Il flop della virtual influencer Venere: i social deridono la campagna di Italia.it

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21 Aprile 2023
Silenzia il telefono

Ecco la carrellata di reazioni del giorno dopo (molte, indignate) della campagna di promozione territoriale realizzata da Enit e Armando Testa.

“Renè Ferretti l’avrebbe fatta meglio”. “Botticelli si ribalta nella tomba”. “Botticelli risorge e si suicida”. “La Venere vestita da Piazza Italia non l’ho mai vista”. “La mia AI con 30 euro la faceva meglio”. “La Venere è doppiata dai Me contro Te”. “Cringe, bro!”. “Ueh,  ma manca il mandolino”. “C’è del video in questo cringe”. “Tradotto con Google traduttore o da Matteo Renzi?”. “Volevo sapere se c’è anche il profilo su Only Fans. Chiedo per un amico”. “Manca il David per la coppia di virtual influencer in stile Ferragnez”. “Sentiti tradita”.  “Ridateci Roberto da Crema”. “Non mi esprimo sui contenuti ma almeno produrre i contenuti per Instagram nel formato video corretto… 9 milioni di budget”. E giù così, per centinaia di commenti intrisi di humor ma anche di cattiveria. Poche le eccezioni come i due commenti emersi su Instagram: “Una bellissima iniziativa” e “FIERA DI ESSERE ITALIANA”, tutto in maiuscolo con cuore e punto esclamativo finali.

Ha fatto davvero il botto, il debutto sui social di VenereItalia23, la testimonial della nuova campagna  internazionale di promozione turistica del ministero del Turismo ed Enit, con protagonista la Venere di Botticelli ritratta in abiti moderni tra diverse location del Bel Paese. Presentata con una conferenza stampa dalla ministra del Turismo Daniela Santanché, accompagnata dal vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani, dal ministro per lo Sport e i Giovani Andrea Abodi e dall’amministratrice delegata dell’Enit Ivana Jelinic, la campagna di comunicazione, curata dal gruppo Armando Testa, prevede un investimento di nove milioni di euro. “Una Venere – è stato spiegato nel corso dell’incontro stampa – nei panni di una moderna influencer che porterà per mano ogni visitatore internazionale alla scoperta del nostro Paese”.

Pianificazione e budget

La campagna troverà spazi digitali ed OOH di livello internazionale e connaturerà la nuova comunicazione globale pubblicitaria dell’Agenzia Nazionale del Turismo, nuovo nome dell’Enit, l’ente che si occupa di promuovere il turismo dal 1913. Prima tappa del tour mondiale gli Emirati Arabi in occasione di Atm Dubai dove verrà sperimentata per la prima volta la nuova comunicazione, che prevede il rebranding e l’uso del nuovo logo di Italia.it con la bandiera italiana a forma di finestra spalancata sul mondo.

La campagna presenterà i due soggetti più culturalmente vicini al mercato, ovvero il soggetto di Venere a Venezia, che indugia con lo smartphone ma che ha un outfit elegante, e la Venere a Roma, in bici, con dietro il Colosseo. La campagna – viene poi spiegato in un lungo comunicato – toccherà i principali hub aeroportuali e ferroviari internazionali d’Europa, Usa, Centro e Sud America, Cina, India, Sud Est Asiatico e Australia. Inoltre dei 9 milioni ben 4 milioni saranno investiti sull’ecosistema digitale con campagne crossmediali al fine di sviluppare traffico sul portale italia.it”. Al termine del comunicato, l’iniziativa viene definita “irriverente e poetica al tempo stesso”.

Diverse voci nella polifonia della polemica

Peccato che lo spirito irriverente e poetico abbiano sollevato uno tsunami di critiche e polemiche. Il primo ad aprire il fuoco è stato il sottosegretario alla Cultura e critico d’arte Vittorio Sgarbi. “Se tre ministri presentano la Venere di Botticelli vestita da ciclista, con la scritta Open to Meraviglia forse parliamo di un paradosso. La pubblicità all’Italia la fanno le opere d’arte, senza bisogno di travestirle”. “Giacché la Venere è nuda – ha continuato – sarebbe stato meglio vederla così, senza bisogno di travestirla in quel modo: è una roba da Ferragni”, ha proseguito il critico, aggiungendo: “Anche così funziona lo stesso,  lo ha deciso un grafico e io non voglio contraddire troppo i miei colleghi. Ma sul piano della lingua, la contraddizione è invece loro: Open to meraviglia? Che roba è? Che lingua è?”.

Più articolato il commento di Vincenzo Scalia, sociologo dell’Università di Firenze, raccolto dal quotidiano lanazione.it. “Una pubblicità che rispecchia i gusti del turista medio e che asseconda la tendenza del momento. Il dramma non è la Venere che pare davvero la Ferragni, ma il turismo inconsapevole, che fotografa i monumenti per fare incetta di like, senza conoscere il valore artistico e la storia che c’è dietro”.  “Personalmente, non ci vedo niente di offensivo o di oltraggioso – dice il docente –. È dai tempi della pop art che l’arte è scesa dal suo piedistallo ed oggi viviamo in un periodo in cui immagini, simboli e rappresentazioni si assemblano. Non mi stupisce che Armando Testa abbia creato una simile pubblicità. D’altra parte, la ministra Santanchè si pone l’obiettivo di assecondare il turismo di massa. L’immagine creata si colloca perfettamente in questo solco”.  “Se vogliamo ripensare il turismo – continua Scalia – dobbiamo invece fare strappi e ripensamenti dolorosi, ridisegnando città a misura di turisti più responsabili. Ormai siamo scaduti nella cultura dei meme, con strade delle città d’arte intasate da turisti che scattano col cellulare e condividono. Ma quanti sono realmente consapevoli di quel che stanno visitando?”.

Il sindaco di Firenze, Dario Nardella, parla sempre su lanazione.it di “campagna macchiettistica”, e dice: “Invito la ministra Santanchè a unire gli sforzi per fare un racconto più veritiero e meno caricaturale delle nostre città d’arte. A Firenze stiamo combattendo contro uno sfruttamento commerciale ridicolizzante delle bellezze artistiche come i grembiuli con le parti intime del David o riproduzioni grottesche delle opere d’arte con pose stupide”. Da Nardella arriva anche un voto stile pagella: 5 meno meno.  

“Che strano, sembra che la Venere abbia guadagnato una taglia di reggiseno”, s’inserisce caustico nell’argomento Antonio Natali, per otto anni direttore degli Uffizi. Anche per lui “questa campagna è lo specchio dei tempi”. Ha invece preferito tacere, come riporta Repubblica.it, l’attuale direttore della Gallerie degli Uffizi Eike Schmidt.

Sferzante il giudizio del fotografo Oliviero Toscani, uno dei più grandi esperti italiani di campagne pubblicitarie. “Il gusto non c’entra, qui è questione di cultura – spiega – è una campagna poco intelligente, il classico risultato dell’agenzia di pubblicità dove il livello della creatività è molto basso, perché le agenzie vengono scelte dai politici, che cercano il consenso a tutti i costi”.

Dal gruppo Armando Testa nessun commento e l’invito, espresso con molto garbo, a rivolgersi all’Ufficio Stampa del Ministero e dell’Enit. L’unica cosa che viene fatta filtrare è la soddisfazione per aver utilizzato una famosa icona per una campagna istituzionale.

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