L’importanza della noia nella vita di un creativo di professione

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12 Gennaio 2023
Tocca mettersi comodi

Temuta, evitata, biasimata, la noia è uno stato psichico di grande importanza, soprattutto per chi ogni giorno è chiamato a rincorrere idee originali come appunto un pubblicitario. Ecco perché ogni creativo dovrebbe ritagliarsi qualche momento di dolce far nulla: a svelarcelo sono le neuroscienze.

Un blocco creativo è un gran guaio in un’industria in cui la produzione di buone idee deve avvenire in modo seriale, continuativo, vincolato a scadenze stringenti e agli umori di decision maker e committenti. Il dibattito su cosa sia esattamente la creatività – almeno sotto un punto di vista strettamente definitorio – è aperto, e non è riuscito a produrre una definizione univoca fin da che cominciarono a occuparsene pensatori del calibro di Ralph Waldo Emerson e Sigmund Freud.
Se non siamo ancora arrivati a ghermire la definizione che metta tutti d’accordo, siamo però più o meno consapevoli di cosa avvenga esattamente nel panorama elettrochimico delle nostre menti poco prima di quell’eureka che finalmente schiarisce la nebbia. E capirlo può aiutarci a comprendere come agire quando i tempi stringono e tutte le idee che ci passano per la testa sembrano dozzinali o inadatte.

La formula neurochimica della creatività

La serotonina e la dopamina sono due neurotrasmettitori così famosi da essere usciti dai manuali di neurofisiologia per entrare prepotentemente nell’immaginario di massa. Dedicatari di canzoni, libri e film è quasi universalmente noto che queste due molecole siano il trigger alla base di tutte quelle emozioni positive che rendono la vita umana un’esperienza piena e soddisfacente: dal benessere alla calma, dalla gioia fino a risvolti cognitivi meno menzionati ma ancor più centrali nella funzionalità sociale di un individuo. La dopamina, ad esempio, contribuisce a rendere la nostra mente una straordinaria macchina da problem solving, aumentando la concentrazione e la produttività.
E non ultimi, serotonina e dopamina sono alla base della formula “alchemica” della creatività. Gli studi di settore abbondano di prove sperimentali di questa relazione, ma la fonte che andremo a citare è particolarmente rilevante; il ricercatore coinvolto – Baba Shiv – non è un medico ma è uomo di marketing. Neuromarketing, per la precisione, stando alla sua bio sul sito dell’Università di Standford, che lo definisce attivo nell’area delle neuroeconomics, con particolare enfasi al ruolo delle strutture neurali in correlazione alle emozioni nei processi esperienziali e decisionali.

Baba Shiv. Image credits: Standford University

Shiv e la sue équipe di ricerca già nel 2015 cercarono di determinare quali interruttori chimici accendessero la lampadina di una buona idea: la risposta stava proprio in un blend di serotonina e dopamina. E qui entra in gioco il primo di una serie di fatti di grande interesse: sebbene i due neurotrasmettitori siano responsabili di reazioni analoghe nel sistema nervoso centrale, il loro scopo evoluzionistico non è totalmente sovrapponibile.
La serotonina infatti induce uno stato di calma, benessere e tranquillità, riducendo l’angoscia. Non è un caso che squilibri nel sistema serotoninergico portino al determinarsi di quadri depressivi, e che la più popolare classe di antidepressivi al mondo (i cosiddetti SSRI) impedisca al cervello del malato di smaltire troppo rapidamente la molecola. La dopamina, similmente, determina uno stato di profondo benessere ma accelera le funzioni cognitive inducendo uno stato di ferrea concentrazione.
Quando esiste un equilibrio dinamico tra questi due trasmettitori, allora la mente umana entra in una modalità che Shiv definisce una condizione in cui la persona è calma, concentrata e mentalmente eccitata. Sul fondo del bicchiere di questo cocktail neurochimico, si nascondono il copy wow che state cercando per un brief da giorni, la trovata einsteiniana della relatività, l’idea di nobilitare un orinale a opera d’arte e qualunque atto inventivo che la nostra specie abbia prodotto dall’invenzione della ruota a oggi.

