Ecco com’è stato possibile diventare Tesla senza spendere un dollaro in advertising

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17 Settembre 2022
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Tesla, azienda che ad oggi vanta un valore azionario di 950 miliardi di $, ha raggiunto un enorme successo senza attuare quasi alcuna strategia pubblicitarie. Qual è il segreto dell’invincibile brand di Elon Musk?

Tesla Motors: la storia del futuro

Tesla Motors, che deve il suo nome a Nikola Tesla, geniale e incompreso scienziato di fine Ottocento, nasce nel giugno 2003 a San Carlo, in California, su iniziativa di Martin Eberhard e Marc Tarpenning, che investono i loro risparmi trovando sin da subito un alleato importante in Elon Musk. L’imprenditore sudafricano riesce in breve tempo a raccogliere una capitalizzazione di oltre 180 milioni di dollari e, nell’ottobre 2008 inizia il suo percorso nel ruolo di CEO, intercettando, nei primi mesi del 2009, un importante investimento.

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Credits: InsideEVs

La somma di 50 milioni di dollari per il 10% del capitale della società arriva dalla Daimler, azienda tedesca che produce automobili e che sceglie di investire in questa giovane e ambiziosa realtà, segnando il primo passo verso un percorso di continui successi. La società guadagna le prime pagine della stampa di settore e non solo tra la fine del 2008 e l’inizio del 2009 grazie al lancio della Tesla Roadster, la prima auto sportiva ad essere alimentata esclusivamente ad energia elettrica.
Da quel momento in poi Tesla Motors inizierà quel processo che la porterà a riscrivere le regole del gioco in fatto di mobilità su quattro ruote, posizionandosi sul mercato come unica azienda con una produzione completamente elettrica

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Tesla Roadster
Credits: InsideEVs

Elon Musk, visionario o folle miliardario?

Questa è una di quelle domande a cui raramente si trovano risposte definitive. Il genio e il talento di Musk sono innegabili e del tutto tangibili e, probabilmente, la follia è l’ingrediente che ha trasformato brillanti idee in progetti di successo.
L’imprenditore sudafricano naturalizzato statunitense, classe 1971, è il fondatore di Tesla, SpaceX, Neuralink e Boring Company. Il suo operato oscilla tra la filantropia e i nobili intenti, il fiuto degli affari tipico del multimiliardario e inquiete visioni sci-fi: dalla colonizzazione di Marte alla lotta al climate change, dalla rivolta dell’intelligenza artificiale alla perdita della libertà di espressione o all’arrivo di un asteroide sono solo alcune delle reason why di Musk, nell’attesa che ne arrivino di nuove con le rispettive ingegnose soluzioni.

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Credits: Forbes Italia

Le ragioni per cui i progetti dell’imprenditore siano sempre di enorme successo derivano indubbiamente da un’innegabile intelligenza e da un percorso formativo eccellente e trasversale, che ha permesso a Elon Musk di dar vita a business unici e innovativi, ottenendo grossi capitali di investimento, soprattutto per la realtà di Tesla Motors.

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Tesla non investe in pubblicità?

Secondo una ricerca di Visual Capitalist, l’azienda spenderebbe 2.984 dollari in Ricerca e Sviluppo per auto prodotta, una cifra che corrisponde al triplo della media del settore e superiore ai budget collettivi di Ford, General Motors e Chrysler. L’innovazione è infatti il più grande punto di forza di Tesla che è diventata una delle aziende di maggior valore al mondo, con consegne di auto che hanno sfiorato il milione, nonostante gli effetti economici negativi della pandemia. Per quanto riguarda l’investimento nella pubblicità tradizionale, invece, se la spesa media delle case automobilistiche è di 495 dollari per veicolo, per Tesla l’importo è uguale a zero.

