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Unobravo e l’altra faccia del marketing for men

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6 Maggio 2026
Praticamente uno snack

L’altra faccia della medaglia del machismo. O della retorica maschile. Nel mese dedicato alla consapevolezza sulla salute mentale, Unobravo sceglie una strada volutamente spiazzante per affrontare uno dei grandi tabù contemporanei: il rapporto degli uomini con la terapia psicologica. Nasce così “Unobravo for Men”, campagna integrata tra out of home, creator activation e partnership culturali che prova a utilizzare i codici tipici della comunicazione maschile per ribaltarli dall’interno.  

Il cuore dell’operazione è infatti un falso servizio “dedicato agli uomini”. Non esiste realmente, ed è proprio questo il punto narrativo della campagna: mettere in evidenza quanto il supporto psicologico venga ancora percepito da molti uomini come qualcosa di distante, non necessario o incompatibile con un’idea di mascolinità fondata su controllo, performance e autosufficienza.  

La strategia creativa parte da un insight molto preciso: per raggiungere chi non si sente coinvolto da certi messaggi bisogna parlare un linguaggio familiare. Unobravo prende quindi in prestito estetiche, dinamiche e retoriche tipiche del marketing “pensato apposta per te”, trasformandole però in un dispositivo di riflessione culturale. “Non volevamo convincere, ma creare uno spazio di riflessione”, spiega Guendalina Guaita, Head of Brand dell’azienda, sottolineando come il tema del benessere psicologico maschile venga ancora raramente affrontato in modo diretto nella comunicazione mainstream.  A sostenere il concept ci sono anche i dati del MINDex 2026, ricerca annuale realizzata da Unobravo insieme a Ipsos Doxa, secondo cui soltanto un uomo su tre chiederebbe aiuto senza difficoltà a un professionista della salute mentale, nonostante una crescente consapevolezza emotiva dichiarata.  

Particolarmente interessante il lavoro sviluppato sull’out of home. La campagna utilizza headline costruite su una doppia lettura progressiva: frasi come “Non sto così male”, “Funziono meglio sotto pressione” o “Voglio diventare padre” si trasformano infatti, a una seconda scansione, in confessioni emotive molto più profonde. “Sto così male che non ce la faccio più”, “Sotto pressione mi manca l’aria”, “Diventare padre mi fa paura”. Non due messaggi diversi, ma un unico pensiero che si incrina e lascia emergere ciò che normalmente resta nascosto.  

Sul piano culturale, il progetto viene rafforzato dalla collaborazione con Mica Macho, organizzazione no-profit impegnata nella decostruzione degli stereotipi maschili e nella promozione di modelli di mascolinità più consapevoli. Una partnership che chiarisce bene la natura dell’operazione: non un semplice esercizio pubblicitario, ma un tentativo di inserirsi nel dibattito contemporaneo sulla salute mentale maschile utilizzando gli strumenti del branding e della comunicazione visiva.  

Ci leggiamo presto! 

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Gazzetta PRO