Nel mondo degli spirits premium da molto tempo la bottiglia non è più soltanto contenitore. È media, dichiarazione estetica, oggetto da esporre. Il nuovo progetto del Liquorificio Morelli con Spacca Gin si inserisce precisamente in questo territorio ibrido, dove branding, arte contemporanea e identità territoriale smettono di parlarsi da lontano e iniziano a fondersi.

La storica azienda toscana ha lanciato una limited edition del suo Spacca Gin affidando a Nina Col, nome d’arte di Anna Colella, la reinterpretazione visiva del prodotto attraverso sei etichette artistiche differenti. Il risultato non è un semplice restyling, ma un’operazione di posizionamento che prova a spostare il gin fuori dalla sola dimensione della mixology per avvicinarlo a quella del collezionismo e del design. Il punto interessante, per chi osserva il marketing, è proprio questo cambio di funzione del packaging. Non più solo strumento di riconoscibilità a scaffale, ma piattaforma narrativa. Ogni etichetta diventa un capitolo di racconto.

Il naming aiuta. “Spacca Gin” richiama apertamente Spaccanapoli e quindi un immaginario urbano, identitario, fortemente evocativo. Morelli sceglie di non fermarsi al naming suggestivo, ma di costruirci sopra una coerenza culturale più ampia, usando Napoli come asset narrativo. Non la città-cartolina, ma una Napoli emotiva, artistica, popolare. È branding territoriale applicato al prodotto. Particolare anche la scelta dell’artista. Nina Col non entra come semplice illustratrice “commissionata”, ma come soggetto identitario del progetto. Questo cambia la percezione dell’operazione: meno licensing decorativo, più collaborazione creativa autentica. Sei etichette diverse significano sei asset social, sei occasioni narrative, sei touchpoint visivi. Sostanza più che capsule.
Ci leggiamo presto!

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