Meta ha una strategia milionaria per rovinare la reputazione di TikTok

Avatar photo
7 Aprile 2022
Il tempo di un caffè
+ -

Meta, per le sue abitudini, non sta attraversando uno dei migliori momenti di una storia che, per quanto giovane anagraficamente, ha avuto un impatto enorme sulla vita del mondo intero. I numeri di utenti in calo per la prima volta da quando Facebook è dilagato tra le mani, e le tastiere, di miliardi di persone e uno scoop del Washington Post rivelano come le preoccupazioni di Zuckerberg e dintorni nei confronti di TikTok non siano solo le paranoie di qualche analista troppo scrupoloso, ma una questione strategica all’interno dell’azienda. Di qui, contromisure estreme. Ve ne parliamo nell’articolo di oggi.

Meta potrebbe presto aggiungersi alla lunga schiera di giganti mondiali a non avere particolare simpatia per il lavoro giornalistico portato avanti dal Washington Post (quelli dei documenti dello scandalo Watergate da cui è stato tratto il film “Tutti gli uomini del presidente”). In un articolo pubblicato lo scorso 30 marzo dal quotidiano americano si legge infatti: “La società madre di Facebook Meta sta pagando una delle più grandi società di consulenza repubblicane del paese per orchestrare una campagna nazionale che cerca di rivoltare il pubblico contro TikTok“. Righe tali da mandare completamente per aria le giornate degli uffici legali e di comunicazione che fanno capo a Zuckerberg.

L’inchiesta del Washington Post da cui tutto è partito. Image credits: Washington Post

PER META TIKTOK È UN “PERICOLO PER I BAMBINI”

La notizia naturalmente ha avuto un’eco immediato e mondiale: il più grande e popolare, almeno fino a oggi, social network della storia dell’uomo sborsa grandi quantità di denaro per far apparire un rivale (agli occhi di suoi potenziali utenti e non solo) come uno strumento nocivo soprattutto nelle fasce d’età dei giovanissimi. Insomma, una sorta di male totale a tinte digitali da cui stare alla larga.

Il racconto del Washington Post non è basato su illazioni, gole profonde, spifferi o sussurri. Nell’articolo si citano mail interne condivise dai team di Meta e dell’agenzia al lavoro su questo dossier, con l’obiettivo di “ritrarre l’app in rapida crescita, di proprietà della società con sede a Pechino ByteDance, come un pericolo per i bambini e la società americani

“SIAMO ORGOGLIOSI DEL LAVORO CHE ABBIAMO SVOLTO”

In Italia, tra gli altri, il Corriere della Sera ha ripreso questa notizia e in un articolo a firma di Martina Pennisi ha anche riportato la posizione ufficiale di TikTok, che in una nota inviata alla redazione ha detto: “Ci preoccupa profondamente che la sollecitazione di media locali attorno all’esistenza di presunti trend, che non trovano riscontro in piattaforma, possa causare danni concreti nel mondo reale”

Di ben altro avviso invece i commenti che sul proprio profilo Twitter ha postato Zac Moffat, amministratore delegato dell’agenzia coinvolta in questo affare di pressioni, campagne di discredito e trappole mediatiche non casuali: “La storia del Washington Post non solo caratterizza erroneamente il lavoro che svolgiamo, ma i punti chiave sono semplicemente falsi (…) Siamo orgogliosi del lavoro che abbiamo svolto per evidenziare i pericoli di TikTok

Zac Moffat, CEO di Targeted Victory, l’agenzia coinvolta da Meta. Image Credits: Targeted Victory

Tra preoccupazioni e orgogli, la questione che emerge da questa singola vicenda ha naturalmente più angolazioni e più possibilità di lettura e interpretazione. Tra queste c’è sicuramente quella che vuole cercare di far notare come l’inquietudine che aleggia dalle parti di Meta per la perdita del monopolio assoluto sul mercato dei social media sia molto più concreta di quanto non si potesse sospettare dall’esterno. Investire somme importanti per cercare di mettere in cattiva luce uno dei nuovi e più aggressivi protagonisti della scena social mondiale, TikTok, è segnale di una situazione che dalle parti di Menlo Park hanno la sensazione stia sfuggendo di mano.

