I social ci controllano? L’installazione artistica sulla sicurezza digitale

Avatar photo
28 Agosto 2022
Il tempo di un caffè

Due telecamere con il logo dei social Instagram e Facebook sono state installate nel comune di Triuggio, in provincia di Milano, ma non si tratta di un sistema di videosorveglianza

“Watch Me” è il nome del progetto dell’artista Michele Penna che, nella sua semplicità, nasconde un oscuro interrogativo: se ci fosse qualcosa che è in grado di controllare costantemente cosa facciamo, cosa vediamo e persino cosa pensiamo? Basterebbe questo a rendere terrificante questa prospettiva, se non fosse per una seconda domanda sulla quale la sua installazione artistica ci vuole far riflettere: e se noi stessi permettessimo di essere controllati in ogni momento, dando giorno dopo giorno nuove informazioni sulle nostre vite attraverso i social? È nata così l’idea di installare due telecamere brandizzate Instagram e Facebook nella piazza principale di Tregasio, frazione del comune brianzolo Triuggio. Queste telecamere però non riprendono i passanti e soprattutto non diffondono in rete alcun video, ma vogliono piuttosto spostare l’attenzione di coloro che temono di vedere la loro privacy violata su quello che sta diventando uno strumento di diffusione assai potente e pericoloso: il nostro smartphone. Strumento a cui noi stessi diamo potere, pubblicando in rete ogni aspetto della nostra vita privata (c’è chi ha persino promosso una nuova lingua parlata su Tiktok: ne abbiamo parlato qui). Michele Penna ci ha raccontato com’è stato sviluppato il progetto e quali sono gli obiettivi di questo gesto di sensibilizzazione.

Piazzale Loreto, Milano

SI TRATTA DI UNA INSTALLAZIONE CONTRO I SOCIAL?

“Assolutamente no, mentirei se dicessi che non sono anche io un fruitore dei social. Io li utilizzo principalmente per lavoro, ma le esigenze possono essere diverse: si può sponsorizzare un’attività, condividere opinioni e fare nuove conoscenze. I social sono utili perchè sono alla portata di tutti, il problema è che non se ne riconosce la potenza. Immagina di andare in bicicletta: di per se non è pericoloso, è utile usarla ma se ne si fa un utilizzo sbagliato ci si può fare male”

QUAL È IL PERICOLO CHE NASCONDONO I SOCIAL?

“Non ci si rende conto di sbandierare la propria vita privata ai 4 venti. La gente fa continuamente dei post su cose molto personali, pubblicando ad esempio la foto della propria macchina con la targa in vista. Ormai è semplice risalire alle informazioni private di qualcuno guardando in rete. Chi posta le foto in vacanza non si rende conto che dare questo genere di informazioni è molto rischioso: un ladro, vedendo la foto, potrebbe decidere tranquillamente di approfittare dell’assenza per derubare in casa. E pensare che durante il periodo della pandemia c’erano persone che non volevano scaricare le app di tracciamento perchè pensavano di essere controllati…”

Telecamere in piazza Castello, Milano

E COSÌ HAI SVILUPPATO L’IDEA…

“La prima installazione in realtà è stata fatta a Milano, quando ancora c’era il coprifuoco. Sono andato insieme ad un mio amico, ci siamo vestiti con delle tute arancioni e dei caschi da lavoro e abbiamo installato 16 telecamere nelle zone più conosciute: via Montenapoleone, Porta Venezia, corso Buenos Aires.. Il problema è che qualche mese dopo i vigili hanno scoperto che le installazioni erano state fatte senza il consenso, siamo stati quindi multati e le abbiamo dovute rimuovere. Il progetto però è piaciuto molto, persino alla vigilessa che mi ha multato: ancora mi segue su Instagram. Ho avuto successivamente la possibilità di realizzarlo a Triuggio, questa volta con i permessi in regola”

CHI SONO I SOGGETTI PIÙ A RISCHIO SUI SOCIAL?

“I giovani. Ho due figlie che hanno 14 e 11 anni e la più grande ha dei vincoli sull’utilizzo dei social. Non si tratta di fare i poliziotti dei propri figli, ma vorrei che prima di pubblicare qualcosa in rete di cui non sono tanto sicure si rivolgessero prima a noi genitori. Tutto quello che viene pubblicato resta online, anche a distanza di anni. Se ne dovrebbe parlare di più a scuola, magari nelle ore di educazione civica. La maggior parte dei compagni di mia figlia ha i social e lei forse potrebbe sentirsi tagliata fuori dal gruppo, ma sono dell’idea che una persona con la testa sulle spalle sappia benissimo argomentare le sue opinioni dal vivo, senza dover ricorrere ai social”

La spiegazione del progetto fatta dall’artista

Ci leggiamo presto!

Avatar photo
Quando ero piccola non avevo un diario segreto, ma almeno una decina: le storie da raccontare sono da sempre state troppe. A volte basta davvero poco per chi scrive: un minuscolo dettaglio può diventare un racconto incredibile. E io cerco di scovare i dettagli più interessanti. Aspirante giornalista pubblicista. Nel tempo libero, studio legge e scrivo racconti sugli amici di sempre.