Meta: 725 milioni di $ di multa, ma non è la più salata della storia. Ecco la top 5

Avatar photo
7 Gennaio 2023
Tocca mettersi comodi

Costa caro a Meta il caso Cambridge Analytica: 725 milioni di dollari, la multa più cara comminata ad una Big Tech per violazione dei dati personali. Non è la multa più cara in assoluto per un gigante della tecnologia e anzi, andando ad analizzare le 5 multe più care comminate alle grandi aziende tecnologiche, questa a Meta si classifica all’ultimo posto. Scopriamo insieme la top 5.

725 milioni di dollari. Questa la cifra che Meta ha accettato di pagare con un patteggiamento per il famigerato caso di Cambridge Analytica. La fuga di dati che ha coinvolto 87 milioni di utenti in tutto il mondo costa caro all’azienda di Zuckerberg che, oltre all’impatto economico, ha dovuto affrontare un grave danno di immagine. Il gigante dei social network ha dovuto affrontare una crisi senza precedenti quando, nel 2018, emerse la fuga di dati in favore di Cambridge Analytica, società di consulenza britannica, la quale aveva utilizzato queste informazioni per scopi di propaganda politica, arrivando a contribuire all’elezione di Donald Trump alla Casa Bianca o all’esito del referendum sulla Brexit.

La fuga di dati è stata denunciata per la prima volta nel 2015 dal giornalista del Guardian Harry Davies, il quale ha spiegato come la società di consulenza stesse lavorando con i dati acquisiti illegalmente per guidare la campagna politica di Ted Cruz, Senatore degli Stati Uniti.

Facebook (ancora non si chiamava Meta) dal canto suo non ha mai confermato o respinto le accuse, ma ha sempre affermato di aver avviato un’accurata indagine interna per scoprire l’accaduto. Nel 2018 è stata lanciata una class action contro la società di Zuckerberg da un folto numero di utenti che ha portato alla storica sentenza del più grande risarcimento mai ottenuto con questa modalità.

meta-ue-lgdp
Image Credits: Fastweb.it

Meta non è l’unica delle Big Tech finite in un’aula del tribunale, la storia recente ha visto più volte contrapposte le enormi società tecnologiche ai legislatori dei vari paesi del mondo. La violazione della privacy è il reato maggiormente trattato nelle varie sentenze, ma un posto rilevante (e lo vedremo tra qualche riga) è sicuramente riservato all’abuso di posizione dominante. Ciò si deve principalmente alle quote di mercato sempre più rilevanti acquisite nel tempo e introiti da capogiro, arrivando a superare con i propri ricavi il PIL di diversi stati (per fare un esempio, nel 2019 il ricavo dell’allora Facebook era equiparabile al PIL della Serbia). Soggetti che hanno, in poco più di un decennio, acquisito un potere economico crescente che l’hanno utilizzato per alzare a dismisura le barriere in ingresso, arrivando a cadere così nell’illecito.

Fatta questa breve e doverosa premessa, passiamo ora a vedere la speciale classifica delle 5 multe più care mai comminate alle Big Tech.

Quanto ci segui da 1 a Instagram?

Ogni giorno sui nostri social media pubblichiamo notizie esclusive che non puoi trovare sul sito. News, pills, stories e sondaggi per aiutarti a comprendere sempre meglio il mondo del marketing e della pubblicità! Ti basta scegliere a quale canale sei più affezionato e cliccare qui sotto.

Meta – 725 milioni di dollari

Al quinto posto della nostra classifica troviamo proprio Meta, multata di ben 725 milioni di dollari per la violazione della privacy di oltre 87 milioni di utenti nella famigerata fuga di dati nello scandalo Cambridge Analytica.

A dir la verità la cifra poteva essere molto più alta, ma si è giunti a questa sentenza in seguito a un patteggiamento da parte di Zuckerberg, che ha preferito non proseguire nelle aule dei tribunali. Come parte integrante dell’accordo, soggetto all’approvazione della Corte di San Francisco, Meta non ha dovuto ammettere alcuna colpa.

Secondo Zuckerberg l’accordo è stato chiuso unicamente nell’interesse della comunità e degli azionisti di Meta ma, sempre secondo il Guardian, la società era al corrente delle azioni di Cambridge Analytica dal 2016 e non aveva fatto nulla al riguardo.

Microsoft – 915 milioni di dollari

Al quarto posto della nostra speciale classifica troviamo Microsoft, costretta a pagare una multa di 860 milioni di euro (pari a circa 915 milioni di dollari) per non aver consentito ai propri competitor di avere accesso ai codici sorgenti per la realizzazione di prodotti compatibili con il proprio software.

La Corte di Giustizia ha confermato la decisione della Commissione UE, bocciando il ricorso che Microsoft aveva immediatamente intentato, riducendo però la multa di circa 39 milioni di euro.

L’azienda fondata da Bill Gates si è resa colpevole di abuso di posizione dominante, negando di fatto la possibilità a ogni possibile concorrente di progettare programmi e applicazioni che potessero in qualche modo integrarsi o migliorare alcune funzionalità della suite Office e del sistema operativo Windows.

A dare il via al processo giudiziario è stato l’ex premier Mario Monti nel 2004, ai tempi Commissario UE della Concorrenza, imponendo inizialmente a Microsoft una multa di 497 milioni di euro, aumentata poi dall’antitrust UE guidato da Neelie Kroes.