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L’idea dell’anno ogni giorno? Non chiedetelo al cervello umano

Tutto scientifico, logico e consequenziale, eppure questo stato di trance creativa ha anche un lato oscuro: la sua estrema fragilità. Sempre Shiv, viene da sospettare quasi volontariamente, tratteggia un quadro in cui questa congiunzione biologica non riesce a verificarsi appieno e c’è da dire che somiglia in tutto e per tutto alla quotidianità di un creativo di professione.
Lo stress, ad esempio, è un formidabile inibitore della produzione di serotonina, in quanto induce il nostro corpo a creare grandi quantità di cortisolo, suo naturale antagonista. L’insonnia, che dello stress può essere tanto causa quanto conseguenza, è ancor più dannosa – tanto quanto fattori come la sedentarietà o un’alimentazione sommaria e sbilanciata.

Image credits: Repubblica

Quello che dirime il creativo hobbistico da quello professionale è forse la capacità di inquadrare estro ed inventiva in flussi e processi aziendali, eppure sembra emergere un quadro inquietante: la necessità di produrre grandi quantità di output creativi mette il cervello umano nelle condizioni di realizzarne di qualità sempre più scarsa, in una relazione di proporzionalità inversa. Così espresso sembra un algido teorema, che tuttavia avrete vissuto sulla vostra pelle in decine di situazioni di totale “burn out e tabula rasa”.

Tuttavia, le neuroscienze ci tornano in aiuto, perché anche nelle condizioni logoranti in cui usualmente un creativo è chiamato a lavorare esiste un antidoto per sospingere la mente in quel particolare stato in cui vedono la luce le grandi trovate. E dimenticatevi dettami da business motivator come svegliarsi alle cinque per il saluto al sole o il bizzarro proposito di acquistare smart drugs sul deep web. Tutto quel che dovete fare è letteralmente annoiarvi.

Come imparare a rendere la noia presupposto di creatività

Vituperata dai talebani delle quindici ore di lavoro quotidiano e generalmente guardata con sospetto in qualunque società capitalista, la noia svolge una funzione cerebrale fondamentale. Per dirla con le parole di Sandi Mann, dott.ssa dell’Università britannica del Lancashire, la noia non è altro che ricerca di stimolazione neurale insoddisfatta.

In pillole, le testi sperimentali della dott.ssa Mann

Il cervello, in un momento di noia, entra insomma in uno stato di irrequieta ricettività, ricercando quei nuovi stimoli che sono il terreno più fertile per le buone idee. Scavando nell’attività sperimentale di Mann emerge però un’accezione di noia ben precisa: non l’inazione e il fissare proni sul letto il soffitto di casa, bensì lo svolgere un’attività iterativa e a basso consumo di risorse psichiche. Nel caso dell’esperimento più citato, trascrivere da una rubrica all’altra una serie di numeri telefonici, ma una passeggiata all’aria aperta su un tragitto conosciuto può essere un’ottima alternativa.
Il gruppo di studenti che aveva svolto quest’attività macchinale e ripetitiva è stato poi posto di fronte a una tazza di plastica ed è stato interrogato su quanti utilizzi potesse avere l’oggetto, mentre la stessa domanda è stata posta a un altro gruppo che aveva passato lo stesso lasso di tempo svagandosi o lavorando. Indovinate chi ha avuto le idee più brillanti a riguardo?

Uno dei grandi problemi, oltre al citato stigma sociale nei confronti dell’otium contemplativo, è che la mente umana rifugge naturalmente la noia. Come riportato dai colleghi di Torcha, annoiarci ci piace così poco che, secondo una ricerca pubblicata su Science, il 46% di un campione di volontari avrebbe preferito somministrarsi scosse elettriche a basso voltaggio anziché rimanere fermo a pensare per lunghi momenti. Smartphone e social network fanno il resto: con uno screen time medio di 4,2 ore al giorno, inquiniamo sempre di più il nostro panorama cognitivo con un continuo bombardamento di stimoli.

Screen time medio negli ultimi tre ani in vari Paesi del mondo. Image credits: HD BLOG


L’igiene mentale e il buonsenso, insomma, possono rivelarsi estremamente importanti per ricavare un rifugio, un’intercapedine tra una task in agenda e la cena da preparare per dedicarsi a sé stessi, e costruire nella decompressione il mindset per la buona idea del giorno successivo.
Annoiarci oggi per performare meglio domani sembra, insomma, un’ottima forma di routine.

Ci leggiamo presto

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Editor e copywriter, ho scoperto che le parole erano tutto ciò che avevo: ho cercato quindi di farne il mio lavoro. In principio più orientato verso l'adv tradizionale, ho scoperto quanto la comunicazione digitale possa essere elettrizzante: sto facendo il possibile per portarmi in pari, spiando dal buco della serratura di tutte le pagine corporate che trovo!