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La Slavery Cup del Qatar 2022: Mojo racconta le storie degli operai morti

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4 Dicembre 2022
Silenzia il telefono

Nonostante le accese polemiche che hanno permeato questo mondiale fin dal suo lontano annuncio, il 2022 si è confermato come l’anno del Qatar, il quale sembra aver pagato un caro prezzo per poter ospitare un evento di tale portata

Il mondiale lungimirante

Ben lontani dal poter gestire gli oltre 3 milioni di spettatori previsti e decisamente poco attrezzati per organizzare le partite di 32 squadre in un solo stadio, il Qatar ha deciso negli ultimi dieci anni di investire in un’operazione di rinnovamento che è costata circa 100 miliardi di dollari in infrastrutture.

Oltre ai sette nuovi stadi completamente climatizzati per contrastare le alte temperature (che possono rivelarsi proibitive nonostante la decisione di spostare le competizioni al periodo invernale) e ai cento hotel, i finanziamenti hanno permesso la costruzione di un’intera linea metropolitana per la città di Doha, oltre a villaggi per gli ospiti, un aeroporto, navi da crociera e hotel galleggianti.

In occasione dei mondiali sono stati costruiti sette degli attuali otto stadi in Qatar.

Una vera trasformazione strutturale che si stima abbia visto impiegare 30.000 lavoratori immigrati, costretti a ritmi serrati per rispettare i tempi di consegna. Una condizione di sfruttamento che è stata denunciata più volte da vari enti, ma che non ha catturato la giusta attenzione da parte del resto del mondo.

Calcio o diritti civili

Sebbene fossero già stati sollevati dei dubbi da parte delle comunità LGBTQ+ per l’eventuale atteggiamento del Qatar nei confronti dei tifosi, pare che i timori siano stati in parte gestiti dall’organizzazione autoctona che aveva rassicurato come chiunque sarebbe stato benvenuto, a prescindere dall’orientamento sessuale.

Una dichiarazione che, pur non avendo trovato pieno appoggio da parte di tutte le istituzioni, ha permesso un primo passo nella giusta direzione, nonostante molte aziende si fossero mostrate comunque contrarie ad appoggiare l’evento.

Sembra tuttavia che a sollevare le maggiori polemiche siano stati i dati riportati da svariati enti per la tutela dei diritti civili per i lavoratori, i quali ne hanno più volte denunciato le condizioni di vita e l’alto tasso di mortalità, rivelando un altro aspetto controverso di questi mondiali. Nonostante l’intervento dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro e l’abolizione di contratti forzati come la ’kafala’, le nuove direttive non si sono rivelate sufficienti.

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Da Amnesty International nel 2016 a Equidem nel 2020, fino all’ultimo report di Human Rights Watch, sono infatti continuate le segnalazioni di gravi violazioni riguardanti le condizioni di lavoro (forzato) degli stranieri, costretti a detrazioni punitive dei salari, privati dei passaporti per rientrare nel proprio Paese e ridotti a vivere in condizioni inumane. Uno sfruttamento che ha portato alla morte di migliaia di lavoratori che, nel 2021, il Guardian ha stimato intorno ai 6.500 dall’inizio del progetto. Un dato condiviso dalle ambasciate straniere ma attualmente messo in discussione dal governo del Qatar.

Mojo Supermarket e i passaporti contro il Qatar

Seppur molti sponsor e ambasciatori dell’evento abbiano deciso di ‘occuparsi solo di calcio’, come suggerito dalla FIFA stessa all’inizio delle partite, altre aziende hanno deciso di schierarsi contro questo atteggiamento, ottenendo una forte risposta da parte del pubblico.

Una delle campagne più provocatorie, dopo quella del marchio BrewDog, è stata quella ideata dall’agenzia Mojo supermarket, che ha deciso di proclamare la ‘World Slavery Cup’, proiettandone il significato sull’edificio delle Nazioni Unite a New York e a Shoreditch, Londra. Le immagini sono state accompagnate dalla distribuzione di migliaia di passaporti nelle due città, contenenti le storie di undici dei migranti morti durante il lavoro, per rappresentare le migliaia di altre vittime provenienti da Pakistan, India, Sri Lanka, Bangladesh, Nepal, Filippine. La campagna ha rilanciato l’hashtag @TheSlaveryCup e le persone possono donare sul sito web della campagna.

“È il 2022 e l’idea che le persone possano possedere e controllare la vita degli altri è insondabile”, ha dichiarato Mo Said, fondatore e direttore creativo di Mojo Supermarket.

“Ma è quello che è successo. E continua ad accadere. Volevamo non solo richiamare la FIFA, il Qatar e le Nazioni Unite per la loro responsabilità e negligenza, ma anche far sì che i tifosi di calcio di Londra e New York vedessero dei volti dietro queste statistiche. Perché ammettiamolo. Queste sono persone marroni sono morte. E molti paesi occidentali attribuiscono questi numeri di morti a cose che accadono ‘in quei Paesi'”.

Mojo Supermarket ha distribuito migliaia di passaporti a New York e Londra.

L’esempio è stato seguito da altri brand come Hummel, fornitore dell’abbigliamento sportivo della Danimarca, che ha rilasciato una versione ‘attenuata’ dei kit poiché ‘non desiderava essere visibile durante un torneo che è costato la vita a migliaia di persone’.

Sebbene la dichiarazione provocatoria della FIFA abbia dunque suggerito di scindere il calcio dalle questioni politiche (ed economiche) che lo circondano, pare che in molti tra pubblico e aziende la pensino diversamente. Dopotutto, come hanno affermato anche dieci delle federazioni calcistiche europee partecipanti, “i diritti umani sono universali e si applicano ovunque”.

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Millennial per caso, scrittrice per necessità e nerd per scelta, sono cresciuta guardando tanti minuti di pubblicità quanti erano quelli dei film. La mia passione verso ogni tipo di narrazione commerciale mi ha guidata nelle scelte universitarie e professionali, consentendomi di lavorare in uno dei settori di massima espressione della nostra epoca e delle sue esigenze.