C’è un’operazione interessante, quasi chirurgica, alla base di Irresponsabili, la nuova campagna di Emergency firmata da Ogilvy. Prende le parole più dure che sono state rivolte a chi, negli ultimi mesi, è sceso in piazza per la pace e le trasforma in materia prima narrativa. Le svuota del loro peso accusatorio per restituirle cariche di senso. Lo spot parte da uno scenario riconoscibile: una parte dell’opinione pubblica che delegittima il dissenso, che riduce la richiesta di pace a ingenuità o estremismo. Emergency sceglie di non spostarsi da lì, ma di restarci dentro. E da lì ribalta il punto di vista. Quelle etichette diventano il cuore del racconto, non più come offese ma come definizioni nuove, ri-significate. Un atto anche pienamente politico.
Nel monologo affidato a Elio Germano, la parola “irresponsabili” smette di indicare chi non capisce la complessità del mondo e diventa chi non ha responsabilità dirette di una guerra ma non rinuncia a volerla cambiare. I provocatori non sono disturbatori dell’ordine, ma persone che provocano domande. Gli estremisti non sono figure pericolose ma individui che riconoscono un bisogno estremo: quello della pace. È un lavoro semantico preciso, che usa il linguaggio come campo di battaglia. L’unico dove sarebbe interessante battagliare.
Il messaggio si lega in modo naturale al pensiero di Gino Strada (“Non è mai troppo tardi per far sentire la nostra voce di cittadini del mondo”) e si proietta in avanti, trasformandosi in un augurio e in un invito per il 2026. Non subire la guerra, propria o altrui. Non accettarla come rumore di fondo.Continuare a far sentire la propria voce, anche quando è scomoda. Distribuito sui canali social di Emergency a livello internazionale e in onda in tv dal 28 dicembre, Irresponsabili è un esempio di comunicazione che non cerca consenso facile. Anzi, volutamente inchioda alle responsabilità. I singoli e le comunità.
a ciascuno la sua.
Ci leggiamo presto!