L’Albo degli Influencer è realtà: ne abbiamo parlato con un avvocato

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4 Marzo 2026
Silenzia il telefono

Dal 10 novembre 2025 è ufficialmente attivo il registro influencer istituito dall’AGCOM, spesso ribattezzato “albo degli influencer”. Ne abbiamo parlato con l’Avvocato Renato Zanfagna, dello Studio Zanfagna di Milano

Il registro degli influencer, o albo degli influencer, è una novità destinata a segnare un punto di svolta nel mondo dei contenuti digitali, introducendo regole più chiare e una maggiore responsabilità per chi opera online in modo professionale.

Se sei un creator, influencer o streamer, o comunque stai facendo crescere la tua community, questa novità ti riguarda da vicino: non è semplicemente un nuovo adempimento burocratico, ma un passaggio che riconosce formalmente il peso economico e sociale dell’influencer marketing.

È importante chiarire che non si tratta di un albo professionale come quello di avvocati o medici. Il registro nasce con la delibera n. 197/25/CONS dell’AGCOM e ha l’obiettivo di regolamentare un settore che negli ultimi anni è cresciuto rapidamente, spesso in assenza di regole precise.

L’intento dell’Autorità è duplice: da un lato garantire maggiore trasparenza nelle sponsorizzazioni, contrastando la pubblicità occulta e le collaborazioni poco chiare, dall’altro rafforzare la tutela dei minori e la responsabilità informativa, soprattutto quando si trattano temi delicati come salute, sicurezza o diritti.

In altre parole, creare contenuti oggi non significa più soltanto intrattenere o raccontare il proprio punto di vista: significa assumersi una responsabilità pubblica proporzionata al proprio seguito.

L’iscrizione non è obbligatoria per tutti. Scatta solo al superamento di determinate soglie numeriche: chi raggiunge almeno 500.000 follower o iscritti su una singola piattaforma, come Instagram, TikTok, YouTube o Twitch, oppure totalizza 1 milione di visualizzazioni medie mensili su una piattaforma, deve registrarsi.

Secondo le prime stime, in Italia saranno circa 2.000 i creator coinvolti. L’iscrizione avviene online tramite il sito AGCOM ed è stato possibile presentare domanda a partire dal 10 novembre 2025.

Una volta iscritti al registro, entrano in gioco una serie di obblighi concreti. Il creator deve innanzitutto compilare il modulo AGCOM con i propri dati anagrafici, il nickname utilizzato, il numero di follower e di visualizzazioni, allegando anche un documento di identità. Nei profili social dovrà inoltre comparire la dicitura “iscritto all’elenco AGCOM”, a testimonianza della registrazione ufficiale.

Non si tratta solo di un adempimento formale. L’iscritto è tenuto a rispettare le Linee guida e il Codice di condotta previsti dalla delibera, segnalando in modo chiaro ogni collaborazione o contenuto sponsorizzato con formule esplicite come “adv” o “in partnership con…”. Diventa fondamentale evitare contenuti che possano ledere la dignità delle persone o risultare dannosi per i minori, così come è essenziale diffondere informazioni corrette, specialmente quando si affrontano argomenti sensibili.

In sintesi, si può continuare a produrre contenuti con il proprio stile e la propria creatività, ma con un livello superiore di trasparenza e consapevolezza professionale.

Il nuovo quadro normativo non lascia spazio a leggerezze. Le sanzioni sono significative: si può arrivare fino a 250.000 euro per pubblicità occulta o ingannevole, fino a 600.000 euro per violazioni gravi come la mancata tutela dei minori o la diffusione di contenuti discriminatori, e fino a 103.000 euro per chi, pur essendo obbligato, non si iscrive al registro.

Numeri che parlano chiaro: chi gestisce community importanti non può più improvvisare la propria attività, ma deve organizzarsi con metodo, eventualmente facendosi affiancare da consulenti legali o fiscali.

A prima vista può sembrare un aggravio burocratico. In realtà, il registro rappresenta anche un’opportunità. Avere regole chiare aumenta la credibilità nei confronti di brand e agenzie, tutela il creator da possibili contestazioni e contribuisce a distinguere chi lavora con serietà da chi improvvisa.

L’albo influencer segna quindi un passaggio di maturità per l’intero settore: il riconoscimento ufficiale che quella del creator non è più un’attività amatoriale, ma una professione a tutti gli effetti. E come ogni professione, richiede competenza, responsabilità e trasparenza.

Ci siamo rivolti ai professionisti dello Studio Zanfagna di Milano, intervistando l’Avvocato Renato Zanfagna, al quale abbiamo chiesto un parere giuridico sull’istituzione del registro degli influencer e sul suo funzionamento.

“Prima della Delibera n. 197/25/CONS l’attività degli influencer era regolata principalmente dal diritto dei consumatori e dall’autodisciplina pubblicitaria, con l’obbligo sostanziale di rendere riconoscibile la finalità promozionale dei contenuti. L’influencer era quindi qualificato come utente della piattaforma che svolgeva comunicazione commerciale, senza essere considerato operatore dei media né titolare di responsabilità editoriale in senso proprio”, afferma l’Avvocato Zanfagna in merito alla questione.

“Con la nuova disciplina, al ricorrere dei requisiti individuati dall’Autorità […] Gli obblighi non riguardano più soltanto la trasparenza pubblicitaria, ma l’intero sistema di garanzie previsto per i media.”

E questa è una svolta importante per il settore dell’influencer marketing perché “la riforma realizza pertanto il passaggio da una disciplina di natura commerciale ad una responsabilità editoriale piena, equiparando gli influencer rilevanti ai soggetti che operano nel settore audiovisivo tradizionale”, rendendo l’iscritto al registro un soggetto giuridico completamente differente. Il tutto, come detto nei paragrafi precedenti, in un’ottica di tutela per i consumatori, infatti, “sotto il profilo sostanziale, la disciplina mira a garantire che l’ambiente digitale sia sottoposto agli stessi principi di trasparenza e tutela applicabili ai media tradizionali, in ragione dell’analogo impatto sul pubblico”.

Alla luce dell’analisi svolta, la Delibera n. 197/25/CONS si inserisce quindi in modo coerente nel quadro normativo europeo e nazionale, seguendo criteri di proporzionalità e ragionevolezza. La scelta di equiparare gli influencer più rilevanti ai fornitori di servizi di media audiovisivi non appare forzata: riflette piuttosto il peso economico e sociale che questi soggetti hanno ormai assunto, oltre alla loro capacità concreta di influenzare opinioni, consumi e comportamenti del pubblico.

“Il sistema delineato dall’Autorità contribuisce a rafforzare la tutela dei consumatori e dei minori, assicurando maggiore trasparenza nel mercato dell’influencer marketing, senza estendere in modo indiscriminato la regolazione a soggetti di dimensioni marginali”.

Lo Studio Legale Zanfagna ha prodotto un report approfondito che spiega l’intero quadro normativo ed è disponibile per il download sul loro sito.

In questa prospettiva, quindi, l’introduzione del registro degli influencer non va letto come una stretta sulla libertà di espressione online, ma come un aggiornamento necessario delle regole a fronte di un settore che oggi è strutturato, professionale e con un impatto economico significativo.

Ci leggiamo presto!

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