Olimpiadi e pubblicità: 3 curiosità che forse non sapevi

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28 Luglio 2021
Silenzia il telefono
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Olimpiadi e pubblicità… no, tranquilli, nessuna rivelazione sensazionale o segreto inconfessabile su chissà quale complotto segreto, che vede coinvolti i geni del male del marketing olimpico e delle aziende di tutto il mondo. Più semplicemente alcune piccole indicazioni e curiosità da gustarsi, leggere e scoprire in queste giornate dalle forti connotazioni olimpiche. Perché come gli atleti che gareggiano arrivano da percorsi lunghi e lontani, anche il marketing e i Giochi Olimpici ne hanno dovuta fare di strada prima di imporsi a braccetto come forza attrattiva per brand e aziende.

Olimpiadi e storie, ce n’è davvero per tutti i gusti. Anche i palati della Gazzetta possono trovare pietanze a loro gradite, tutte rigorosamente dallo spiccato sapore di pubblicità, comunicazione e dintorni. Inevitabile ci sia anche questo aspetto in un evento che rappresenta di fatto la riunificazione di tutto lo sport mondiale una volta ogni quattro anni (questa volta cinque, per i ben noti motivi che non è il caso di stare a ribadire)

Un evento come le Olimpiadi porta con sè eccezionali opportunità di visibilità, attirando su di sé le attenzioni del mondo intero, pronto a tifare ognuno per i propri atleti, anche in discipline di cui forse, e non c’è vergogna nel dirlo, ci si ricorda solo quando vengono supportate dal fascino e dalla tradizione dei Giochi.

La storia olimpica è lunga e ricca di avvenimenti, curiosità e situazioni particolari, e quindi nel nostro stile vogliamo andare a rispolverare alcune tappe e momenti che hanno a che fare con la pubblicità e con le Olimpiadi.

DAI MECENATI ALLE AZIENDE SPONSOR DEI GIOCHI

100marche.net

I primi Giochi dell’era moderna non potevano che essere ad Atene, nel 1896. Per la prima edizione delle recenti Olimpiadi è difficile parlare di sponsor come li intendiamo noi oggi. Più corretto piuttosto descrivere una situazione in cui singoli signori particolarmente benestanti misero a disposizione alcune delle proprie risorse personali per sostenere la manifestazione.

Il sito del Comitato olimpico internazionale, in un documento specificamente riferito al marketing e alla pubblicità nel corso delle Olimpiadi datato 2011, mette alcuni punti fermi per orientarsi meglio: come detto già dal 1896 esistono forme di supporto e sponsorizzazione, nell’edizione del 1928 ad Amsterdam invece arriva la prima sponsorizzazione riconoscibile a livello mondiale (tra poco vi diciamo di chi si tratta), mentre è dai Giochi di Helsinki del 1952 che per la prima volta viene lanciato un programma olimpico internazionale di marketing.

IL PRIMO VERO SPONSOR DELLE OLIMPIADI

twitter.com

Chissà non abbia influito anche questo nella conoscenza mondiale di Coca Cola, fatto sta che può essere definita la prima azienda riconoscibile come brand a legare con forza il proprio nome a quello dei Giochi Olimpici. Il sito italiano della bevanda dalla veste rossa rimarca questo legame storico: è infatti dai Giochi di Amsterdam nel 1928 che il nome di Coca Cola compare sempre e senza interruzioni tra quelli degli sponsor che affiancano la manifestazione sportiva totale per eccellenza.

Un rapporto destinato ad andare avanti e sfondare il muro dei cento anni. Il rinnovo della partnership con il Comitato Olimpico Internazionale durerà fino al 2032 e renderà Coca‑Cola il partner più longevo della storia olimpica, con 104 anni consecutivi di sponsorizzazione a cinque cerchi.

LONDRA 1908, PRIMI GIOCHI CON SPONSOR

pinterest.co.uk

Per trovare però le prime sponsorizzazioni vicine alla definizione che daremmo noi oggi bisogna scavare nel tempo fino al 1908 e all’edizione dei Giochi di Londra, prima città della storia a ospitare tre edizioni dei Giochi con le aggiunte del 1948 e del 2012. In quelle Olimpiadi, infatti, ecco Oxo che, come ricorda il sito ufficiale dell’azienda, fornisce agli atleti impegnati nella gara olimpica per eccellenza, la maratona, bevande fortificanti per sostenerli nel loro sforzo. Non solo Oxo, però, perché a Londra si videro anche altre aziende protagoniste, come il colluttorio Odol e Indian Foot Powder con i suoi prodotti contro i cattivi odori dei piedi.

LA PRIMA MASCOTTE DEI GIOCHI OLIMPICI

barcalcio.net

Le mascotte sono un’altra di quelle notizie quasi più vicine a curiosità che attirano sempre e comunque l’attenzione. Ogni grande evento ha il proprio simbolo, utile per essere immediatamente riconoscibile con rapidità e immediatezza, concetti da sempre importanti per marketing e comunicazione, figurarsi nell’era dell’immediatezza social. Il primato della prima edizione dei Giochi con Mascotte va a quella di Monaco, nel 1972.

Sempre il sito del Comitato Olimpico Internazionale ricostruisce storia e curiosità di Waldi. “È un bassotto, animale molto popolare in Baviera, famoso per resistenza, tenacia e agilità. La mascotte sfoggia svariati colori: la testa e la coda sono azzurri, il corpo è a strisce con almeno tre dei colori Olimpici. Waldi è nato il 15 dicembre 1969 a una festa di Natale del Comitato organizzatore dei Giochi di Monaco, dove ai partecipanti venivano consegnati pastelli, fogli di carta e argilla da modellare con cui produrre i loro disegni per la mascotte.

Waldi aveva un alter ego della vita reale, un cane chiamato Cherie von Birkenhof, che il presidente del Comitato organizzatore dei Giochi di Monaco, Willi Daume, aveva dato al presidente della International Sports Press Association (AIPS), Félix Lévitan, nel 1970”

Insomma, il vostro programma olimpico è già bello che stilato: gare, emozioni, medaglie e ad accompagnarvi i racconti e le storie della Gazzetta!

Ci leggiamo presto!

Sempre più grandi, grazie a Te.

Cara lettrice e caro lettore, se fai parte delle quarantamila persone che ogni mese sceglie di leggere La Gazzetta Del Pubblicitario per informarsi, arricchirsi o divertirsi, questa lettera è per te…

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Giornalista professionista, tra ufficio stampa e articoli qua e là. Scrivo per Forbes.it, ho scritto su Corriere della Sera-Lombardia, sportmediaset.it e La Provincia di Como. Premio giornalistico Angelo Agostini 2018. Ingenuamente, o forse no, penso che lo sport sia la scusa più bella per provare a capire il mondo!

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