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A cura di Redazione

Da Chiquita alla scuola di Avezzano: la pubblicità senza confini di Maicol Palumbo

Tempo di lettura: 6 minuti

Quante volte vi è capitato di fermarvi davanti ad un’affissione pubblicitaria dicendo “Wow, questa sì che è una figata!”? Nel mio caso, almeno una volta al giorno.

La pubblicità esercita un fascino misterioso nei confronti del consumatore: il giusto utilizzo di un’immagine o di uno slogan spesso può cambiare il fatturato di un’azienda, che sia essa di grandi o piccole dimensioni.

E sono fermamente convinto che nel 2020, che tu sia Coca Cola o l’azienda che produce bulloni, una buona campagna pubblicitaria sia necessaria tanto quanto un tuo prezioso dipendente.

In queste settimane, ho trovato una persona che la pensa esattamente come me: uno di quei creativi che vive di illuminazioni e idee che si trasformano in realtà.

Da piccolo non vedevo l’ora delle pubblicità tra un film e l’altro: ero così attratto da quegli annunci che me li scrivevo su un quadernino, e a fine serata li riscrivevo cambiandogli il finale. Un gioco che mai avrei pensato potesse diventare il mio lavoro

Ho fatto 4 chiacchiere con Maicol Palumbo, un pubblicitario “senza confini” che ha fatto del suo lavoro una missione.

Ciao Maicol, ci racconti cosa fai?

Maicol Palumbo nasce ad Avezzano (Abruzzo) 41 anni fa.
Da 16 anni lavoro come pubblicitario e art director, ma come molti, ho iniziato a muovere i miei primi passi in questo mondo nelle piccole realtà di paese: la discoteca che ti chiede il flyer per una serata, il negozio dietro casa che ha bisogno di un volantino promozionale ecc…

Cosa fa un Art Director?
Per chi non lo sapesse, l’art director è quella figura che insieme al grafico pubblicitario e il copywriter elabora un’idea e la modella, dando vita alle centinaia di campagne pubblicitarie che troviamo online e offline”.
Se volete la definizione più poetica e la citazione cinematografica, l’art Director è il Don Draper dei nostri giorni insomma.

Un giorno però la prima illuminazione: “Leggo che a Torino, Armando Testa (una delle più grandi  e storiche agenzie pubblicitarie italiane) indice un concorso per scoprire nuovi talenti nel mondo della pubblicità. In fretta e furia preparo il mio trolley e mi presento insieme ad altre 200 persone portando alcuni dei miei migliori lavori (solo anni dopo ammetto che c’era anche qualche lavoro soltanto pensato per grandi marchi e mai commissionato realmente, ma sai, bisogna anche sapersi vendere).

Vengo selezionato per uno stage da Michele Mariani e Marco Faccio (direttori creativi dell’agenzia nonchè i miei “padri” lavorativi). Dopo 6 mesi vengo assunto. Da qui comincia la mia vera avventura nel mondo della pubblicità

Una carriera tutta in ascesa per il giovane creativo di Avezzano, che negli anni aprirà le porte di molte altre prestigiose agenzie come Leo Burnett (sì, per rimanere in tema è quella della celebre serie televisiva Mad MenProcter & Gamble e Italia Brand Group.

E oggi dove sei?
Oggi metto a disposizione la mia creatività per ITAB, una multinazionale svedese leader nel settore del retail design, e parallelamente porto avanti alcuni progetti da freelance.”

Dai grandi brand alle piccole botteghe – la pubblicità è necessaria per tutti

La peculiarità di Maicol Palumbo sta proprio nella sua mentalità, che raramente si trova in un Art Director di alto profilo come il suo.
Parallelamente all’azienda per cui lavora infatti, Maicol porta avanti progetti da freelance per piccole realtà, con una visione atipica: “Nonostante lavori e abbia lavorato per multinazionali e grandi agenzie, sono voluto tornare a sporcarmi un pò le mani con quelle realtà che ad inizio carriera mi hanno permesso di fare esperienza e dare sfogo alla mia vena creativa. Dalla piccola bottega alla scuola di danza di paese, mi sono reso conto che anche per loro la pubblicità è più necessaria che mai: i social hanno aperto questo mondo a chiunque, e tutti hanno bisogno di essere visibili con idee originali. Da qui l’idea di offrire una consulenza creativa di alto livello ad un prezzo concorrenziale.

