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“Non è una crociera per vecchi”, la rotta dei brand è verso la GenZ

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30 Ottobre 2025
Silenzia il telefono

Per anni la parola crociera evocava l’immagine di coppie in luna di miele o pensionati rilassati con un cocktail in mano. Oggi, quell’immaginario è stato letteralmente gettato in mare. A bordo non ci sono più solo famiglie e turisti maturi: sempre più spesso si trovano giovani under 40, smartphone alla mano, pronti a trasformare ogni ponte e piscina in un contenuto da condividere.

Secondo la Cruise Lines International Association (CLIA), l’età media dei passeggeri a livello globale è scesa a 46 anni, e oltre un terzo dei crocieristi appartiene ormai alla fascia under 40. In Europa la media è persino più bassa — 42 anni — segno che le nuove generazioni sono ormai il vero motore di un settore tornato in piena espansione.

Nel 2025 il traffico passeggeri nei porti italiani toccherà 14,8 milioni di persone, in crescita del 4,05%rispetto al 2024, secondo il dossier specifico di Risposte Turismo. È il dato più alto mai registrato nel Paese, con Civitavecchia, Napoli e Genova ai vertici per numero di imbarchi (come abbastanza prevedibile). A livello globale, invece, CLIA prevede un +9% di passeggeri nel 2025 e una crescita costante fino al 2028.

Nonostante inflazione e instabilità, il comparto crocieristico è tra i pochi segmenti turistici che continuano a crescere. Carnival, Royal Caribbean e Norwegian Cruise Line hanno chiuso il 2025 con utili sopra le attese e rialzi in Borsa rispettivamente del +12% e +25% nei primi mesi dell’anno. Dietro questi numeri non c’è solo una rinnovata voglia di evasione (esponenziale nel post Covid), ma una precisa strategia di marketing. Le compagnie hanno capito che il mare è diventato un medium, e le navi una piattaforma esperienziale su cui i brand devono saper parlare la lingua dei giovani. Anche perché sono un target sicuramente più duraturo. Quindi economicamente stabile nel tempo.

La metamorfosi parte dall’intrattenimento. Addio alle cene di gala formali: oggi le crociere si trasformano in eventi galleggianti.

Virgin Voyages, il marchio fondato da Richard Branson, ha bandito i minori, sostituito il dress code con un’estetica da festival di Ibiza e costruito un tono di voce ironico e sensuale (“No kids, no rules”). La sua strategia social, tutta su TikTok e Instagram, racconta la crociera come esperienza di libertà e autenticità inclusiva.

MSC, dal canto suo ha integrato format nativi per creator e challenge social, oltre a collaborazioni con influencer lifestyle (da Giulia De Lellis a creator travel). L’obiettivo: mostrare la crociera come un luogo dove “succedono cose” — non dove si riposa.

Costa Crociere, invece, ha puntato  da anni su storytelling emozionale e campagne come “Benvenuti alla felicitಔ, mescolando tradizione italiana e linguaggio pop contemporaneo. Senza contare la presenza esplosiva a Sanremo. A bordo, i brand hanno trasformato l’esperienza in un palcoscenico di contenuti: DJ set, shooting Instagram-friendly, installazioni immersive, spettacoli VR e aree dedicate al gaming. L’idea è semplice ma potente: una vacanza social-first.

In generale qui trovate un approfondimento sulle strategie dei due colossi italiani. 

Le navi di nuova generazione sono diventate resort esperienziali anche su scala globale. Royal Caribbean ha costruito un Central Park galleggiante, un microcosmo urbano con ristoranti, boutique e vegetazione reale. MSC offre simulatori di Formula 1, aree VR e spettacoli interattivi pensati per il pubblico under 35. Disney Cruise Line, invece, ha portato la logica dei franchise a bordo: lounge Star Wars, ristoranti Marvel e musical in stile Broadway. È un approccio da experience design, in cui la nave è trattata come un “brandverse” da abitare. Il risultato? Una spesa media per passeggero più alta, ma soprattutto una retention fondata sull’emozione. Secondo UBS, le spese a bordo — cene gourmet, spa, escursioni, eventi — rappresentano ormai il 25–30% dei ricavi netti delle compagnie, con margini fino al 50%. L’esperienza diventa quindi la vera moneta del viaggio

Se il linguaggio dei brand è cambiato, anche il modello economico si è adattato. Uno studio del Bank of America Institute mostra che la spesa per crociere è aumentata in tutte le fasce di reddito, anche tra chi guadagna meno di 75.000 dollari l’anno. Molti consumatori tagliano su voli o hotel, ma non sulle crociere: le considerano una vacanza “value for money”, dove i costi sono certi e i servizi inclusi. Secondo CLIA Europe, il 62% dei viaggiatori europei percepisce la crociera come la soluzione turistica con il miglior equilibrio tra prezzo ed esperienza. Per la generazione cresciuta tra inflazione, low cost e subscription economy, il concetto di prevedibilità è un valore emozionale prima ancora che finanziario. E le compagnie lo sanno bene: vendono pacchetti “all inclusive” che ricordano l’immediatezza di Netflix e Spotify. Tu non ci pensi  più e fa lo stesso se questo, fatti bene i conti, può addirittura costare di più. 


Le nuove campagne non vendono più cabine, ma comunità. La logica è quella dell’engagement continuo: sfide TikTok, contest a bordo, hashtag ufficiali, collaborazioni con content creator e format “voyage vlog”. Sui social, le crociere diventano un feed vivente dove ogni passeggero è brand ambassador. È un marketing relazionale che ribalta la gerarchia: il valore nasce dal basso, dai contenuti generati dai viaggiatori.

La rinascita del settore crocieristico non è solo una questione economica, ma culturale. Le compagnie hanno imparato a parlare ai giovani con i codici dei giovani, trasformando un’esperienza tradizionale in un racconto collettivo fatto di community, estetica e identità. Dai ponti delle navi più simboliche, il marketing del mare sta ridefinendo il concetto stesso di vacanza: non più un viaggio per staccare, ma per condividere. Un mare di contenuti, esperienze e storie. E una generazione che, finalmente, ha deciso di salpare. O di invecchiare comoda.

Ci leggiamo presto! 


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Gazzetta PRO