5 miliardi di fatturato, nessun abbonamento e zero pubblicità: ma come monetizza WhatsApp?

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3 Novembre 2022
Tocca mettersi comodi

WhatsApp, l’app gratuita di messaggistica, è oggi considerata la più grande piattaforma di comunicazione al mondo. Con circa 35 milioni di utenti solo nel 2022 in Italia, (ovvero quasi 700 mila in più al mese rispetto a Facebook Messenger e WeChat), ogni giorno vengono scambiati su WhatsApp oltre 100 miliardi di messaggi, con una media di utilizzo giornaliero di 10 ore e 50 minuti.

Ma vi siete mai chiesti come monetizza?

Come un’app ha cambiato il nostro modo di comunicare

Nata a Mountain View, in California, nel 2009, Whatsapp è il prodotto delle menti di Jan Koum e Brian Acton, entrambi ex dipendenti di Yahoo!.

I due si conobbero mentre lavoravano al Project Panama, la piattaforma pubblicitaria dell’azienda e, mentre il loro legame si rafforzava nel corso degli anni, cresceva anche l’insoddisfazione per il lavoro in Yahoo. 

Nel 2007, sia Acton che Koum rassegnarono le loro dimissioni. 

Koum e Acton. Image credits: Inisghts Success

Dopo un anno sabbatico passato viaggiando in Sud America e divertendosi a giocare ad Ultimate Frisbee, Koum acquistò il suo primo iPhone e iniziò a pensare che l’App Store avrebbe dato vita a un’intera nuova generazione di aziende che avrebbero tratto linfa vitale dell’ecosistema Apple.

Con l’aiuto di un developer iOS, Koum sviluppò il frontend e il back-end di quella che sarebbe stata una prima versione dell’app di messaggistica che conosciamo oggi e il 24 febbraio 2009 nacque la WhatsApp Inc.

In un’epoca in cui l’unica applicazione di messaggistica gratuita per antonomasia era BBM di BlackBerry riservata ai soli utenti che possedevano un dispositivo BlackBerry, le persone, da qualsiasi parte del mondo, iniziarono a scambiarsi messaggi attraverso questa new entry,

image credit: whatsapp.com

Qualche mese dopo, Acton riuscì a convincere cinque dei suoi ex colleghi di Yahoo! a investire 250.000 dollari nel primo round di finanziamento della startup. 

Il denaro permise loro di assumere altri sviluppatori che realizzarono prodotti WhatsApp per i sistemi operativi Android e BlackBerry.

Nel corso degli anni, per coprire i costi, WhatsApp è passata da app gratuita ad app a pagamento ma, nonostante ciò, all’inizio del 2011, l’app entrò nella top 20 dell’App Store USA.

Inizialmente la crescita di WhatsApp si è basata esclusivamente sul passaparola e sulla qualità del prodotto offerto. 

Profondamente colpiti dalla loro esperienza in Yahoo!, i fondatori si ripromisero di non far mai deragliare l’app introducendo annunci pubblicitari. Questa loro profonda opposizione li costrinse anche a rifiutare finanziamenti e proposte che venivano da società intente a inserire la pubblicità nell’applicazione.

Nella primavera del 2012, Koum ricevette una email. L’oggetto della mail era “Get together?” e il mittente Mark Zuckerberg. Nella mail Zuck chiedeva al fondatore di WhatsApp di fare due chiacchiere a cena e, nel corso dell’anno successivo, i due si recarono al ristorante insieme parecchie volte, discutendo le possibilità di una potenziale acquisizione.

Il 15 febbraio 2014, quando WhatsApp aveva appena superato il traguardo dei 300 milioni di utenti, Zuckerberg e Koum siglarono l’accordo: Facebook avrebbe pagato 19 miliardi di dollari per acquisire il 100% di WhatsApp (4 miliardi di dollari in “contanti”, 12 miliardi di dollari in azioni e altri 3 miliardi di dollari in sovvenzioni azionarie).

