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Alexa? Una delusione che perde 10 miliardi di euro l’anno

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8 Dicembre 2022
Il tempo di un caffè

Lanciato nel 2014 come prodotto rivoluzionario, l’assistente vocale di Amazon non ha avuto gli effetti desiderati. Doveva invogliare i consumatori ad acquistare sempre più prodotti da Amazon ma le interazioni col device consistono invece di conversazioni banali e inconcludenti causando 3 miliardi di dollari di perdita nel primo trimestre dell’anno corrente, con una perdita prevista di 10 miliardi l’anno.

Il device Alexa di Amazon, in vendita dal 2014, era stato annunciato come prodotto rivoluzionario, che sarebbe stato presente in tutte le abitazioni. Quasi dieci anni dopo il lancio, Alexa ha invece deluso le aspettative. Infatti, secondo Insider, la worldwide digital unit di Amazon, che include i prodotti della linea Echo, ha registrato una perdita di circa tre miliardi di dollari nel primo trimestre di quest’anno, la perdita più significativa tra tutte le business units di Amazon. La maggior parte di questa perdita deriverebbe proprio dai device Alexa e dai prodotti correlati. Sarebbe proprio questa grande perdita la causa principale del boom di licenziamenti più grande del colosso digitale, che ha in previsione l’allontanamento di più di diecimila lavoratori nei prossimi mesi.

Lo spot 2019 di Amazon Alexa in Italia

Ciò che è venuto a mancare è il modello di business alla base dei device Alexa. L’intento con cui i device venivano venduti, infatti, era quello secondo cui comprando un prodotto Alexa le persone sarebbero state invogliate ad acquistare sempre più prodotti su Amazon. Come riportato a Insider da alcuni dipendenti, Amazon cerca di trarre guadagno quando le persone utilizzano i loro prodotti, non quando li comprano, motivo per cui i device erano venduti a prezzo di costo.

Lo spot 2021 di Alexa

Nonostante i cinque milioni di pezzi venduti nei primi due anni e i miliardi di interazioni registrate ogni settimana, la maggior parte delle conversazioni con i device sono state banali o irrilevanti. La maggior parte degli utenti, infatti, sfrutta Alexa per ascoltare musica, le previsioni del tempo o impostare un timer. Amazon non produce nessun profitto da interazioni di questo tipo.

Anche altri brand iniziano a produrre assistenti vocali

Inoltre, se al tempo del lancio Alexa era l’unico o il migliore assistente virtuale, col passare del tempo altri brand hanno iniziato a farsi largo nel mercato con la propria versione. Negli Stati Uniti, infatti, è Google Assistant ad avere il primato, seguito da Siri di Apple e Alexa che occupa il terzo gradino del podio.

Credit: Insider

È ormai chiaro, quindi, che Amazon non riesce ad ottenere profitti diretti dalla vendita e dalle interazioni con Alexa. I dati, però, segnalano che i device sono utili per informare gli utenti su altri prodotti venduti da Amazon e potrebbero inoltre essere il futuro dell’e-commerce.

Secondo Naji El-Arifi, Head of innovation di Wunderman Thompson Commerce, quando le persone saranno pronte e inizieranno ad acquistare tramite gli assistenti vocali, allora Alexa inizierà ad essere un’importante fonte di guadagno. Ormai nella maggior parte delle abitazioni è presente un’assistente vocale Alexa, motivo per cui quando la pratica dell’acquistare prodotti online tramite assistenti vocali diventerà popolare, le persone non penseranno di ordinare da un altro fornitore ma si rivolgeranno al device che possiedono da diversi anni e di cui “si fidano”, acquistando quindi direttamente da Amazon.

Alcune skills divertenti con Alexa

Per far sì che ciò avvenga, però, è necessario che Alexa sopravviva fino a quel momento. Non ci sono molte speranze, poiché il nuovo CEO di Amazon Andy Jassy non è molto protettivo nei confronti dell’assistente vocale, a differenza del fondatore del colosso Jeff Bezos, nonostante anch’egli avesse perso interesse nel progetto già nel 2020.

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Appassionata di lingue straniere e grande fruitrice di contenuti social, da vera Gen Z quale sono. Ho una passione per la scrittura che ho, però, iniziato solamente da poco a coltivare. L’interesse per il mondo della pubblicità nasce durante la scrittura della mia tesi di laurea nella quale ho analizzato le tecniche di traduzione dei testi pubblicitari. Chissà se qualcuno proverà mai a tradurre qualche mio testo…