Due fotografi di guerra scendono in battaglia per il nuovo Call Of Duty: ecco lo spot pubblicitario di Vanguard

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28 Ottobre 2021
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Vi raccontiamo Vanguards of Photography, la campagna di lancio di Vanguard, ultimo prodotto della saga di Call of Duty e come e perché Fernando Machado, con l’aiuto di due fotoreporter di guerra, ha saputo raccontare il mondo del gaming come nessun altro prima d’ora.

Dei videogiochi, della guerra e dei videogiochi di guerra, si è parlato a lungo. Soprattutto di Call of Duty (il numero uno della categoria) e della sua capacità di distorcere o replicare la realtà che viviamo. Pochi giorni fa, però, si è passati letteralmente dalle parole ai fatti: fortunatamente non con le bombe, ma (anche) con la fotografia. Per celebrare il lancio di Vanguard – ultimo capitolo della saga di Call Of Duty – è stato prodotto “Vanguards of Photography“, uno short film in cui due fotoreporter di guerra (vera) sono stati chiamati a scattare foto della Seconda Guerra Mondiale (finta) che è riprodotta nelle ambientazioni di Vanguard.

Il video della campagna “Vanguards of photography”

L’idea di base è molto meno complicata di quanto possa sembrare: paradossalmente, fino ad ora nessuno aveva celebrato la grafica di un videogioco utilizzando proprio chi di immagine, di “riproduzione della realtà” – e a volte anche di grafica – è esperto: un fotografo. La parte difficile dell’idea, invece, arriva con l’intento di non rendere la guerra più “cool” o “romanzata”, ma semplicemente di mostrarla per quello è, nella forma più fedele possibile.

Ecco quindi che la scelta di Activision Blizzard e Fernando Machado – al grande ritorno in una campagna major dopo i grandi successi pubblicitari di Burger King – cade su due personaggi che la guerra l’hanno vista e fotografata per davvero: Sebastiano Tomada Piccolomini e Alex Potter, forti delle loro esperienze in Afghanistan, Iraq, Siria, Giordania e Libano. I due professionisti sono stati catapultati nella Seconda Guerra Mondiale di Vanguard, orientandosi con un display-macchina fotografica per muoversi tra gli scenari e scattare foto come se veramente stessero assistendo ai combattimenti.

La fotoreporter Alex Potter. Image credits: Activision Blizzard

Oltre all’unicità dell’idea, ci sono molti altri motivi per cui Vanguards of Photography è degna di attenzioni. A partire dal concetto di “sdoppiamento della realtà“, molto più concreto di tutte le parole e i giudizi a tal proposito pronunciati sui videogiochi negli ultimi decenni. In secondo luogo, è geniale l’unione di temi appassionanti: il gaming, il concetto di realtà e finzione, la grafica, la fotografia vera di qualcosa che in realtà non esiste – tema molto gettonato anche nella fotografia di moda, ad esempio – e il contatto tra le arti, l’una al servizio dell’altra.

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Infine, la curiosità: alzi la mano chi non ha pensato di voler guardare le foto prodotte da questa iniziativa. Chi si aspettava una mostra sarà rimasto deluso, ma venticinque stampe in edizione limitata sono state vendute per un valore massimo di circa 1000 dollari, sulla piattaforma www.bleeckertrading.com, per finanziare programmi di reinserimento lavorativo civile per veterani di guerra. Non ne è uscita la massima espressione dell’arte fotografica, ma di sicuro Vanguards of Photography è una campagna incoraggiante sia per il modo innovativo di trattare un tema pesante (la guerra), sia per il ritorno alla fusione di diverse arti, che in passato ha portato a prodotti memorabili. In tutto questo hype, il 5 novembre è piuttosto lontano e il gioco non è ancora uscito: missione compiuta.

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Mi piace la pubblicità perché è un’indagine continua sul genere umano. Sono nato in Friuli, cresciuto a Milano e ho scelto di vivere con una baguette sotto al braccio, con grande umiltà e sempre con massima ironia.

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