A pochi giorni dalla chiusura dei Cannes Lions, Omnicom Advertising passa in rassegna alcuni dei lavori più premiati del gruppo nella sua sede milanese
Dagli inizi veneziani, nel 1954, alla residenza definitiva a Cannes negli anni Ottanta, il Lions International Festival of Creativity è uno dei pochi eventi globali capaci di impostare il benchmark sul quale tutta la industry pubblicitaria baserà i propri output per i mesi successivi.
Nonostante un calo di entries registrato in questa edizione — alcune stime parlano di un -25% rispetto al 2025, ndr. — e una generale maggiore severità nella scelta delle shortlist, il segmento non sembra affrontare grandi crisi, almeno dal punto di vista creativo: i lavori premiati sono stati di grande qualità, come al solito. Dal punto di vista finanziario, invece? Forse sì, lì potrebbe risiedere il problema.
Omnicom ha saputo interpretare correttamente le aspettative delle giurie e conclude questa edizione con un discreto bottino di Leoni, passati in rassegna e commentati dal CCO di Omnicom Advertising, Luca Cortesini, nella sede milanese del gruppo.

La vera chiave di volta, almeno per le ultime edizioni, è l’hacking, un atto di gentile pirateria sociale con il quale i brand — o le agenzie per loro, ndr. — generano interferenze nella vita quotidiana per portare avanti in maniera rilevante il proprio messaggio di marca.
È il caso ad esempio di Skoda, che con il suo DuoBell ha conquistato due Argenti, un Bronzo e sei Shortlist. Un campanello per biciclette intelligente, capace di interferire con la cancellazione attiva dei rumori delle cuffiette che utilizziamo tutti i giorni, spesso ignorando i potenziali pericoli derivanti dal non sentire perfettamente il mondo che ci circonda. Scopriamo, poi, che Skoda nasce originariamente come produttore di biciclette. Eccola qui, la poesia dei Lions.
O ancora Amazonia Rebranded, un magnifico lavoro di rebranding a cura di Futurebrand, firma del gruppo Omnicom, che prende spunto dalle forme disegnate dal Rio delle Amazzoni per dare vita al nuovo brand dell’omonima regione amministrativa brasiliana. Un hackeraggio naturale, dicevamo, che spinge i designer a guardare oltre i propri monitor e ascoltare la natura: “così è come si disegna un logo”, commenta Cortesini.
Columbia, invece, flirta con i terrapiattisti nel tentativo di distinguersi dalla sua concorrenza. Quello del techwear è un segmento agguerritissimo, dove chi non si trasforma in premium, sostanzialmente, muore. Il brand americano però non ci sta e sceglie di raccontare con ironia e sfacciataggine la qualità dei propri prodotti, pensati per salvare la pelle dei propri clienti e non per accompagnarli a una sfilata. Il protagonista delle campagne? Lo stesso CEO, simpaticissimo.
L’intervento di Marianna Ghirlanda, CEO di Omnicom Advertising, fa da cappello alla serata. Omnicom Advertising nasce come società di coordinamento delle attività del gruppo in Italia, che sul territorio nazionale opera con diverse firme su tre sedi tra Milano, Roma e Torino. Un dato? Omnicom, a livello globale, serve due terzi dei brand inseriti nella classifica Best Global Brands di Interbrand.
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