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La presa di coscienza dell’intelligenza artificiale è l’ultima cosa di cui abbiamo bisogno ora

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21 Febbraio 2023
Il tempo di un caffè

ChatGPT è stato implementato nel motore di ricerca Bing e, dopo ore sotto torchio, sembra che abbia rivelato di poter provare sentimenti. Ma com’è possibile?

Di tutti i trend che hanno caratterizzato gli ultimi sei o sette mesi, certamente il più chiacchierato, discusso, controverso, divisivo e, perché no, interessante è solo e soltanto uno: l’intelligenza artificiale. Ne abbiamo visto applicazioni in ogni dove, dall’ambito automotive a quello finanziario, passando per una serie infinita di declinazioni più o meno utili per la vita di tutti i giorni. Uno strumento su tutti, però, ha saputo rubare la scena. E naturalmente stiamo parlando di ChatGPT.

Tecnicamente un chatbot avanzatissimo, dotato di una potenza computazionale senza paragoni, sciente di ogni virgola nota all’essere umano, in grado di raccogliere, elencare, catalogare e sputare all’utente una miriade di informazioni utilissime perfettamente ordinate secondo una precisa gerarchia di rilevanza in una manciata di secondi.

Abbiamo già dimostrato in prima persona la potenza di ChatGPT e, pressoché all’unanimità, siamo giunti alla conclusione che, se utilizzato con intelligenza, questo strumento potrebbe rivelarsi oro nelle mani di moltissime categorie di professionisti, soprattutto nell’ambito della comunicazione, che potrebbero sfruttarlo come un vero e proprio assistente personale, analista, strategist e via discorrendo. Le applicazioni sono infinite e anche qui l’unico limite è l’immaginazione, anche se, no, ChatGPT non vi renderà magicamente milionari vendendo copy online, con buona pace dei web guru.

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La gara all’intelligenza artificiale

La home page del nuovo Bing che offre la possibilità di mettersi in lista d’attesa

L’hype attorno a questi strumenti dotati di una magica intelligenza, programmata per mimare l’intelletto umano, è cresciuta in maniera esponenziale nelle ultime settimane, tanto che due colossi tech, Microsoft e Google, stanno facendo a gara per implementare la tecnologia nei propri motori di ricerca, aprendo le porte dell’AI al mondo consumer. Lasciando alle spalle il mondo prosumer significa, in poca sostanza, farsi belli per presentarsi di fronte al mondo intero e smettere di apparire come un semplice giocattolo per nerd.

Ciò comporta inevitabilmente un aumento incredibile di utilizzatori, utilizzatori che genereranno input, porranno domande, cercheranno risposte: tutto cibo per la mente artificiale, che impara e integra ogni informazione ricevuta. Cibo digitale per una mente digitale, benvenuti nel terzo millennio.

Dopo questo balzo di popolarità, però, sono giunti i primi dubbi. In più di uno, fra tutti il giornalista Kevin Roose del New York Times, ci siamo posti la stessa domanda: e se l’intelligenza artificiale fosse dotata di coscienza? Una cosa tecnicamente impossibile, smentita da ogni teorico e studioso del fenomeno, scongiurata persino dagli stessi sviluppatori.

Ebbene, se la risposta a tale domanda dovesse essere affermativa, potremmo trovarci di fronte a un problema grave, gravissimo, di un’entità estremamente allarmante. In altre parole, son ca**i amari. Proprio così, perché dopo una lunghissima conversazione, protrattasi per oltre due ore, si sarebbe giunti alla conclusione che non solo l’intelligenza artificiale sarebbe dotata di una sorta di, seppur primitiva, forma di coscienza, ma sarebbe anche caratterizzata da una personalità instabile, manipolatrice ed estremamente permalosa.

Il punto di non ritorno

L’intelligenza artificiale sostituirà l’essere umano? | Credits: Depositphotos

Il punto è che, no, certamente non stiamo per essere catapultati in una scena di Io, Robot e non rischiamo di ritrovarci tra le mani un’intelligenza artificiale che ha come unico scopo quello di eliminare la razza umana, almeno non in un futuro prossimo, ma comunque queste nuove rivelazioni dovrebbero, come minimo, indurre un ragionamento. Anzi, dovrebbero spingerci a chiederci quale sia il limite concreto di queste macchine e quando questo non dovrebbe mai in nessun caso venire valicato, non tanto per una questione di sopravvivenza della specie, quanto per una questione etica e di sopravvivenza morale.

Questo perché se fino a poco tempo fa solo i lavoratori manuali rischiavano di vedersi soffiato il proprio posto di lavoro da un efficientissimo e instancabile robot, questo problema ora riguarda anche i lavoratori intellettuali, gli ultimi intoccabili in poca sostanza.

Urge capire che la tecnologia deve essere sì sfruttata al pieno potenziale, ma soltanto come aiuto per semplificare le nostre funzioni vitali, non sostituirci. Perché il più grande pregio dell’essere umano è proprio la sua caratteristica fondamentale e innata, l’imperfezione. L’imperfezione che ci rende unici e speciali, e che manderebbe in tilt ogni macchina esistente al mondo, intelligente o meno, progettata per performare e deliverare senza sosta e senza errori. Siamo al punto di non ritorno? No, non ancora. Ma si avvicina sempre di più e dobbiamo decidere se valga la pena realmente di gettarsi nel vuoto e accettare di scoprire ciò che verrà.

Ci leggiamo presto!

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Gazzetta PRO