A NewYork il gelato diventa una tela e una domanda: è davvero “Unnecessary”? La gelateria di Delancey Street costruisce il proprio posizionamento su soft serve sperimentali dai gusti volutamente divisivi.
Il Dirty Martini unisce olive, finocchio, ginepro, vermouth e vodka, con la possibilità di aggiungere caviale; il Tomato Spumoni accosta pomodoro, fragola, passion fruit, basilico, tonica e Aperol. Completano il laboratorio una sangria con plumcot e pepe rosa e un Coffee Tonic con caffè, passion fruit, tonica e biscotto.




Più che proporre semplici dessert, Unnecessary trasferisce nel gelato i linguaggi della mixology e della cucina contemporanea, trasformando ogni nuova uscita settimanale in un piccolo evento da provare, fotografare e discutere. Specie, off course, sui social. Anche la grafica sostiene questa identità: composizioni frontali, fondali monocromatici, luci da still life e una tipografia crema dal sapore rétro fanno assomigliare ogni gusto alla locandina di un cocktail bar. Le etichette “alcohol” e “dairy” diventano elementi visivi, mentre il logo barrato contiene già il manifesto del marchio: rendere desiderabile proprio ciò che, in teoria, non sarebbe necessario.
Ci leggiamo presto!
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