Ti sta piacendo il nostro articolo?

Iscriviti alla nostra newsletter per non perdere i nostri speciali riservati in arrivo ogni domenica!

Cliccando su Iscriviti acconsenti al trattamento dei dati personali ai sensi del Reg. UE 2016/679 (GDPR)

Amazon – 1,2 miliardi di dollari

Ancora abuso di posizione dominante per il gradino più basso del podio nella classifica delle più alte multe comminate alle Big Tech. Questa volta il protagonista è Amazon che, secondo l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, nel 2021 avrebbe violato l’art.102 del Trattato sul Funzionamento dell’Unione Europea, che regola il mercato interno ed esterno ai vari paesi UE, tutelando i principi di libera concorrenza.

In modo particolare Amazon, detenendo una posizione di dominanza nei servizi di intermediazione su marketplace, ha fatto in modo di prediligere il proprio servizio di logistica (Fulfillment by Amazon – FBA) presso i venditori terzi rispetto agli operatori concorrenti. 

Secondo le autorità giudiziarie Amazon avrebbe arricchito l’utilizzo della sua logistica con un insieme di vantaggi fondamentali per ottenere visibilità e quindi maggiori probabilità di vendita.

Tra i vantaggi più evidenti spicca l’etichetta “Prime”, che incentiva le vendite soprattutto verso una clientela alto-spendente, oltre a consentire la partecipazione a eventi speciali quali Black Friday e Cyber Monday, funzionalità che non era possibile applicare ai prodotti di venditori terzi. Da qui la multa per 1,128 miliardi di euro (pari a 1,20 miliardi di dollari) dell’AGCM.

Alibaba – 2,8 miliardi di dollari

Medaglia d’argento per Alibaba, che si classifica al secondo posto della nostra speciale classifica con una multa di 18,2 miliardi di Yuan, corrispondenti a circa 2,8 miliardi di dollari, per aver violato alcune regole sui monopoli nel mercato cinese nel 2020.

L’Amministrazione di Controllo del Mercato Cinese ha deciso la multa dopo aver verificato che la piattaforma creata da Jack Ma ha abusato della propria posizione dominante a scapito della concorrenza. In modo particolare il gigante cinese avrebbe vietato ai commercianti di offrire prodotti su più siti di e-commerce simultaneamente.

Il procedimento è stato avviato nel mese di dicembre 2020 e ha portato alla maxi sanzione che Alibaba ha accettato di pagare di buon grado.

Google – 4,35 miliardi di dollari

google-tribunale-lgdp
Image Credits: dday.it

Medaglia d’oro per il colosso di Mountain View, che conquista suo malgrado il gradino più alto del podio della nostra classifica, con una multa di ben 4,35 miliardi di dollari (4,125 miliardi di euro per la precisione) comminata dal Tribunale dell’Unione Europea per aver imposto restrizioni illegali ai produttori di dispositivi mobili Android.

Il reato è quello di abuso di posizione dominante e tra le intenzioni di Google ci sarebbe il consolidamento della posizione dominante del suo motore di ricerca.

Tra le restrizioni esaminate ci sarebbero gli accordi di distribuzione che impongono ai produttori di preinstallare le applicazioni Google Search e il browser Chrome per ottenere le licenze operative necessarie per poter operare all’interno del Play Store.

L’indagine sui dispositivi Android era stata avviata nel 2015 e condotta dal Commissario Europeo alla concorrenza Margrethe Vestager e nel 2018 la Commissione europea aveva deciso di comminare a Google la cifra di 4,343 miliardi di euro, cifra poi ridotta dal Tribunale dell’Unione Europea.

Sanzionati e contenti

Gli ultimi anni sono stati caratterizzati da aspre battaglie legali tra le Big Tech e i legislatori dei vari paesi, in cui i primi hanno cercato (e cercano tuttora) di massimizzare i profitti anche a scapito della privacy degli utenti o praticando azioni sicuramente poco etiche e illegali, mentre i secondi cercano (a volte difficilmente) di stare al passo tutelando le persone.

La privacy è sempre di più appesa a un filo, le imponenti infrastrutture (digitali e non) costruite negli anni dai colossi della tecnologia hanno contribuito a innalzare delle barriere quasi invalicabili nei propri mercati, praticando di fatto in regime di monopolio.

Il fatturato delle Big Tech può tranquillamente essere equiparato al PIL di un’intera nazione e, molto spesso, risulta più conveniente pagare una multa rispetto a un reale adeguamento alla normativa vigente.

Questo, unito alla ferrea volontà dei legislatori di tutelare noi utilizzatori finali e di limitare il potere crescente delle aziende tecnologiche, ha portato a numerosi scontri giudiziari, alcuni anche con cifre astronomiche, i quali non hanno però minimamente intaccato le società, che in un modo o nell’altro continuano ad operare nel mercato.

Noi come sempre continueremo a monitorare la situazione e vi terremo aggiornati su ogni possibile sviluppo. Come sempre…

Ci leggiamo presto!

Entra a far parte del nostro canale Telegram!

Ogni giorno news, riflessioni, approfondimenti e tanto altro in esclusiva per la nostra community.

Cover credits: mobile-marketing.it

Avatar photo
Appassionato di marketing e tecnologia, divoro le news ogni giorno a caccia di storie interessanti da raccontare. Ti racconterò di brand, business e tanto altro, cercando di farti emozionare. Seguimi, non te ne pentirai!