Una scelta contro controcorrente, ci spiega Maicol, che nel tempo ha attirato anche qualche critica proprio dai grossi player del settore pubblicitario, che pensano che questa filosofia possa “sporcare il mercato”.

Questo progetto però nasce proprio dall’amore e la riconoscenza che ho nei confronti della mia terra: l’Abruzzo mi ha permesso di muovere i miei primi passi e farmi un nome, e proprio all’Abruzzo voglio ridare un pò di quello che ho imparato in tanti anni di lavoro”.

Un’ottima pubblicità può avere la stessa cassa di risonanza sia per un grande brand che per una piccola realtà, e ora Maicol ci farà vedere perchè.

“Maicol, a questo punto qualche lettore si sarà incuriosito: gli facciamo vedere qualche tuo lavoro?”

Da Chiquita alla scuola di danza: l’approccio minimal funziona sempre

Il primo esempio trasversale di pubblicità da un grande ad un piccolo brand riguarda proprio Chiquita (il celebre brand che produce e vende banane in tutto il mondo) e Harmony Danza, una scuola di danza locale.
“La campagna Chiquita colpisce subito ed è facilmente intuibile il suo messaggio iconico che vuole dare, così come la creatività per la scuola di danza, che con un abbinamento semplice di slogan e immagine, lancia un messaggio a chiunque la veda”

In questo caso il messaggio è chiaro: messe a confronto, entrambe le pubblicità hanno un impatto molto forte, che si parli del grande o del piccolo brand.

Da Nutella alla palestra locale: emotività ed ironia per lanciare un messaggio

Nel confronto tra le campagne per Nutella ed Empire Fitness Club (una palestra locale) il gioco di correlazione sfrutta la leva dell’emotività ed ironia che queste 2 campagne si portano dietro.

In un caso come nell’altro, volevo portare l’utente ad un sorriso. Per Nutella è bastato utilizzare un pò di ironia, mentre nel caso della palestra, ho giocato sul messaggio emotivo che l’immagine e lo slogan potevano dare ad un primo sguardo.

Soprattutto nel secondo caso, il messaggio molto onesto che la campagna lancia è Se le tue cicce ti piacciono va bene così, in caso contrario noi siamo qui per aiutarti

Casco Momo e Lega Italiana Anti Fumo: sensibilizzare con fantasia

Quest’ultimo esempio, in cui si confronta una campagna per i celebri caschi Momo Design con quella ideata per Lega Italiana Anti Fumo,  ci fa capire come la pubblicità possa essere utilizzata non solo per sorprendere o far sorridere l’utente, ma anche per farlo ragionare.

“Nel caso di Momo Design, ho scelto la lumaca come animale simbolo della lentezza, per una campagna rivolta ad un target giovane di nuovi motociclisti. Per quanto tu possa andare piano, ricordati sempre che la prudenza non è mai troppa.

La campagna per LIAF invece ha una storia particolare: l’immagine della sigaretta a forma di matita l’ho sognata di notte. Quando mi sono svegliato mi sono detto che avrei dovuto trovare assolutamente qualcuno a cui regalare questa idea. E’ stata proprio Lega Italiana Anti Fumo ad accogliere subito questa idea, che è poi diventata una campagna a livello nazionale”

Casco Momo e Lega Italiana Anti Fumo: sensibilizzare con fantasia

Come abbiamo visto, avere una pubblicità fatta bene alle spalle aiuta chiunque, a prescindere dalla grandezza del tuo brand.

E dato che mi sono ritrovato a pieno nelle parole di Maicol, gli ho voluto fare un’ultima importante domanda: se potessi lanciare un messaggio, cosa diresti ai tuoi colleghi creativi?

“Mi rivolgo soprattutto ai freelance: i tempi stanno cambiando in maniera velocissima, e anche gli imprenditori della nuova generazione iniziano a credere molto di più nella pubblicità. Impegnarsi a realizzare un lavoro per un piccolo alimentari anche se sei un creativo di punta può servire per migliorarti ed aprire nuovi orizzonti.”

Una bella sfida quella lanciata da Maicol, che spero di essere riuscito a condividere anche a te, che tu sia un creativo, un imprenditore o un consumatore.

Ci leggiamo presto! 

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