Nottingham Forest, Lazio e Barcellona: quante storie dietro una maglia senza sponsor

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26 Novembre 2022
Silenzia il telefono

Il Nottingham Forest ha fatto il suo ritorno in Premier League e, paradossalmente, non ha venduto a nessuno lo spazio sulla propria maglietta. Come la squadra inglese, in passato, anche Lazio e Barcellona ma purtroppo la motivazione non è (quasi) mai il rispetto della tradizione e dei colori.

Ecco i Mondiali. Tutti vogliono (giustamente) boicottarli e alla fine tutti finiscono per parlarne e guardarli. Quello che interessa noi, però, sono le maglie da gioco e precisamente la bellezza delle divise delle Nazionali ancora simulacro scevro da ogni sponsor (chissà per quanto). Nel calcio moderno fanno sempre una certa sensazione però sarebbe sbagliato perdere totalmente la speranza di ripetere questa emozione cromatica anche nei club. Qualcuno che lo sponsor sulla maglia non l’ha messo c’è. Anche se le motivazioni sono, ma guarda un po’, anche lì commerciali.

La maglia del Nottingham Forest

Nottingham Forest, un club molto particolare

Spostiamoci in Inghilterra alla latitudine di Nottingham. Sì, esatto, quella della foresta di Robin Hood. Ma anche la città del Nottingham Forest (ca va sans dire) da poco tornata a calcare gli stessi palcoscenici del suo ruggente passato. È, tanto per dirne dell’originalità, l’unica squadra che in bacheca ha più Champions League che titoli nazionali (due nel 1979 e 1980 contro uno nel 1978): il tutto in anni dove solo vincendo il campionato partecipavi alla coppa dalle grandi orecchie. Ecco, il Nottingham Forest gioca senza sponsor sulla maglia.

Le immagini della storica vittoria in Coppa dei Campioni del Nottingham Forest

Perché il Nottingham Forest gioca senza sponsor?

Perché questa squadra ha fatto questa scelta proprio al ritorno in Premier League, contemporaneo Eden dorato dell’Europa calcistica? Il motivo, paradossalmente, è proprio commerciale e risponde alla necessità di non deprezzare quello spazio sacro. Poco prima dell’inizio della stagione il Forest aveva un accordo con il fornitore di caldaie e condizionatori Boxt dopo il fallimento di Football Index che era il precedente sponsor. Il Nottingham puntava ad ottenere molto di più e quando non c’è riuscito ha gelato (curioso per chi vende condizionatori) gli ex partner di Boxt cui non è rimasto altro che un’amara nota. “Siamo incredibilmente delusi di non lavorare insieme nella prossima stagione. Avevamo presentato un’offerta multimilionaria ma sfortunatamente il club ha voluto prendere una direzione diversa per la sponsorizzazione della parte anteriore della maglietta. Auguriamo a loro il meglio per la stagione del ritorno in Premier League”. (Gufata finale clamorosa: sono terz’ultimi e in zona retrocessione alla sosta.)

La festa per il ritorno in Premier League del Nottingham Forest

Iniziative benefiche? No anche a quelle…

Nel frattempo i tifosi del Nottingham Forest hanno chiesto alla società di concedere quello spazio per iniziative benefiche (un po’ come fece il Barcellona con la sacra camiseta nel 2006 con Unicef). Risposta? Picche anche per loro. Non resta che capire quale pesantissimo partner abbia per le mani la famiglia kuwaitiana Al-Hasawi proprietaria del club (e per il quale ha scucito 150 milioni sul mercato per accaparrarsi giocatori di categoria come l’ex atalantino Freuler).  

La presentazione di Freuler al Nottingham Forest

Il travaglio quinquennale della Lazio

Il caso del Nottingham Forest, comunque, non è isolato in Europa e non serve nemmeno ricorrere alla celebre scelta del Barcellona che, per anni, non volle nulla a sporcare la maglia (tranne Unicef). Salvo poi capitolare a fronte ai 125 milioni di euro della Qatar Foundation (ci risiamo) nel 2011. Dal 2009 e per quasi cinque stagioni la Lazio rimase con la maglietta biancoceleste praticamente intonsa salvo qualche collaborazione benefica (con la So.Spe. di Suor Paola), scambi merce con Paideia (che fornì assistenza sanitaria gratuitamente) oltre alla Regione Lazio che ha messo sul piatto 500.000 euro per la scritta in cinese in occasione della finale di Supercoppa Italiana. Poco chiari gli accordi con EdilEuropa che, forse, rientravano in operazioni immobiliari di interesse del presidente Claudio Lotito. Più che difesa della tradizione, insomma, in quel caso si trattò di difficoltà a vendere il prodotto. Quasi incomprensibile considerando che nello stesso periodo Montepaschi versava 13 milioni per supportare il Siena.

La Lazio con lo sponsor della Regione in cinese

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Una squadra che guarda all’Italia

Sempre la Lazio ha incontrato delle difficoltà appena usciti dalla pandemia e qui la ragione è anche nella vocazione del club. Il profilo biancoceleste, infatti, è molto rivolto al mercato interno: poca comunicazione in inglese e poca voglia di guardare all’estero. Questo, chiaramente, si riflette sull’appeal globale (se poi aggiungiamo un Sarri che vive costantemente certe coppe europee con fastidio il quadro è completo).

Un viaggio nelle maglie della Lazio

Quell’anno quando partirono in sette senza sponsor

Una situazione molto particolare (forse irripetibile) si verificò nel 2014 quando, ad agosto, al nastro di partenza della Serie A si presentarono addirittura sette squadre senza sponsor. Nel dettaglio Roma, Lazio, Frosinone, Genoa, Sampdoria, Palermo e Cesena. Un trionfo della tradizione, per carità, ma pure una prima spia di una competitività della nostra Serie A che aveva già imboccato la discesa della Streif. Anche in quel caso le difficoltà di vendita furono centrali con la Roma che fissò il prezzo a 15 milioni di euro e ricevendo offerte da 4 o 5 milioni. Addirittura la Fiorentina fu sedotta ed abbandonata da Mazda che preferì la squadra di rugby dei Kangaroos di Melbourne in Australia. Le altre? Piano piano si sono sistemate.

Le maglie della Roma senza sponsor

E oggi? C’è più stabilità

Oggi, va detto, la situazione è più rosea o quantomeno apparentemente più stabile (fatta eccezione per la tempesta perfetta che si è scatenata sull’Inter ma per motivi, in realtà, indipendenti dalla competitività nerazzurra sul mercato o dalle scelte societarie). Le sole a cambiare rispetto all’anno scorso sono state proprio l’Inter (passata da Socios a Digitalbits), il Bologna (da Facile Ristrutturare a Cazoo) e il Monza (che ha scelto Motorola per il battesimo in serie A). Tutte le altre hanno accordi all’insegna della continuità e questo è certamente un buon segnale per il nostro calcio. Con buona pace dei Mondiali. Dove, comunque, oltre allo sponsor sulla maglia non avremo neppure la maglia. Azzurra.

Ci leggiamo presto!

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Dicono che io faccia il giornalista ma in realtà inseguo solo da sempre la mia curiosità. Sollazzo e affanno perpetui. Ogni racconto ha il suo vestito: cerco di tagliarlo e cucirlo rendendogli semplicemente onore. Ironia e capacità di non prendersi troppo sul serio sono due bussole che tendo a non lasciare fuori dalla mia bisaccia.