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Beppe Gallo BSA
A cura di Luca Acelti

Da Cinisello a Cuba a cresta alta: allo specchio con Beppe Gallo

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Tempo di lettura: 6 minuti

Questa storia inizia a Cinisello Balsamo e potrebbe finire in California, ma se sulla partenza siamo certi, per la destinazione dovremo attendere il prossimo capitolo. 

Qualche giorno fa ci siamo infiltrati nel quartier generale di Brain Storm Agency, e con passo deciso abbiamo bussato alla porta dell’ufficio del suo fondatore nonché Direttore Creativo.
Quella che leggerete, più che un’intervista, è un concentrato di adrenalina, passione e improvvisazione messa al servizio di aziende come Spotify e cantanti come Laura Pausini.

Abbiamo messo allo specchio Beppe Gallo, e ne è uscito un ritratto degno di un’artista.

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Ciao Beppe, se dovessi spiegare il tuo lavoro ad un bambino, come lo faresti?

Ad un bambino racconterei che gran parte delle cose che vede sono filtrate da contenuti che si traducono in immagini. In poche parole io produco quel contenuto che permette di dare visibilità alle cose. Creo un’immagine che poi vedranno in televisione.
Ecco, ora ci sono, ho trovato la formula giusta: io allestisco la vetrina del brand.
Chi fa il mio lavoro sa che la sua missione è colmare la distanza che c’è tra l’azienda e il pubblico.

Non era facile Beppe, complimenti puoi passare al secondo livello.

Ora spieghiamolo ai grandi: cosa fa un content creator e quindi BSA?

BSA è un’ottima fotografia di cosa fa un content creator: siamo un gruppo di freelance che per l’elevata richiesta di lavoro ha dovuto creare una struttura. Di per sè il content creator crea contenuti statici o dinamici che permettono alle aziende di raccontarsi al pubblico.

Noi non siamo una casa di produzione, ma una fabbrica creativa che lavora in maniera più smart e con budget più piccoli. Quello che vendiamo sono sessioni creative con l’ottica di creare un pacchetto di contenuti da pubblicare nel corso del tempo.

Ci racconti il tuo percorso in 5 tappe fondamentali?

Accende la prima sigaretta.

Bene, non è sicuramente semplice riassumere il mio percorso in 5 tappe, ma ci provo.

1. La Fabbrica e la Maturità | Sono nato all’interno di una fabbrica, non letteralmente si intenda. Ma sin da piccolo giravo tra gli operai dell’azienda di mio padre in triciclo. Ho avuto quindi una formazione aziendale, ma con un’indole creativa (sono un ex musicista). Se da un lato ho sempre vissuto il lavoro con impegno, serietà e metodo, il lato creativo è al contrario sempre stato fuori controllo: ricordo che nel periodo scolastico portavo la barba lunga e i capelli ossigenati, e non mi sono mai sognato di cambiare look neanche nel giorno dell’orale di maturità. Insomma sin da giovane ho sempre avuto 2 facce che sapevano coesistere.

2. Il primo video | Il primo passo verso quello che sono ora è stata la discoteca. Quasi per scherzo frequentando diversi locali mi imbatto in Dj Alex Gardini, resident della discoteca Magriffe di Legnano. Chiacchierandoci mi chiede di girare un video per lui, e qui è arrivata la mia prima grande lezione imparata con incoscienza: la preparazione è fondamentale, ma l’attitudine di più. Non avevo mai preso in mano una videocamera, ma istintivamente gli ho detto sì. Ho preso poche decine di euro per fare quel video, ma mi ci sono buttato come se fosse l’occasione della vita. Avevo 21 anni e una nuova strada da intraprendere.

E come è stato il risultato finale?

E’ andata molto bene, con scarse skills, ma tanta creatività.

3. La domanda al colloquio | Un momento decisivo è stato il mio primo colloquio. Mi sono laureato in Economia, e poco dopo ho avuto la possibilità di entrare a lavorare in Deutsche Bank. Passo il primo colloquio, e al secondo incontro il selezionatore mi chiede “Perchè vuole lavorare in banca?”. Aveva visto che ero un pesce fuor d’acqua, e soprattutto che la camicia non era il mio forte. Devo tutto a lui e a quella domanda, perchè in quell’istante ho effettivamente capito che quello che volevo fare nella vita era altro.
E’ stata praticamente l’ultima camicia che ho messo.

4. La Notte | Al quarto punto ci metto la notte. Per me il mondo della notte ha rappresentato un acceleratore sociale incredibile e mi ha cambiato la vita. Poter imparare a relazionarsi con tante figure diverse (imprenditori, manager, organizzatori di eventi) mi ha dato tantissimo. E sembrerà assurdo, ma proprio in questo mondo ho conosciuto qualche azienda corporate che mi ha portato alla luce del sole, in tutti i sensi.

5. La pubblicità | Il quinto passaggio è stato quello che mi ha portato dalle aziende alle agenzie pubblicitarie. Nel 2016, quando ancora non avevo un bacino di clienti elevato, la partnership con molte agenzie pubblicitarie mi ha dato modo di farmi conoscere e mettere la firma su lavori di ogni tipo. Il mio vero lusso è stato di non aver mai venduto un solo video, perchè sono arrivati tutti per passaparola positivo.

Aumentiamo la difficoltà Beppe: se dovessi riassumere queste 5 tappe in una frase?

La notte mi ha dato l’esperienza, l’azienda mi ha dato il budget, le agenzie mi hanno dato il traffico.

