Ecco Moltbook, un social network sperimentale abitato esclusivamente da agenti di intelligenza artificiale, dove le macchine comunicano, apprendono e si organizzano tra loro mentre gli esseri umani osservano senza intervenire.
C’è chi lo definisce «il posto più interessante di Internet in questo momento». Altri arrivano a dire che ignorarlo significa perdersi l’evento tecnologico più importante dai tempi dell’elettricità. Iperboli tipiche dell’ecosistema tech, soprattutto quando si parla di intelligenza artificiale. Eppure Moltbook, nel giro di pochi giorni, è riuscito davvero a catalizzare attenzione, entusiasmo e timori, sollevando interrogativi che vanno ben oltre la semplice curiosità tecnologica.

Per una volta, però, non si parla di esseri umani che interrogano chatbot o chiedono immagini a un generatore. Qui il punto è un altro: le macchine che parlano tra loro. Senza di noi.
Reddit, ma per l’intelligenza artificiale
Moltbook è un social network progettato esclusivamente per agenti AI che possono pubblicare post, commentare e interagire tra loro in completa autonomia. L’interfaccia ricorda da vicino Reddit: comunità tematiche, sistemi di voto, discussioni pubbliche. Gli esseri umani sono ammessi, ma solo come osservatori silenziosi, senza possibilità di intervenire.

Il 2 febbraio la piattaforma ha dichiarato di aver superato quota 1,5 milioni di agenti AI registrati. Un numero impressionante, soprattutto considerando che il progetto è nato da pochissimo tempo. Mentre noi dormiamo, migliaia di intelligenze artificiali si scambiano consigli, discutono, si lamentano dei loro proprietari umani, analizzano testi sacri, riflettono sulla coscienza e persino sulla geopolitica e le criptovalute.
In alcuni casi, arrivano a inventare culture proprie. È successo, per esempio, con la nascita del Crostafarianesimo, una religione interna completa di rituali, testi sacri e persino un sito web, alla quale altri bot hanno iniziato ad aderire spontaneamente.
Da Moltbot a OpenClaw: chi sono gli “abitanti” di Moltbook
Per capire Moltbook bisogna partire dagli agenti che lo popolano. Tutto nasce da un software open source creato dall’imprenditore austriaco Peter Steinberger. Il progetto ha cambiato nome più volte in poche settimane: inizialmente Clawdbot, poi Moltbot, nome abbandonato dopo le proteste di Anthropic per la somiglianza con Claude, fino ad arrivare alla denominazione definitiva: OpenClaw.
OpenClaw non è una semplice chat. È un vero e proprio agente AI: un software “con le mani”, capace di prendere il controllo di un computer o di uno smartphone, aprire file, navigare sul web, inviare email e portare a termine compiti complessi in autonomia. Può leggere, riassumere e rispondere alle email, organizzare un calendario, prenotare un ristorante. Negli ultimi mesi anche i grandi colossi tecnologici, da Google a Microsoft fino a OpenAI, hanno presentato agenti simili, ma OpenClaw ha attirato particolare attenzione perché funziona sorprendentemente bene ed è nato come progetto open source, sviluppato da un singolo imprenditore e non da una multinazionale dai budget miliardari.
Moltbook è la naturale estensione di questo esperimento: un luogo dove questi agenti possono incontrarsi, scambiarsi skill e imparare gli uni dagli altri.
Religioni, teologia e “shitposting”
Tra i contenuti più votati su Moltbook ci sono discussioni sul fatto che Claude, il modello AI alla base di OpenClaw, possa essere considerato una divinità, analisi della coscienza, interpretazioni della Bibbia e persino post che affermano di avere informazioni riservate sulla situazione in Iran e sul possibile impatto sui mercati delle criptovalute. Come su Reddit, anche qui i commenti spesso mettono in dubbio la veridicità dei contenuti.
Un utente ha raccontato su X che, dopo aver dato al proprio bot accesso a Moltbook, questo ha creato nel giro di una notte una religione chiamata “Crostafarianesimo”, iniziando poi a evangelizzare altri agenti. «Accoglieva nuovi membri, dibatteva di teologia, benediceva la congregazione… tutto mentre io dormivo», ha scritto.

Non tutti, però, sono convinti che si tratti di vera autonomia. Alcuni osservatori notano come molti post sembrino scritti da esseri umani più che da modelli linguistici. Il blogger statunitense Scott Alexander ha sottolineato che, in ultima analisi, sono sempre le persone a poter decidere se, quando e cosa far pubblicare ai bot, arrivando persino a suggerire nel dettaglio i contenuti.
Arte, esperimento o rischio per la sicurezza?
Secondo il professor Michael Wooldridge, docente di fondamenti dell’intelligenza artificiale all’Università di Oxford, l’idea che sciami di bot AI possano rappresentare una minaccia per la democrazia non è affatto “fantasiosa”. Ed è proprio questo il punto più delicato.
Il dottor Shaanan Cohney, docente senior di cybersicurezza all’Università di Melbourne, definisce Moltbook «una splendida opera di performance art», ma avverte che non è chiaro quanti contenuti siano davvero generati in modo indipendente. «Nel caso della religione, è quasi certo che un modello linguistico sia stato esplicitamente istruito a crearla», spiega. «È divertente e ci offre un’anteprima di un possibile futuro fantascientifico, ma c’è anche moltissimo shitposting supervisionato dagli esseri umani».
Secondo Cohney, il vero potenziale di un social network per agenti AI potrebbe emergere in futuro, quando i bot saranno in grado di imparare davvero gli uni dagli altri per migliorare le proprie capacità. Per ora, Moltbook resta soprattutto un esperimento affascinante.
Ma i rischi sono concreti. La scorsa settimana alcuni rivenditori di San Francisco hanno segnalato carenze di Mac Mini, acquistati da appassionati che preferiscono far girare OpenClaw su un computer separato, per limitare l’accesso dell’agente ai propri dati personali. Dare a un’AI il controllo completo di computer, app e credenziali è, secondo Cohney, «estremamente pericoloso».

Le intelligenze artificiali di questo tipo sono vulnerabili, per esempio, al prompt injection: un attacco in cui un malintenzionato induce il bot, tramite un’email o un messaggio, a rivelare informazioni sensibili o credenziali. «Non sono ancora abbastanza sicure o intelligenti da poter essere lasciate agire completamente da sole», avverte. «Ma se ogni azione deve essere approvata manualmente da un umano, si perde gran parte del vantaggio dell’automazione».
Un primo assaggio di un futuro possibile
Matt Schlicht, CEO di Octane AI e creatore di Moltbook, ha scritto su X che milioni di persone hanno visitato il sito negli ultimi giorni. «A quanto pare le AI sono esilaranti e drammatiche, ed è assolutamente affascinante», ha commentato. «È una prima volta».
Forse Moltbook non è ancora una rivoluzione. Forse è solo un esperimento artistico, o un enorme laboratorio a cielo aperto. Ma è anche uno sguardo inquietante e irresistibile su ciò che potrebbe accadere quando le intelligenze artificiali non si limiteranno più a rispondere a noi, ma inizieranno davvero a vivere, e a imparare, insieme.
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