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Lo strano caso del Super Bowl

Anche durante il Super Bowl, finale del campionato della National Football League, ma anche incredibile vetrina di advertising, Tesla ha scelto di non farsi alcuna pubblicità. Il dato interessante è che, nonostante l’assenza, dopo l’evento sportivo, il marchio di Musk abbia comunque aumentato esponenzialmente le proprie vendite. Perchè? La risposta è semplice, ma per nulla scontata: come abbiamo appena detto il Super Bowl è uno spettacolo imperdibile anche a livello pubblicitario, motivo per cui i brand con un grande investimento in advertising sfruttano questa occasione per proporre spot accattivanti e all’avanguardia.

All’appello non sono mancate le diverse realtà che compongono il panorama dell’automotive elettrico che hanno involontariamente collaborato al successo di vendite di Tesla. Questo perché Tesla Motors gode di un’imbattibile reputazione nell’immaginario degli appassionati di veicoli elettrici, vantando una produzione che non segue semplicemente il trend attuale, ma che affonda le sue radici in un’etica aziendale coerente e determinata, garantendo una qualità imparagonabile. Ne deriva che quando le altre case automobilistiche propongono questa realtà innovativa, la mente dei consumatori raggiunge immediatamente il marchio di Elon Musk. Per gli intenditori e non solo, l’elettrico è Tesla, anche senza pubblicità.

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Quando il personal branding batte l’advertising tradizionale

Il fatto che Tesla Motors non vanti una grande produzione pubblicitaria tradizionale, non vuol dire che non abbia una strutturata strategia comunicativa. Il creatore della casa automobilistica è un personaggio noto e controverso, che riesce a far parlare di sé in diverse occasioni, anche se non sempre positivamente, canalizzando tutti i suoi intenti comunicativi sugli earned media. È innegabile, però, che all’imprenditore sia riconosciuta una certa genialità e competenza, che affascina e attira un gran numero di possibili consumatori. La sfacciataggine, il coraggio o, forse, una fittizia incoscienza, collaborano alla costruzione di un personaggio che può essere tanto amato quanto odiato, ma che riesce sempre a trovare un posto e un ruolo non facilmente trascurabile.

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Gli aspetti che guidano alla riflessione nascono da puntuali interventi che arrivano sempre nel momento in cui qualcosa inizia ad andare storto nella reputation delle sue aziende. Nel tentativo di affrontare la vicenda nel pieno rispetto della sensibilità altrui, è doveroso guardare ciascun intervento di Elon Musk con una punta di cinismo, necessaria per capire come ogni azione possa essere, se non acutamente pianificata, comunque indirizzata a una serie di obiettivi.
Il marchio Tesla stava cominciando a essere associato a un certo tipo di mascolinità tossica e a uno status di chiaro privilegio: un giovane uomo bianco sudafricano, cresciuto in una famiglia estremamente ricca, perdipiù in pieno Apartheid. Arriva così la dichiarazione dell’imprenditore di essere affetto dalla sindrome di Asperger che ha conferito a Musk il titolo di appartenenza a una categoria oggettivamente svantaggiata: quella delle persone non-neurotipiche. Sono seguiti, naturalmente, aneddoti su come la sua condizione, da ragazzo, fosse oggetto di bullismo ed emarginazione da parte dei compagni.

Ed è in questo frangente che emerge quella che potremmo definire la croce, quanto la delizia, degli earned media in cui la targettizzazione e il monitoraggio del messaggio sono più complessi rispetto a quanto non avvenga con i media tradizionali.
Con questo non si vuole mettere in discussione la veridicità di certe affermazioni, quanto sottolineare quanto la potenza di un personaggio possa riuscire a comunicare molto più di campagne pubblicitarie derivanti da grandi investimenti. Nella transizione da uomo a simbolo, si ottengono risultati inimmaginabili, in cui le parole di un solo individuo possono trainare folle verso ideali e brand di successo, ma possono anche divorare l’essere umano che giace dietro un personaggio indimenticabile.

Ci leggiamo presto!

Image credits cover: Autobuild

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La Gazzetta del Pubblicitario è una realtà nata nel 2019 dalla voglia di raccontare storie creative legate a brand di successo, o piccole realtà che con un’idea si sono fatte strada tra il grande pubblico: un telescopio puntato verso il mondo pubblicitario, che proverà ad analizzare le parti più interessanti del processo creativo che portano ad una campagna di successo.

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