Giuseppe Cruciani, il supervillain dell’etere italiano a Gazzetta: “la radio non è morta e La Zanzara sta benissimo”

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22 Novembre 2023
Tocca mettersi comodi

Conduttore televisivo, opinionista, giornalista, scrittore, inviato ma soprattutto deus ex machina del più deflagrante miracolo radiofonico italiano degli ultimi anni. Profeta della libertà in ogni sua forma ed espressione, fiuto infallibile per quello che “funziona”, comunicatore lucido, onesto e soprattutto spietato. La Gazzetta del Pubblicitario incontra il più supercattivo dei cattivi, Giuseppe Cruciani.

Intervistare Giuseppe Cruciani è difficile. Non perché non sia disponibile a rispondere alle domande, anzi. Paradossalmente, lo è anche troppo nel senso che la sua totale trasparenza rispetto al suo pensiero fa sì che sia quasi impossibile trovare una zona d’ombra su cui indagare, qualcosa che non sia stato già detto, una domanda a cui non sia stata già data una risposta.

Il suo curriculum fatto di giornalismo d’inchiesta e di collaborazioni prestigiose (ha iniziato lavorando a Radio Radicale, poi tra gli altri L’Indipendente, il Foglio e Euronews) subisce una svolta nel 2000, quando approda a Radio 24, l’emittente del Sole 24 Ore, testata di proprietà di Confindustria.

Giuseppe Cruciani ospite al podcast Passa dal BSMT di Gianluca Gazzoli lo scorso maggio

Proprio all’interno del contenitore più istituzionale che si possa immaginare, Cruciani plasma ciò che è ancora un unicum nel panorama radiofonico (e non solo) italiano: nel 2006 nasce La Zanzara, ormai stabilmente nel novero dei programmi più ascoltati in Italia nella sua fascia oraria e prodotto di punta (anche in termini di introiti pubblicitari, come vedremo) dell’emittente di Viale Sarca. Nel 2022 ha realizzato una media di circa 400 mila ascoltatori.

Dal 2010 condivide quest’avventura con il collega giornalista David Parenzo, con il quale costituisce ormai una coppia indissolubile. Abbiamo incontrato Giuseppe Cruciani per parlare della Zanzara, di radio e comunicazione e questo è quello che ci ha detto.

David Parenzo e Giuseppe Cruciani in un’illustrazione di Lucrezia Borrelli (@rainillustrates su Instagram)

È nel suo momento migliore. Se soffre gli anni che passano? Assolutamente no, avrei detto cose diverse due-tre anni fa, ma adesso è senza dubbio nel suo momento migliore.

Parenzo soffre questa dicotomia tra l'”alto” e il “basso”, questa dicotomia che io ho fatto mia e trasformato in una cosa positiva. Lui ogni tanto sente questa contrapposizione, che però nei fatti non c’è. Il “basso” e l'”alto” sono la costituzione della Zanzara.

A ottobre scorso è caduto il decimo anniversario della messa in onda su Rete 4 di Radio Belva, un format televisivo decisamente sperimentale che visse per una sola puntata (qui potete recuperarla, se non l’avete mai vista – e vi consigliamo di farlo). Giuseppe Cruciani e David Parenzo in uno studio-arena gestivano un folto pubblico di opinionisti o presunti tali interpellati sui temi caldi dell’attualità. Un episodio di metatelevisione senza precedenti, una meteora che è passata velocissima ma che ha decisamente lasciato il segno.

Il logo di Radio Belva

Molto poco. Radio Belva è servita perché da quel momento noi siamo stati visti come il male assoluto. Nel giro di una manciata di settimane avevamo messo nei guai un’azienda importante come Barilla, o meglio, si erano messi nei guai da soli (ndr. intervistato alla Zanzara, Guido Barilla si lanciò in una dichiarazione sulle famiglie LGBTQ+ che fece divampare un fuoco di polemiche, sfociate in aperti boicottaggi al marchio), e poi avevamo dato vita a questo esperimento televisivo assolutamente inconsapevole e irresponsabile, straordinario ma comunque finito dopo una puntata. Tutto era accaduto tra settembre e ottobre del 2013 e aveva fatto profetizzare a molti sia la nostra fine che la fine della Zanzara. Invece è andata diversamente, perché abbiamo trasformato la Zanzara in un grande contenitore delle opinioni di tutti, cosa che prima non era. Dieci anni fa la Zanzara era altro, erano ospiti, politici, si parlava di altro. In quel momento è iniziata un’altra epoca.

David Parenzo e Giuseppe Cruciani (photo credit Virgilio Notizie)

Non so se il web ha una grande parte nel successo della trasmissione. Certo, bisogna adattarsi e adeguarsi al fatto che se i contenuti non sono sul web, fondamentalmente “non sono” o “sono” molto meno. Noi ci siamo adeguati e credo con discreto successo finora. Non direi proprio grazie al web, è però vero che il web e in particolare TikTok (l’account @lazanzaraofficial ha 115.500 follower, mentre sono 180k quelli su Instagram, account @lazanzaraufficiale) ci ha dato l’opportunità di avvicinarci al pubblico più giovane, ma a questo pubblico giovane bisogna dare dei contenuti. Altrimenti anche se sei presente sulla piattaforma non sei seguito.

Si, la community è sempre stata importante per tutti i programmi che hanno una forte base “elettorale”, come si direbbe in altri ambiti, la nostra “base elettorale” è un gruppo molto ampio, uno zoccolo duro di ascoltatori, ma non basterebbero. Negli anni vanno, vengono, la Zanzara si riempie e si svuota costantemente. Ma la community è importante, lo è sempre stata e lo sarà per farti capire dove si va, dove si deve andare e cosa si sta facendo.

