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Disney, Principesse per sempre

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18 Agosto 2026
Il tempo di un caffè

“Once a Princess, Always a Princess”, firmato da Fallon e diretto da Alex Prager, trasforma la World Princess Week in una storia di amicizia, memoria e trasmissione tra generazioni. Con una scelta controcorrente: costruire la magia quasi interamente a mano

Il “vissero felici e contenti” non è più la conclusione della storia. Può diventare l’inizio di un nuovo racconto, affidato alla generazione successiva. È questa l’intuizione su cui Disney costruisce Once a Princess, Always a Princess, cortometraggio di quattro minuti lanciato in occasione della World Princess Week e realizzato insieme all’agenzia Fallon.

Diretto da Alex Prager, il film segue due bambine che vivono in palazzi dirimpettai. A unirle è la passione per le Principesse Disney: un vocabolario comune attraverso il quale conoscersi, giocare e trasformare la quotidianità in avventura. Un uccellino di carta trasporta da una finestra all’altra l’invito a giocare e gli appartamenti lasciano spazio, nella loro immaginazione, ai mondi di Ariel, Belle e Jasmine.

Il salto temporale conclusivo svela la reale ambizione della campagna. Le due amiche sono diventate adulte e trasmettono alle proprie figlie quelle stesse storie. Disney non celebra quindi soltanto il potere della fantasia infantile, ma la continuità culturale del proprio patrimonio narrativo. La principessa non è più semplicemente un personaggio da imitare: diventa un ricordo condiviso, una forma di relazione e un’eredità affettiva. Anno dopo anno. 

La magia ricostruita a mano

Il film è una dimostrazione di artigianato cinematografico (con tanti saluti al digitale): castelli alti quanto una persona, chiamati “bigature”, sono stati costruiti prendendo ispirazione da La Bella e la BestiaAladdin e La SirenettaI fondali sono stati dipinti a mano recuperando la tradizione del matte painting, mentre otto pupazzi meccanici (tra cui Flounder e Sebastian) sono stati animati contemporaneamente da squadre arrivate a coinvolgere venti marionettisti.

Per le sequenze sottomarine non è stata utilizzata una sola goccia d’acqua. Le attrici sono state sospese mediante cavi all’interno di un teatro di posa illuminato di blu, popolato da coralli, alghe sovradimensionate e tessuti mossi per riprodurre le correnti. Anche tappeti volanti, nuvole e altri elementi fantastici sono stati fisicamente costruiti e manovrati sul set. Gli abiti, guidati dal lavoro della costume designer Vin Burnham, sono passati dagli schizzi alla confezione artigianale.

A completare l’operazione interviene una colonna sonora originale eseguita dalla Nashville Music Scoring Orchestra con 56 elementi. Al montaggio figura inoltre Paul Rogers, premio Oscar per Everything Everywhere All at OnceI crediti completi sono pubblicati da Ads of the World⁠.

La scelta degli effetti pratici non rappresenta soltanto un esercizio estetico. La materia rende visibile lo stesso meccanismo del gioco infantile: per un bambino una coperta può diventare il mare e un oggetto sospeso può davvero volare. Il film non cerca di replicare la perfezione dell’animazione, ma di mostrare come quella magia possa essere ricreata con le mani.

Dalla nostalgia alla continuità del brand

Once a Princess, Always a Princess è il fulcro emotivo di World Princess Week e rientra nella più ampia piattaforma pluriennale Create Your World. Attorno al corto Disney ha costruito un ecosistema che comprende contenuti su Disney+ e YouTube, collaborazioni con Make-A-Wish, attivazioni su TikTok, iniziative nei parchi, prodotti, appuntamenti televisivi e una serata organizzata con l’Angel City Football Club. È inoltre in sviluppo una nuova esperienza immersiva dedicata ai mondi di Rapunzel, Tiana, Belle, Moana e Ariel. Disney ha presentato qui l’intero programma⁠.

Dal punto di vista pubblicitario, l’operazione è particolarmente efficace perché evita di appoggiarsi alla nostalgia come semplice citazione. Il ricordo dell’infanzia diventa una leva di passaggio generazionale: le bambine di ieri sono le madri e, dunque, anche le consumatrici e le mediatrici culturali di oggi.

Disney vende ancora corone, abiti e bambole, naturalmente. Ma prima di mostrarli ribadisce perché quelle icone continuino a possedere un valore emotivo. Fallon non mette il prodotto al centro dell’inquadratura: mette in scena il legame che permette al prodotto, alle storie e all’intero universo delle Principesse di attraversare il tempo.

Il risultato è una campagna capace di parlare contemporaneamente alle figlie e alle loro madri. Perché il nuovo lieto fine immaginato da Disney non promette soltanto che la magia durerà per sempre. Mostra esattamente in che modo riesce a farlo.

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Gazzetta PRO