Parigi: correre davanti agli autovelox, per pubblicità

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10 Settembre 2021
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A Parigi, la campagna Outlaw Runners ha fatto discutere l’opinione pubblica: dopo l’ordinanza che limita la velocità massima a 30 km/h in tutta la Ville Lumière, un concept store di articoli da running ha “invitato” diversi atleti a correre il più veloce possibile per farsi fotografare dagli autovelox installati in città. Ma è andata veramente così?

Da circa una settimana, in Francia, una campagna pubblicitaria è sulla bocca di tutti: DISTANCE, un concept store di articoli per la corsa nel centro di Parigi, ha invitato alcuni atleti a correre davanti agli autovelox della Ville Lumière per superare il limite di velocità riservato alle auto e venire “immortalati”. Dalla campagna “Outlaw Runners” del 3 settembre sono uscite diverse immagini, che sono circolate ovunque tra social media, giornali e manifesti per le strade dei quartieri più chic della capitale francese. L’idea della campagna è suggerita dall’attualità: la sindaca di Parigi Anne Hidalgo ha da poco imposto alle auto il limite di 30 chilometri orari su tutte le strade del centro, spaccando l’opinione dei Riverains tra automobilisti infuriati e pedoni felici. L’agenzia BETC ha quindi giocato – per altro, in brevissimo tempo – con una questione spinosa e già di per sé molto virale. 

L’abbigliamento sportivo è uno di quei settori per eccellenza in cui gli influencer – meglio se sportivi di successo – possono fare la differenza: e infatti Distance, per “OUTLAW RUNNERS”, non ha proprio scelto gli ultimi arrivati. Tra gli atleti che hanno preso parte a questa “bravata” notturna per i boulevard parigini, spiccano Léna Kandissounon (campionessa di Francia degli 800m) e Quentin Malriq (olimpionico dei 1.500m), che hanno fatto da testimonial del marchio appendendo in persona dei manifesti per le strade dell’elegantissimo quartiere del Marais, per non fare mancare alla campagna quel taglio sfrontato che è tipico del guerilla marketing.

“Outlaw Runners” – CREDITS: DISTANCE OFFICIAL WEBSISTE

In un mondo sempre più virtuale, però, la domanda è d’obbligo: è successo davvero quello che viene raccontato? Come spesso accade, molti giornali – dentro e fuori dalla Francia – hanno dedicato spazio alla campagna, senza mai dubitare del tono entusiasta dell’ufficio stampa di BETC e senza pensare alle sacrosante difficoltà realizzative di una campagna che, comunque, resta originale.  

Qualcuno per fortuna è andato più a fondo: è il quotidiano Liberation, che è riuscito a chiarire che la campagna, come prevedibile, non può essere altro che il frutto di uno lavoro fotografico molto ben eseguito, con quei filtri vintage che da un po’ di tempo fanno tendenza. Anche perché se superare la velocità di 30 km/h su una lunga distanza non è per chiunque – il record di Usain Bolt sui 100m lanciati è stato poco più di 40 km/h – e le foto di un autovelox non vengono rese pubbliche, un’intervista alla Delegazione Francese per la Sicurezza Stradale ha tolto ogni dubbio: “I nostri apparecchi non sono in grado di fotografare gli esseri umani e si azionano unicamente in presenza di superfici metalliche di auto o altri veicoli”

Insomma, si tratta un’operazione mediatica che può essere il mantra di molte campagne pubblicitarie nate da una buona idea: “Magari non è tutto vero, ma è bello crederci”.

Ci leggiamo presto!

Sempre più grandi, grazie a Te.

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Mi piace la pubblicità perché è un’indagine continua sul genere umano. Sono nato in Friuli, cresciuto a Milano e ho scelto di vivere con una baguette sotto al braccio, con grande umiltà e sempre con massima ironia.

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