un modello più integrato, capace di accompagnare le marche lungo l’intero funnel della comunicazione e di misurare con maggiore precisione l’impatto delle attività sui risultati di business.

L’azionariato di Be Closer è composto dai due promotori, Gruppo SAE, azionista di controllo attraverso la società HIC, e il fondo di private equity QuattroR, insieme a sette imprenditori fondatori delle tre realtà originarie. Marco Ferrari, fondatore di Next14, assume il ruolo di Group CEO. Alessandro Talenti, Giancarlo Sampietro, Luca Colombi e Alessandro Martinelli, fondatori di Uniting, ricoprono rispettivamente i ruoli di General Manager, Chief Strategy & Innovation Officer, Chief Commercial Officer e Chief Culture & People Officer. Davide Arduini e Andrea Cimenti, fondatori di Different, sono rispettivamente Chief Market Officer e Chief Customer Officer.

Il management, tra fondatori e prime linee, detiene ancora circa il 40% della company. La presidenza è affidata a Donato Iacovone, già alla guida di EY South Europe per oltre dieci anni e oggi presidente di BIP, mentre Alberto Leonardis, fondatore e amministratore delegato di Gruppo SAE, ricopre il ruolo di vicepresidente.

Con Be Closer, il gruppo prova dunque a costruire una nuova piattaforma italiana della comunicazione, capace di unire scala, specializzazione e tecnologia. Una sfida che passa dalla capacità di tenere insieme due esigenze spesso difficili da conciliare: crescere abbastanza da competere con i grandi player internazionali e restare abbastanza vicini da continuare a interpretare i bisogni concreti delle marche. O, per usare le parole di Ferrari, «diventare grandi» senza «diventare grigi».

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