La fine dei social network non è una tragedia: è un nuovo inizio

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3 Gennaio 2023
Silenzia il telefono

Sta succedendo davanti ai nostri occhi: Meta ha licenziato 11 mila dipendenti, Twitter ha bloccato le assunzioni e per la prima volta stiamo assistendo al declino delle Big Social. È la fine dei social network per come li conosciamo?

C’era una volta il social network

Il fenomeno che sta portando numerosi opinionisti a parlare della possibile fine dei social network trova le sue radici nella genesi delle stesse piattaforme. L’idea di fondo dei social viene concepita tra la fine anni Novanta e i primi anni Duemila per trovare una risposta all’esigenza di mantenere il contatto con chi altrimenti si sarebbe perso di vista: ex colleghi, compagni di classe ma anche parenti e amici dall’altra parte del mondo.

La mission originaria dei social rende giustizia alla visione naive di un internet agli albori delle sue potenzialità: uno spazio di condivisione infinito e democratico, in cui comunicare a distanza per “connettere ogni persona nel mondo” come recitava la vision primigenia di Facebook.

Il modo di vivere Internet e i social rimase sostanzialmente invariato fino agli anni ’10: nonostante YouTube e Facebook avessero già segnato un archetipo di riferimento, le cose cambiarono con l’arrivo di Instagram. Quest’ultimo è quello che potrebbe essere considerato il primo social media: non più canale per connettere persone ma un media in grado di fornire agli utenti l’opportunità di diffondere contenuti e messaggi a una platea più vasta della semplice rete di contatti. Una transizione da un paradigma one-to-one a uno one-to-many, che renderà il social media scenario simile per certi versi ad antesignani analogici come cinema e televisione. Non a caso è proprio a quest’era che risale la nascita dell’influencer marketing come lo conosciamo oggi.

Il passaggio da social network a social media è cruciale ma è avvenuto completamente in sordina e i due termini sono stati assimilati come interscambiabili. A differenziarli sono il modo di utilizzo e le potenzialità: il primo nasce con l’obiettivo di collegare, mettendo al centro l’interazione e il “contatto”; il secondo diventa un canale di comunicazione, in cui il ruolo attivo o passivo dell’utente risponde più alle esigenze della piattaforma che agli interessi dei fruitori.

Le ripercussioni sul feed

Il feed, ovvero la sequenza di post che viene visualizzata dagli utenti, è l’esemplificazione di questo cambiamento. Facebook degli anni ’10 è stato il social network per eccellenza, con un feed strutturato esclusivamente sugli aggiornamenti degli amici o delle pagine seguite: era possibile esaurire i contenuti da visualizzare che erano il prodotto diretto dell’attività della propria rete. Il feed dei social media è quello che conosciamo tutti: un flusso infinito e ininterrotto di contenuti (e non aggiornamenti) sapientemente proposti dall’algoritmo con l’intento, mai celato, di mantenere l’utente sulla piattaforma.

Nella storia evolutiva dei social media, perché di questo si parla se prendiamo in considerazione le piattaforme degli ultimi dieci anni, il feed è l’elemento cardine per capire come si sono sviluppati. In realtà quello che visualizziamo è plasmato dalle nostre esigenze e aspettative, non solo per quanto riguarda le logiche dell’algoritmo ma anche per le migliorie che riguardano l’adozione di nuove feature.

L’esempio più calzante, ancora una volta, è Instagram che, vittima dell’annessione Meta, negli anni è diventato il social capace di inglobare ogni caratteristica della concorrenza: le IG Stories, i Reels, i video in diretta, gli scatti con doppia fotocamera; per fare qualche esempio. Il progressivo cambiamento è visibile anche in questo fenomeno: sotto la promessa della creazione del social a misura di utente si cela il potere detenuto dagli user che influenza le modalità di utilizzo.

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C’era una volta il social media

Le logiche di funzionamento dei social media non sono sconosciute agli utenti, sarebbe innocente pensare il contrario, e sono proprio queste a rendere i social più simili ai canali di broadcasting classici che ai social network. L’evoluzione social degli ultimi anni, con la popolarità raggiunta da TikTok, Discord e la meteora Clubhouse, rivela una strategia di fruizione che affida il ruolo attivo di produzione ai creator e il ruolo passivo alla platea di utenti. Si stima ad esempio che il 66% degli utenti TikTok si limiti a guardare i video senza realizzarli; con un passaggio dall‘interazione social a un’esperienza più passiva, quasi televisiva, decisamente potenziata dal feed infinito.

Questa tendenza, rilevata da Ryan Broderick, esperto giornalista in tematiche web e social, è una delle cause che sta portando alla presunta fine dei social network. Si tratta di un nuovo modo di utilizzare i social, lontano dall’idea di collaborazione e dalla rete personale di contatti.

La seconda tendenza che osserva il giornalista, è la migrazione generale di contenuti personali, e più genuini, verso le app di messaggistica, come Telegram o Discord.

Questo è dovuto alla caratteristica performativa dei contributi presenti sui social più popolari: anni di post con location da sogno, vite e corpi perfetti hanno portato alla distorsione della realtà di cui gli utenti sono semplicemente stanchi. Se il ruolo attivo degli utenti sta svanendo e le community si spostano su piattaforme di messaggistica, cosa resta dei social?

Più che una fine, una riconversione

Il futuro dei social non è facile da prevedere: i tentativi di compiere grandi balzi evolutivi non si stanno rivelando efficaci, come il progetto del Metaverso incagliatosi ancora prima di poter salpare; mentre l’impatto sulla salute degli utenti e i problemi di privacy ne mettono in discussione l’affidabilità.

Davanti a uno scenario che cambia costantemente, rimanendo però sempre fedele alle esigenze di mercato, la fine dei social network non sembra una tragedia, anzi. I tempi in cui connettere amici e parenti era la massima ambizione delle piattaforme è finito e va riconosciuto: gli utenti hanno plasmato lo sviluppo dei social verso qualcosa di più simile a un palcoscenico in cui tutti hanno diritto a un pubblico e un microfono. Anche il tempo del moralismo e del cinismo su quanto sia corretto concedere a chiunque una potenziale platea di seguaci è finito: tutto quello che sappiamo dei social network andrebbe archiviato, per il bene del futuro.

Se gli utenti e i brand lasciano queste piattaforme, il segnale è chiaro e mostra come l’evoluzione della vita social online è possibile non migrando da una piattaforma all’altra ma reinventando gli spazi secondo le esigenze della comunità che si vuole costruire. Il fallimento dei social per come li conosciamo è un fenomeno a cui abbiamo contribuito inconsapevolmente per anni ed è la diretta conseguenza di un uso spregiudicato: la fine dei social network forse è semplicemente l’occasione per reinventare queste piattaforme.

Ci leggiamo presto!

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Curiosa per natura e copywriter in erba: l’unico modo per non farmi parlare è farmi scrivere. La passione per la comunicazione nasce insieme a quella per il giornalismo: non esiste storia (o brand) che non possa essere raccontato.