Parlare con chi è morto: il metaverso lo renderà possibile

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21 Aprile 2022
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L’idea dell’immortalità potrebbe trovare declinazione nel metaverso. Ci sta lavorando Somnium Space in un progetto dove la cessione di una grande mole di dati potrà permettere di parlare con le persone anche da…. morto

Parlare con un caro defunto. Genitori, figli o nonni. Un desiderio che è intrinseco all’umanità da sempre e che potrebbe trovare nel metaverso la sua applicazione più sorprendente. A lavorarci è Somnium Space che sta sviluppando una spazio virtuale dove parlare con le persone morte. Se ti piacciono questo genere di novità, comunque, non puoi perderti la rubrica Digitips de La Gazzetta del Pubblicitario dedicata proprio al mondo digitale.

Una presentazione di Somnium Space

UN’IDEA CHE NASCE DA UN DOLORE PERSONALE

La culla di questo progetto, come spesso accade, la troviamo nel vissuto personale del suo ideatore: Artur Sychov, ceo di Somium Space. Nel 2017 a suo padre venne diagnosticata una grave forma di cancro e improvvisamente si trovò a fare i conti con due realtà orribili: il tempo con il padre era ormai limitato e i suoi figli piccoli sarebbero cresciuti con pochissimi ricordi del nonno. Ecco, la seconda è la molla decisiva perché nella testa di Sychov sorge una domanda: come poterli far parlare con il nonno anche post mortem senza scomodare il soprannaturale?

Sychov presenta Somnium Space

COSA È SOMNIUM SPACE?

Iniziamo, però, con la definizione di Somnium Space: nient’altro che uno dei metaversi già disponibili e compatibili con i visori per la realtà virtuale. Ergo capaci di offrire esperienze 3D totalmente immersive con la prospettiva di andare anche oltre.

COME PARLARE CON UN MORTO

Veniamo a quello che più interessa noi (e voi se avete cliccato questo link): come concretizzare i dialoghi post mortem? La modalità si chiama “Live Forever” (non originalissimo, va detto) ed è ancora in divenire. I risultati, dunque, saranno da verificare in futuro ma le premesse sono solide. L’idea di fondo è conservare conversazioni e dati dell’individuo rendendoli replicabili da un avatar che si muove, parla e suona come lui. Una replica digitale che prosegue anche dopo la scomparsa di una persona con la stessa gestualità, timbro voce e inclinazione. “Questo è molto più profondo di vendere un Nft” le parole di Sychov.

Una festa nel metaverso Somnium Space

UNA VALANGA DI DATI DA CEDERE

Per ottenere un risultato simile, come facilmente intuibile, è necessario incamerare una sostanziale valanga di dati personali (ma guarda un po’). “La quantità di dati che la realtà virtuale può consentire di registrare di una persona è dalle 100 alle 300 volte più ampia di quella possibile con uno smartphone. Possiamo raccogliere informazioni su come si muovono occhi, braccia, bocca e tutto il corpo nel suo complesso” spiega Sychov. Per il ceo di Somnium Space è “una prospettiva meravigliosa” (come lo è per chi si occupa di marketing) ma potrebbe non essere altrettanto eccitante per buona parte del pubblico. Ecco, dunque, che la possibilità di esistere anche dopo la morte è un’offerta in cambio della cessione di tutti quei dati. Benissimo il commovente trascorso personale di Sychov ma poi bisogna anche essere cinici e guadare alla realtà imprenditoriale.

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LA TUTA CHE FA PERCEPIRE IL TOCCO UMANO

Non si tratta, in ogni caso, di un sogno di mezza estate perché Somnium Space ha avviato una partnership con Teslasuit, un’azienda che sta sviluppando una tuta specifica per la realtà virtuale che permetterà di ricevere impulsi elettrici simili a quelli di un tocco sul corpo. Conterrà, inoltre, uno scanner biometrico di qualità medica per raccogliere livelli cardiaci e di stress. Ancora convinti che non sia una questione di dati? “Il nostro sarà un modello di impresa responsabile e i dati non saranno mai venduti a terzi o non saranno raccolti senza specifiche adesioni al servizio. Ci sarà, inoltre, un costo che speriamo basso proprio perché non vendiamo nulla a terzi”.

Ecco cosa è Teslasuit

QUANDO PARLEREMO CON UN MORTO?

Il primo prototipo di alter ego nel metaverso (perché poi prima della morte di quello si tratta) potrebbe vedere la luce nel 2023 ma sarà solo l’inizio. “L’idea – continua Sychov – è di migliorare sempre di più questo prodotto con le innovazioni tecnologiche. Anche chi è morto potrà essere sempre più preciso e definito con il trascorrere del tempo”. Un Dorian Gray digitale che apre voragini bioetiche, morali e spirituali. Sicuri che tutti i figli vorrebbero una versione digitale del padre o della madre che va a passeggio nel metaverso anche dopo la morte? E se il conforto fosse meno del dolore?

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Dicono che io faccia il giornalista ma in realtà inseguo solo da sempre la mia curiosità. Sollazzo e affanno perpetui. Ogni racconto ha il suo vestito: cerco di tagliarlo e cucirlo rendendogli semplicemente onore. Ironia e capacità di non prendersi troppo sul serio sono due bussole che tendo a non lasciare fuori dalla mia bisaccia.

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