Il Super Bowl non è più soltanto l’evento pubblicitario più importante dell’anno: è diventato un asset strategico che si vende con mesi di anticipo. Regolarmente. Disney ha annunciato di aver già esaurito tutti gli spazi pubblicitari per il Super Bowl LXI, oltre sei mesi prima del calcio d’inizio, coinvolgendo 58 marchi di 34 categorie merceologiche, 9 dei quali debuttanti. Il dato più interessante, però, non è il sold out. È il cambio di formato. Le aziende non acquistano più uno spot da 30 secondi, ma un ecosistema di visibilità che comprende ABC, ESPN, streaming, social, attivazioni dal vivo e integrazioni editoriali. Il Super Bowl diventa così il punto di partenza di campagne che vivono per settimane, se non mesi. Lo start. Anche un investimento che può arrivare a 10 milioni di dollari per mezzo minuto trova senso se inserito in una strategia crossmediale capace di moltiplicarne la portata. Si paga lo scatto allo sparo per avere sufficiente velocità lungo tutta la corsa (il football ci perdonerà la metafora atletica).
In ogni caso i grandi eventi sportivi dal vivo continuano ad aumentare il loro valore. Nell’impero dell’on demand, ciò che accade una sola volta e viene seguito in diretta è diventato il bene più raro e, di conseguenza, il più prezioso. Il germe di socialità moltiplicatrici.