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Un’emozione in una scatola, il libro sul packaging che sta conquistando l’Italia 

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9 Gennaio 2024
Silenzia il telefono

La giornalista Camilla Sernagiotto ha pubblicato “Senza Scadenza”, un’enciclopedia di 60 prodotti iconici entrati nella storia del costume italiano. “Una storia d’amore di tutti noi” 

L’autrice Camilla Sernagiotto con il libro “Senza Scadenza”

“Ti sblocco un ricordo”. Se dovessimo immaginare una rappresentazione plastica di questa frase difficilmente troveremmo qualcosa meglio del nuovo libro di Camilla Sernagiotto. Giornalista (ma anche filologa medievale) per mesi ha viaggiato dentro quegli oggetti che stavano nelle case dei nostri nonni e oggi sono depositati nel cuore del ricordo. E non solo. È nato così il suo nuovo libro “Senza Scadenza”, edito da Ultra e letteralmente polverizzato sulle piattaforme d’acquisto online ma anche nei supermercati e nelle librerie. Un viaggio in quei prodotti dal packaging immutato che hanno scritto la storia delle nostre vite prima ancora che di quella del design. Un’enciclopedia romantica. 

“La mia premessa è sempre che non si tratta di un volume di design perché io non sono un’esperta. A me piace scavare nelle storie, andare a scovarne ogni dettaglio e frammento. Il design, in questo caso, diventa la chiave per aprire angoli di milioni di vite. Che sono le nostre come italiani ma anche di quei professionisti che le hanno inventate. Credo che la forza di questo racconto sia qui. Nell’emotività prima della tecnica. Io, poi, sono estremamente emotiva…”

“Una grande bellezza nell’affetto che le persone hanno per questi oggetti ma anche nell’amore che i produttori ci mettono. Prendiamo la coccoina: oggi non è commercialmente conveniente produrla perché le nuove colle rendono di più eppure l’azienda non ci rinuncia. È questione di cuore prima ancora che di portafoglio. C’è poi un altro meccanismo emotivo che mi riempie di gioia”

“Il fatto che questo libro inneschi la voglia di comprare alcuni di questi prodotti. Fortunatamente essere entrati nelle grande distribuzione determina che il mio libro sia venduto anche nei supermercati. Succede che alcune persone lo sfoglino e siano colte da voglia di acquistare le Liquirizie Amarelli oppure un vaso di Amarene Fabbri. Sono orgogliosa di questo impeto”

“In un certo senso – ride – è anche una pubblicità. Ovviamente non è quello il primo obiettivo e dirò di più: quasi tutte le aziende mi hanno chiesto che somma versare per entrare nel progetto. Qualche volta ho dovuto faticare per convincerli che si trattava di un’opera totalmente gratuita. Un lavoro di racconto e testimonianza, non di squisita promozione”

“Complicato no ma è stato un lavoro lungo e minuzioso perché ho voluto visitare le aziende, parlare con le persone e vivere certe storie. Sessanta aziende mi hanno permesso di spulciare negli archivi trovando materiale stupendo. Tutto questo richiede tempo. Poi quando tratti certi argomenti devi essere molto attento all’uso dei marchi e all’accuratezza delle notizie. La cura del dettaglio mi piace ma non nascondo raccogliere oltre un centinaio di autorizzazioni alla pubblicazione non è stato semplice”

“Professionisti fantastici. Rapportarmi con loro è stato un privilegio e lo è tuttora. Ho una chat in comune dove sono riuniti dirigenti e responsabili di alcuni dei brand più noti al mondo, non solo in Italia. Ogni tanto ci si confronta, ogni tanto qualcuno manda il buongiorno con il caffè. A me ancora non pare vero di aver creato qualcosa di simile. Non ho mai riscontrato queildistacco e quell’oggettività tipica del design industriale”

“Assolutamente. C’è un aneddoto meraviglioso che la dice lunga sull’internazionalità di questi prodotti. Fabbri ha condotto una causa legale in Cina per difendere l’originalità del proprio vaso e ha vinto. Nella patria dei vasi di pregio il nostro marchio italiano è riuscito ad imporre la sua unicità. Qualcosa di straordinario”

“No, non ho mai avuto questa impressione. Ci sono, però, delle storie di cambiamento e spesso la ragione è di tipo ecologico. Chiaramente alcuni tipi di produzione oggi sono meno sostenibili e impongono dei cambiamenti. Ci sono stati,  comunque, alcuni rebranding significativi. Penso, per esempio, alla cedrata Tassoni che è addirittura tornata a una versione più vecchia, di inizio ‘900, per innovarsi. Le Pastiglie Leone, invece, hanno cambiato scatola poco prima della stampa del libro. Erano in copertina quindi abbiamo dovuto modificare leggermente e raccontare anche questo passaggio”

“Non è così difficile con prodotti e icone di questo tipo. La Coppa del Nonno, le Morositas, i Krumiri Rossi, la bottiglia di Amaro Lucano, quella di Campari o il burro Soresina hanno una dimensione evocativa fortissima. Mi sono presa l’impegno di sollecitarla e approfondirla e ho solo citato una piccola parte di questi marchi. L’aspetto illustrativo in questa evocazione è centrale e ci abbiamo lavorato con grande cura”

“Sono un’accumulatrice seriale di scatole che custodisco gelosamente. Le ho avute da mia nonna Bianca e posso quasi definirmi una collezionista. Anche questo lavoro, insomma, nasce da un amore famigliare” 

“Prima di tutto la bellezza. Chiaramente un oggetto per essere tenuto in casa deve essere bello e tutti questi esempi sono resistiti al tempo anche per il loro valore estetico. L’altro fil rouge è meno scontato ma ugualmente importante: questi oggetti sono lasciti che i nonni hanno lasciato ai nipoti e ai figli. Con le dovute proporzioni quello che accade in queste grandi aziende è un po’ quello che accade in tutte le nostre famiglie”

“Uso una metafora. Molti di noi hanno a casa, per esempio, un gioiello della nonna. Lo conserviamo per la sua bellezza ma anche per il valore affettivo. Lo stesso vale per questi prodotti nelle aziende. Ci sono oggi imprenditori che hanno ereditato dei gioielli dai nonni o dai genitori e custodiscono questo ricordo con cura e amore. C’è tantissimo sentimento anche nel packaging se lo guardiamo da questa prospettiva. Di più: c’è amore”.

Ci leggiamo presto! 

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