È una domanda banale, che mi fanno tutti. Poteva avere senso qualche anno fa, ma ormai chi lo doveva accettare lo ha accettato e anche il fatto che si ascolti soprattutto il podcast c’entra poco con lo stare all’interno di una radio “seria”. Il fatto che la trasmissione si possa fruire anche (e i dati dicono soprattutto) in un modo alternativo, ha sfatato il mito secondo il quale la Zanzara può esistere solo grazie al fatto che si trova in un contenitore serio.

Il podcast della Zanzara è ormai da qualche anno uno dei più ascoltati in Italia. Il più ascoltato in assoluto se consideriamo i podcast generati dai programmi radio andati in onda (quindi non come prodotti o format a sè stanti curati dalle media factories, questa la classifica di Podtail che si aggiorna settimanalmente). Questo ha portato le tariffe pubblicitarie di Radio 24 a crescere esponenzialmente. Se siete curiosi, potete scaricare i listini qui, ma noi vi riportiamo una tabella che più di ogni altra esplicita l’impatto di una “semplice” trasmissione radiofonica sull’intera rete che la ospita:

Evidenziate, le fasce orarie di messa in onda della Zanzara su Radio 24

No, la radio resisterà perché è stata data per morta in tante occasioni, da quando c’è stato l’avvento della televisione a quando c’è stato l’avvento di internet. La radio in FM ha sempre resistito. Ora in effetti è un momento tra i più complicati, per vari motivi, perché l’esistenza di varie piattaforme come i podcast, i social, eccetera, parcellizza in parte anche la pubblicità. È un momento complicato dove sicuramente ci saranno delle ristrutturazioni e dei cambiamenti, però l’ascolto in macchina resterà ancora un elemento importante. Certo, le singole radio devono rivedere un po’ di cose, al loro interno.

Beh, per esempio è impensabile realizzare un prodotto che non sia anche video. È una cosa abbastanza senza senso oggi, nonostante ci siano delle sacche di resistenza. Oggi un prodotto senza video non può esistere sul mercato, oppure ha un impatto molto minore ed è destinato a scomparire. La radio non è più radio nel senso tradizionale del termine, è un veicolo di comunicazione, che sia strutturata come radio + video, quindi podcast audio o podcast audio + video. Vedere la radio come un mero contenitore FM vuol dire condannarsi a una sopravvivenza che poi porta a una quasi certa sconfitta.

No, non è vero, io non ho mai detto che odio i conduttori “vigili urbani”. Ho odiato essere stato io stesso un “vigile urbano”. Penso che per un certo periodo ci siano stati troppi “vigili urbani” e poche persone che prendessero posizione, con il coraggio di dire la loro. Adesso, anche un po’ grazie a noi, vedo sempre più conduttori che prendono posizione, sono più coraggiosi, il che è positivo.

Un ritratto di Giuseppe Cruciani del fotografo Andrea Boccalini

Da un certo punto di vista lo stereotipo del conduttore che non prende posizione e non dice come la pensa era qualcosa di superato anche in radio, era qualcosa di vecchio. Sì, forse in piccola parte abbiamo contribuito a sdoganare questa cosa e aprire le porte a conduttori che vogliono dire la loro, ma ancora non ce ne sono abbastanza. La radio è molto conservatrice, i gruppi editoriali sono molto conservatori tranne rare eccezioni. Hanno paura di un conduttore che prende posizione, hanno paura di perdere pubblicità e ascolti, vorrebbero essere tutti molto “democristiani”. A mio parere questa “democristianità” è superata e purtroppo la radio è un po’ indietro rispetto alla televisione. È un paradosso, perché la radio è stata per molto tempo l’apripista delle rivoluzioni e dei cambiamenti, adesso invece la televisione sperimenta molto di più rispetto alla radio.

Politicamente scorretto uno lo è perché sente di esserlo, non è un modo di fare. Chi lo fa apposta ad essere politicamente scorretto viene scoperto subito.

Lo scouting di casi umani è una nostra creatività. Casi umani poi è una definizione un po’ negativa, io trovo che non ci siano mai casi umani, trovo che ci siano delle persone con i loro problemi, le loro fisime, le loro fissazioni, le loro teorie, le loro opinioni, che hanno il coraggio di metterci la faccia, lo esprimono, affrontano le critiche e le prese in giro. Non li definirei casi umani, i casi umani sono la disperazione. Ogni tanto qualche caso di disperazione c’è pure, ma non sono tutti casi umani.

Filippo Champagne e Nevio lo stirato sono sostanzialmente due influencer, chiamiamoli così. Sono sui social e cercano attraverso i social di raccogliere consensi, dunque seguaci/denaro, cosa che è ovviamente legittima. L’importante è che siano veri, che non fingano. La gente oggi si accorge se sei finto e se loro cominciano a fingere, a esagerare, a raccontare cazzate (e non credo), se cominceranno a fare delle cose che non appartengono loro i loro follower li scopriranno subito.

Shinsekai a Tu Si Que Vales è un grande successo della Zanzara. Non sono invidioso quando un personaggio della Zanzara viene inglobato dal circo mediatico nazionale.

Non giudico quello che una produzione di grande successo fa. Mi è sembrato assolutamente attinente a quel tipo di programma, al suo spirito. Anzi, forse è stato sfruttato meno di quello che poteva.

Disegno di Lucrezia Borrelli (@rainillustrated)

Assolutamente no, la Zanzara rende felice chi l’ascolta e dà assuefazione, quello sicuramente, anche a volte solo per un periodo. Tutte le cose che danno assuefazione possono creare dei problemi, ma oggi come oggi abbiamo tanti problemi, la Zanzara non è un problema.

Sempre.

…ci leggiamo presto!

Credits cover image: ilgazzettino.it

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