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Ma veniamo al punto: come guadagna WhatsApp?

Abbiamo detto che la società aveva provato a monetizzare i suoi clienti e lo faceva attraverso un modello di abbonamento: gli utenti pagavano 1 dollaro all’anno per poter utilizzare l’applicazione. Ciò equivaleva a un fatturato di 2 miliardi di dollari, data la base, al tempo, di 2 miliardi di utenti.

Nel 2016, due anni dopo l’acquisizione, Facebook decise di abbandonare la tariffa per l’abbonamento. 

La strategia di fondo era quella di continuare a concentrarsi sulla crescita degli utenti e aiutare WhatsApp a diventare il leader onnipresente nello spazio della messaggistica e, rendendo fede agli accordi presi in fase di acquisizione, fu costretto ad abbandonare qualsiasi progetto di inserimento di annunci pubblicitari nel prodotto. 

Come fa quindi WhatsApp a sbarcare il lunario?

La stragrande maggioranza degli utenti non pagherà mai un centesimo per essere sulla piattaforma, quindi è importante per WhatsApp che gli altri servizi accessori a pagamento continuino ad avere successo.

Ma di quali servizi parliamo?

image credit: play.google.com

L’API di WhatsApp per le aziende

Una delle più grandi iniziative che generano le entrate sulla piattaforma è WhatsApp For Business API con un’app, WhatsApp Business, dedicata.

Anche questa app è completamente gratuita e consente alle aziende di creare un profilo di messaggistica aziendale da aggiungere ai propri siti web e account di social media.

Tuttavia è l’elemento API (application programming interface) dell’app Business che permette a WhatsApp di guadagnare.

Questo strumento consente alle aziende di integrare completamente i loro servizi con la piattaforma WhatsApp. L’API può essere utilizzata per inviare automaticamente ai clienti messaggi ai fini di marketing, notifiche di prenotazione o testi informativi generali.

Per utilizzare l’API, le aziende devono iscriversi a uno dei fornitori di rete ufficiali di WhatsApp che a sua volta prende una parte delle tariffe applicate dai provider.

L’iscrizione all’API può essere un investimento costoso per le aziende, che a lungo termine fa guadagnare all’app di messaggistica profitti milionari.

Come se non bastasse, WhatsApp ha aggiunto un altro schema di guadagno al processo: se le aziende impiegano più di 24 ore per rispondere a un messaggio, l’invio di una risposta costerà loro una piccola tassa.

Questo modello non solo incoraggia le aziende a rispondere rapidamente ai messaggi di assistenza, ma spinge anche nuovi potenziali clienti ad usare come canale di contatto WhatsApp, in quanto garantisce una risposta più veloce quando inoltrano una richiesta alle aziende.

Tutto questo può sembrare confuso, ma l’idea di WhatsApp per il business ha preso piede rapidamente, grazie anche all’appoggio di grandi aziende come Uber o Netflix che sin da subito hanno abbracciato l’idea di utilizzare Whatsapp come canale per il customer service support.

WhatsApp Pay

Un’altra delle revenew stream che permette a Whatsapp di fatturare è WhatsApp Pay.

Attualmente disponibile solo in India e Brasile, WhatsApp Pay è un servizio gratuito che consente agli utenti di inviare pagamenti direttamente dall’interfaccia di messaggistica. É l’azienda da cui gli utenti acquistano che si accolla l’onere di pagare una percentuale del 3,99% a WhatsApp: questa piattaforma di pagamento è senza dubbio una potente aggiunta al modello di business dell’app.

Attualmente in India sono 100 milioni gli utenti che possono utilizzare il prodotto nonostante la National Payments Corporation of India(NPCI), che gestisce i pagamenti al dettaglio e i sistemi di regolamento in India, continui a porre un limite al numero di utenti che WhatsApp può accogliere.