I numeri in calo di Facebook presentati da Meta, credit photo: wired.it

Non si tratta più, o non solo, di capire che cosa provare a fare per mantenere una posizione dominante che a un certo punto sembrava inscalfibile, o al massimo gestibile con acquisizioni mirate di chi aveva mostrato capacità interessanti e potenzialmente pericolose (Instagram su tutti). Si tratta di una preoccupazione strategica che si concretizza in una campagna altrettanto tangibile che deve portare a effetti risultati che non siano soltanto teorici

Fino a quando si tratta di discorsi tra analisti, considerazioni accademiche, o riflessioni saggistiche, si resta in un piano di riflessione e approfondimento teorico in un dibattito come quello sui social media che ha caratterizzato e continuerà ad essere riferimento per tutto l’eco sistema digitale. Se invece si finisce in mezzo a investimenti perlomeno ambigui, piani opachi e mail dai toni poco concilianti ,ecco che lo scenario si arricchisce improvvisamente di ombre e sospetti diffusi.

Ci leggiamo presto!

Sempre più grandi, grazie a Te.

Cara lettrice e caro lettore, se fai parte delle quarantamila persone che ogni mese sceglie di leggere La Gazzetta Del Pubblicitario per informarsi, arricchirsi o divertirsi, questa lettera è per te…

Image credits cover: techprincess.com

Avatar photo
Giornalista professionista, tra ufficio stampa e articoli qua e là. Scrivo per Forbes.it, ho scritto su Corriere della Sera-Lombardia, sportmediaset.it e La Provincia di Como. Premio giornalistico Angelo Agostini 2018. Ingenuamente, o forse no, penso che lo sport sia la scusa più bella per provare a capire il mondo!

Potrebbe piacerti anche

+ -
+ -
+ -
Questo sito utilizza cookie tecnici e di profilazione. Cliccando su accetta si autorizzano tutti i cookie. Cliccando su rifiuta o chiudendo il banner si rifiutano tutti i cookie. Cliccando su personalizza è possibile selezionare quali cookie attivare.
Cerca tra gli articoli
Control Center
Dark mode
Segnalibri
Notifiche
Cookies

Ehi lettore!

Tutte le domeniche alle 09:00 quasi 3.000 iscritti ricevono la nostra newsletter settimanale.

Cosa contiene? Un recap del meglio della settimana che potresti aver perso e 2 speciali inediti direttamente dalla nostra redazione. Un ambiente più intimo per chi vuole approfondire le tematiche dell’advertising. Unisciti a colleghi e appassionati e accompagna nel modo giusto la tua tazza di caffè.

Ti aspettiamo dentro!

Cliccando su ISCRIVITI acconsenti al trattamento dei dati personali ai sensi del Reg. UE 2016/679 (GDPR)
E come sempre, ci leggiamo presto!
Grazie per essere entrato nel pianeta Gazzetta! Ci leggiamo Domenica!

Ehi lettore!

Prima di migrare verso altri siti, vorremmo ringraziarti di essere passato da qui.

Se ti è piaciuto l’articolo e non vuoi perderti i prossimi, puoi iscriverti alla nostra newsletter con un semplice passaggio qui sotto!

Sì, hai capito bene, la nostra newsletter arriva una volta alla settimana, ogni domenica.

Cliccando su ISCRIVITI acconsenti al trattamento dei dati personali ai sensi del Reg. UE 2016/679 (GDPR)
E come sempre, ci leggiamo presto!

Focus

Ragione e sentimento, matematica e grandi intuizioni: il marketing come non ve lo hanno ancora raccontato.

Il canale di comunicazione del XXI secolo è un ecosistema sempre più vasto. Proviamo a renderlo più familiare facendo chiarezza.

Senza una punta di genio la pubblicità sarebbe solo cronaca. Fortunatamente, il mondo dell’advertising abbonda di effetti speciali, colori e grandissime menti!