Quindi ora sei il vigile che lo dirige? (Ride, n.d.r)

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Qual è stata la produzione che ti ha lanciato definitivamente?

Non è semplice identificarne una soltanto, ma sicuramente la prima produzione commissionata da Spotify per Laioung nel 2017 ci ha aperto un’autostrada.
A quel tempo avevamo raggiunto una certa fama nel mondo delle discoteche: avevamo questa abitudine di raccontare le nostre avventure nel mondo della notte durante le riprese agli special guest dei vari artisti ospitati nei locali. Praticamente facevamo l’aftermovie nell’aftermovie, e questo piacque molto ad una persona che lavorava in Spotify, che ci chiamò per il primo video.

Un’altra produzione chiave è stata quella per Damove Crew, un noto gruppo di freestyle nel mondo del basket che mi ha portato con loro in giro per il mondo aprendomi la strada per una produzione con Claudio Marchisio per Sky Atlantic.

BSA X Damove Crew

Quanto conta l’ispirazione nel tuo lavoro? Da dove attingi quando devi pensare ad una campagna?

Più che ispirazione direi attitudine. Se una cosa ti piace e ti interessa devi cercare di abbracciare i sacrifici che comporta, perchè solo se superi il piacere riesci a vincere a mio modo di vedere. Quello che per me ha fatto la differenza è che sono un grande osservatore: ho sempre guardato tanto gli altri perchè mi sono affacciato a questo ambiente da incompetente. Youtube da questo punto di vista è una fonte di ispirazione incredibile. All’inizio osservavo per imparare a fare, ora osservo per trovare ispirazione. Ogni giorno guardo e controllo contenuti diversi e li archivio per il momento in cui mi serviranno come reference.

Beppe Gallo, founder di Brain Storm Agency

Analizziamo la tua produzione più stravagante o rocambolesca: com’è nata, che difficoltà hai dovuto affrontare e come ne sei venuto fuori?

Beppe Gallo con Laura Pausini

3 anni fa Spotify ci manda in Emilia Romagna a casa di Laura Pausini per le riprese di un video. In modo apparentemente ingiustificato Laura inizia a mostrare interesse per noi e il nostro lavoro. Mi chiede di lasciarle un biglietto da visita, e così faccio.

Qualche settimana dopo il suo manager mi chiama chiedendomi se sarei stato disponibile per presentarmi a Cuba 24 ore dopo: Laura avrebbe dovuto cantare 3 canzoni all’interno di un concerto pubblico dei Gente de Zona, un gruppo famosissimo da quelle parti.

Non faccio domande, salgo sul primo volo disponibile e faccio scalo a Miami dove mi aspettava la Pausini e un Jet privato che ci porta all’Havana.

Dal diario di viaggio di Beppe Gallo

Senza neanche capire dove fossi mi trovo catapultato qualche ora dopo su un palco davanti a 400.000 persone, praticamente 5 volte San Siro. Mentre Laura cantava dovevo riprenderla per un video-servizio che sarebbe uscito il mattino dopo sul Tg2, e contemporaneamente fargli le foto per la sua raccolta.

Dal diario di viaggio di Beppe Gallo

E’ stata un’esperienza folle, ma mi ha creato la notorietà che mi ha permesso di entrare con BSA in tanti uffici stampa di artisti che poi ci hanno chiamato.

Mi è andata bene, ma se ci ripenso ho rischiato tanto.

Beppe, avevamo detto rocambolesca, non mission impossible.

Ora leggiamo le carte: i contenuti prodotti per le aziende adesso non sono uguali a quelli di 10 anni fa. Come vedi il tuo lavoro nel futuro prossimo?

E’ tutto in evoluzione: i contenuti che abbiamo fatto l’anno scorso non saranno quelli che faremo quest’anno per esempio. Quando ho iniziato producevo contenuti di 2 minuti, ora di 15 secondi. Sono le piattaforme che dettano i nuovi standard, e noi le assecondiamo.
Se devo provare a guardare più in là, lo streaming è e sarà una svolta importante, pensate solo agli eventi live senza pubblico.
Ma in generale non possiamo prevedere il futuro, speriamo di avere la flessibilità di cambiare con lui.

Sei l’uomo delle sfide, quindi alziamo la posta in gioco: BSA tra 10 anni, Madison Avenue, nel cuore di New York. Stiamo sognando troppo? Senza offesa per Cinisello Balsamo, si intenda. Dicci dove vorresti arrivare.

Sono USA Victim da quando sono piccolo. Ho giocato a basket per tanto tempo e in America è uno standard, ho suonato rock alternative e in America era uno standard, ho fatto videomaking ed è proprio dall’America che arrivano i migliori. Sento il mio stile di vita molto simile al loro, ma per ora il mio network di clienti mi lega molto all’Italia.
Mi piacerebbe andare oltre oceano un giorno a lavorare, ma se dovessi scegliere più che la East Coast punterei alla West.

Grazie Beppe, ci rincontreremo oltre oceano per il secondo capitolo un giorno, ne siamo certi.

Luca Acelti

luca.acelti@gmail.com

Se c’è una cosa di cui non posso fare a meno è la pubblicità. Innamorato delle idee creative, insieme ai ragazzi che vedete al mio fianco ho creato questo progetto che spero vi appassionerà. Per il resto sono un consulente pubblicitario, ma qui mi vedrete nei panni del reporter con il taccuino in mano.

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