Gli utenti sono inoltre incentivati a utilizzare il servizio attraverso premi in denaro: ogni volta che qualcuno paga un commerciante tramite WhatsApp Pay, riceve una ricompensa in cashback fino a 0,40 dollari.

Ma a quanto ammontano le entrate di WhatsApp?

Anche se Meta non condivide i suoi ricavi per azienda, Forbes ha stimato un fatturato potenziale di 5 miliardi di dollari.

Quindi considerando che la maggior parte degli utenti non paga nulla per il servizio, è chiaro che WhatsApp For Business e le funzioni a pagamento stanno ottenendo ottimi risultati.

 Davvero una questione di soldi?

Nel gennaio 2016, quando il servizio è stato reso gratuito per tutti, i due fondatori illustrarono la nuova visione per la monetizzazione di WhatsApp che confermava l’assenza di annunci pubblicitari:

“Naturalmente, le persone potrebbero chiedersi come intendiamo mantenere WhatsApp in funzione senza costi di abbonamento e se l’annuncio di oggi significa che stiamo introducendo annunci pubblicitari di terze parti. La risposta è no.

A partire da quest’anno, testeremo degli strumenti che vi permetteranno di utilizzare WhatsApp per comunicare con le aziende e le organizzazioni che desiderate. Ciò potrebbe significare comunicare con la vostra banca se una recente transazione è stata fraudolenta, o con una compagnia aerea per un volo in ritardo. 

Oggi tutti riceviamo questi messaggi altrove, attraverso messaggi di testo e telefonate, quindi vogliamo testare nuovi strumenti per rendere più facile questa operazione su WhatsApp, offrendo comunque un’esperienza senza pubblicità e spam di terze parti”.

Nell’aprile dello stesso anno, l’app implementò la crittografia end-to-end, che in parole povere significava che nessuno, nemmeno WhatsApp, sarebbe stato in grado di leggere i messaggi degli utenti. 

La presa di potere di Facebook però, si manifestò presto sotto forma di un aggiornamento delle norme sulla privacy di WhatsApp, nell’agosto 2016, informando gli utenti che alcuni dei loro dati sarebbero stati condivisi con la società madre.

Gli addetti ai lavori ipotizzarono che parte della motivazione dietro l’acquisizione di WhatsApp fosse l’accesso di Meta ai dati comportamentali e alle informazioni personali degli utenti. 

Con i dati di condivisione della posizione e l’accesso all’intero elenco dei contatti degli utenti, Meta ha infatti a disposizione una tonnellata di informazioni personali, tutte caricate e salvate sui suoi server.

Sebbene Zuckerberg abbia promesso che questi dati non sarebbero stati utilizzati per migliorare il targeting dei consumatori negli annunci pubblicitari di Meta, a meno che l’utente non modifichi le impostazioni per non condividere le informazioni, questi dati sono effettivamente alla sua mercé.

image credit: techupdate.news

Nel tirare le somme, possiamo dire che pur essendo stata partorita da due uomini che odiavano la pubblicità e promuovevano la tutela della privacy, WhatsApp è finita nelle mani di un gigante tecnologico che sicuramente tutto è tranne che noto per il rispetto nei confronti della privacy degli utenti e, citando il famoso docufilm di Netflix The Social Dilemma, ricordiamoci che “Se non stai pagando per un prodotto, allora il prodotto sei tu”.

Ci leggiamo presto!

Image credits cover: Futura Sciences

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La comunicazione e il marketing sono sempre stati il mio pane quotidiano. Ex visual merchandiser e manager nel settore fashion e retail, ho deciso di trasferirmi in Portogallo per imparare a surfare. Vivo a Lisbona da tre anni e non ho ancora imparato a cavalcare le onde, ma sono diventata esperta di digital marketing. Scrivo da analista ma anche da consumatore. Mi piacciono le cose bizzarre, controcorrente e originali.