Trash Studio: quando gli anime diventano pubblicità

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1 Ottobre 2022
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Ciò che caratterizza e rende affascinante la cultura giapponese è l’essere costantemente in bilico tra una profonda tradizione, che ha segnato la storia del paese, e la tensione verso il futuro e l’innovazione. Questo mix rende le opere degli artisti giapponesi uniche anche quando si parla di arte pubblicitaria: ecco lo Studio Trash, l’agenzia nata da una costola dello Studio Ghibli, che produce veri e propri cortometraggi artistici pubblicitari.

Lo Studio Ghibli

Era il 1985 quando Hayao Miyazaki assieme a Isao Takahata, Toshio Suzuki e Yasuyoshi Tokuma, fondò lo Studio Ghibli (株式会社スタジオジブリ)  la casa di produzione cinematografica d’animazione più importante del Giappone.

La fama dello Studio Ghibli conquistò poi anche il pubblico occidentale quando, nel 2001 prima con La città incantata e nel 2004 con Il castello errante di Howl, raggiunse l’Europa e gli States.

E così, proprio come Walt Disney, Miyazaki è riuscito a costruire immaginari straordinari ormai noti in tutto il mondo, tanto che, il prossimo primo novembre verrà inaugurato a Nagoya il primo parco a tema destinato a diventare il Disneyland del Sol levante, celebrato con un commercial realizzato direttamente dallo storico fondatore. 

Non solo komeesharu

I komeesharu (コマーシャル) giapponesi, tradotto come commercial, sono famosi nell’immaginario comune, per essere “d’impatto” e un po’ trash (per dirla con un termine molto usato in Italia per definire qualcosa di eccessivo e kitsch). Ma, se da una parte la produzione pubblicitaria nipponica tende ad affollare le tv con questo genere di spot, dall’altra non manca di pretendere qualità e originalità, tanto da interpellare artisti, grafici, registi e disegnatori, per mettere in scena veri e propri cortometraggi d’autore.

In questo scenario non potevamo non citare lo Studio Ghibli: la casa di produzione simbolo dell’animazione giapponese è stata, nel corso degli anni, autrice di numerosi spot pubblicitari d’autore. In questo video una raccolta dei principali prodotti tra il 1992 e il 2015.

The Trash Studio

La fama dello Studio Ghibli però, ha permesso loro il lusso di selezionare e rifiutare il più delle volte i lavori su commissione, specie in ambito pubblicitario.

Nel 2004 Yoichiro Kugimiya e Yoshiharu Sato, rispettivamente produttore e regista di numerosi film Ghibli, mettono su un collettivo composto da animatori e creatori i cui numerosi crediti sono elencati in molte delle più importanti produzioni dello Studio, con lo scopo di portare la tradizione degli anime in una serie di progetti per committenti commerciali. Il collettivo si chiamerà Trash Studio.

“Lo studio Ghibli raramente accetta di realizzare opere su commissione, quindi tali proposte andavano al trash… e il Trash Studio realizza principalmente opere su commissione”, cerca di spiegare l’esperto di anime Catsuka, con post su Twitter.

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La Maison Hanko

In occasione degli scorsi Giochi Olimpici tenutisi a Tokyo, i riflettori hanno messo in luce i talenti giapponesi in tutti i campi. Tra le tante cose è emersa le creatività unica di animatori, registi e illustratori e, in quella occasione, Nexus Studio, lo studio di produzione e animazione indipendente, decide di fondare la Maison Hanko: un roster di talenti eccellenti nel campo della regia e dell’illustrazione provenienti dal Giappone.

“Abbiamo pensato che, in vista delle Olimpiadi culturali e sportive del 2020, sarebbe stato un grande momento per rivisitare questa eredità”, spiegano da Nexus.

credit: maison hanko

Gli artisti di Maison Hanko sono selezionati e supportati dagli uffici di produzione globale e dagli studi di animazione di Nexus Studios a Londra, Los Angeles e Sydney e lavorano in collaborazione con la loro attuale rosa di registi in base alle esigenze dei progetti.


Nella rosa artistica non poteva mancare di entrare dunque Trash Studio, che si affianca come collettivo a direttori artistici quali Fantasista Utamaro esponente di spicco della cultura pop giapponese, e l’illustratore Takashiro Suganuma famoso per aver raccontato la vita del Giappone degli anni Sessanta con la graphic novel “When Grandma was a Child”.

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Il progetto “Maison Hanko” ha quindi permesso di diffondere l’arte grafica giapponese anche fuori dalla cultura nipponica e Trash Studio, nello specifico, ha contribuito a portato lo Studio Ghibli, in qualche modo, al di fuori dell’ “aura magica” che come i film della Disney, caratterizza le storie di Miyazaki.

Ci leggiamo presto!

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La comunicazione e il marketing sono sempre stati il mio pane quotidiano. Ex visual merchandiser e manager nel settore fashion e retail, ho deciso di trasferirmi in Portogallo per imparare a surfare. Vivo a Lisbona da tre anni e non ho ancora imparato a cavalcare le onde, ma sono diventata esperta di digital marketing. Scrivo da analista ma anche da consumatore. Mi piacciono le cose bizzarre, controcorrente e originali.

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