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A scuola contro la povertà mestruale

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11 Agosto 2026
Il tempo di un caffè

Un astuccio rosa appeso alla parete, alcune penne al suo interno e una macchia di sangue che ne attraversa il tessuto fino a colare verso il basso. È sufficiente un solo oggetto, fotografato senza alcun elemento superfluo, per collegare due dimensioni che non dovrebbero mai entrare in conflitto: le mestruazioni e il diritto all’istruzione. Si intitola “Bleed through class” la campagna realizzata da Berlin Creative Studio per DRUPP vzw, organizzazione non profit di Anversa impegnata nel contrasto alla povertà mestruale nelle scuole fiamminghe. L’annuncio è stato selezionato tra i finalisti del De Standaard Solidariteitsprijs 2026 ed è apparso il 24 luglio come pubblicità a pagina intera sul retro del quotidiano belga De Standaard.

La headline recita: «È difficile rimanere concentrata durante la lezione quando il sangue ti passa attraverso i pantaloni». A seguire, il dato attorno al quale è costruita l’intera operazione: «Il 15% delle ragazze che crescono in condizioni di povertà salta la scuola quando non può permettersi assorbenti o tamponi. L’istruzione è un diritto fondamentale. Anche l’accesso ai prodotti mestruali dovrebbe esserlo».

L’intuizione creativa è abbastanza evidente e risiede nella trasformazione dell’astuccio in una rappresentazione discreta ma immediatamente riconoscibile del corpo femminile. La sua apertura e la macchia di sangue costruiscono una metafora visiva volutamente scomoda, mentre penne e matite mantengono la scena ancorata all’ambiente scolastico. Non viene mostrata direttamente una studentessa e proprio questa assenza diventa parte del racconto: la ragazza che dovrebbe trovarsi in classe non c’è, perché la mancanza di prodotti mestruali può costringerla a rimanere a casa. Il visual non descrive quindi soltanto l’imbarazzo provocato da una perdita, ma rende visibile la conseguenza educativa e sociale di una privazione economica. La composizione, dominata dalle sfumature del rosa e del rosso, evita tanto il linguaggio asettico normalmente associato ai prodotti per l’igiene quanto una rappresentazione eccessivamente drammatica. Il sangue non è sostituito dal tradizionale liquido blu della pubblicità commerciale: viene mostrato per quello che è, rompendo uno dei codici attraverso i quali la comunicazione ha storicamente reso le mestruazioni qualcosa da nascondere.

La percentuale citata nella campagna trova riscontro nella ricerca “Dubbel Taboe” di Caritas Vlaanderen. Secondo i dati diffusi dall’organizzazione, il 12% delle ragazze fiamminghe tra i 12 e i 25 anni si è trovato almeno una volta senza il denaro necessario per acquistare prodotti mestruali. Tra quelle che vivono in condizioni di deprivazione materiale, la quota sale al 45%. Il 15% di queste ultime ha inoltre già perso almeno un giorno di scuola proprio a causa della mancanza di assorbenti o tamponi. Non c’è ragione di pensare che ad altre latitudini sia molto diverso. La povertà mestruale non coincide, infatti, soltanto con l’impossibilità di acquistare un prodotto. Comprende la paura di macchiarsi, lo stigma, la difficoltà nel chiedere aiuto e il ricorso a soluzioni di fortuna. In Fiandra, il 65% delle ragazze in condizioni di deprivazione ha dovuto utilizzare almeno una volta alternative come fazzoletti ripiegati o più strati di biancheria.

DRUPP cerca di intervenire direttamente in questo spazio, distribuendo nelle scuole appositi contenitori con prodotti gratuiti e lavorando parallelamente su informazione e sensibilizzazione. L’organizzazione è nata dopo che una delle fondatrici aveva assistito al fermo di una ragazza accusata di avere rubato una confezione di tamponi: un episodio che ha trasformato un bisogno normalmente invisibile in un progetto concreto.

La campagna concorre al De Standaard Solidariteitsprijs, iniziativa estiva attraverso la quale il quotidiano fiammingo mette a disposizione delle organizzazioni non profit uno dei propri spazi pubblicitari più prestigiosi: l’ultima pagina, seconda per visibilità soltanto alla copertina. Le creatività selezionate vengono pubblicate durante l’estate, mentre una giuria professionale e il pubblico scelgono i progetti vincitori, ai quali vengono assegnati ulteriori spazi gratuiti. “Bleed through class” dimostra quanto il formato stampa possa essere ancora efficace quando idea, mezzo e contesto si sostengono reciprocamente. Il lettore incontra un oggetto scolastico familiare, ma basta osservare la macchia per comprenderne il significato. Il copy non cerca giochi di parole consolatori e trasforma una situazione privata, spesso nascosta per vergogna, in una questione pubblica. Il messaggio conclusivo allarga infine il perimetro della campagna: se l’istruzione è riconosciuta come diritto fondamentale, tutto ciò che ne impedisce concretamente l’accesso non può essere liquidato come una semplice necessità individuale.

C’è più di qualche orecchio che fischia anche in Italia.

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Gazzetta PRO